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Il Napoli contro la squadra più odiata della Germania. Soldi, potere e tanti fischi


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Pubblicato nella sezione Coppe
Il Napoli contro la squadra più odiata della Germania. Soldi, potere e tanti fischi

Le accuse di "squadra imperialista" hanno un effetto amplificato per un club che gioca in una città dell'ex Germania Est, dove i tifosi amavano una squadra che si chiamava Lokomotive.


Articolo tratto da DiarioPartenopeo.it a firma di Gaetano Capaldo: C'era una volta il calcio della Guerra fredda. Il calcio delle partite di Coppa Uefa in differita, contro le squadre al di là della Cortina di ferro. Sfide giocate in campi freddi, cupi, con l'esercito sugli spalti e l'acqua fredda nelle docce degli spogliatoi. Eppure quel calcio era romantico. Era uno dei pochi sfoghi nelle grigie vite di chi nasceva al di là del muro. Portava allo stadio migliaia di persone con colpi d'occhio impressionanti. Quando a fine anni Ottanta inizia a spirare sull'Europa il vento del cambiamento, che porterà di lì a poco alla disgregazione della Patto di Varsavia, in Germania Est si giocano le ultime stagioni della Oberliga, il campionato nazionale della Ddr. La stagione 1988 qualifica alla Coppa Uefa la Lokomotive di Lipsia. Una buona squadra, capace di arrivare alla finale di Coppa delle Coppe solo due anni prima. Il primo turno oppone i tedesco-orientali agli svizzeri dell'Aarau, un avversario abbordabile, che viene superato in scioltezza. La sfida successiva è contro il Napoli di Maradona. Dopo l'uno a uno in casa, la Lokomotive soccombe due a zero al San Paolo. Sarà l'ultima partita in Europa della squadra dei ferrovieri di Lipsia.


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Pochi mesi dopo crolla il muro di Berlino. Le immagini del popolo tedesco che si riabbraccia sono il simbolo del mondo che sta cambiando. La riunificazione della Germania avviene sotto il profilo calcistico nel 1990. La Lokomotive, nella Germania unita, non ha possibilità di far parte dell'elite del calcio. Fa parte dell'ex Ddr, una regione in cerca di riscatto, e non ha i fondi per misurarsi con i ricchi club della Bundesliga. Finisce così nella Nofv-Oberliga, un campionato regionale creato per tutti i club che fecero grande il calcio della Germania Est. Lipsia, città da 300mila abitanti, resta fuori dal calcio che conta, fino al 2009 quando il colosso Red Bull acquista la licenza sportiva dello Sportverein Markranstadt, un club di quinta divisione, trasferendola in città. Lo strapotere economico rende la squadra inarrestabile. In soli otto anni la Red Bull Lipsia passa dalla quinta divisione al secondo posto in Bundesliga alle spalle del Bayern Monaco.


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La risalita, però, non viene accolta dagli applausi degli avversari. Anzi. Gli stadi di tutta la Germania fischiano duramente la Red Bull Lipsia ad ogni partita. Non perdonano al club di essere fondato esclusivamente sul capitale della multinazionale che la sponsorizza. I biancorossi, per i tifosi tedeschi, non sono altro che una squadra senza storia che esiste solo per volere di un colosso. Le accuse di "squadra imperialista" hanno un effetto amplificato per un club che gioca in una città dell'ex Germania Est, dove i tifosi amavano una squadra che si chiamava Lokomotive. La scorsa stagione, nonostante il secondo posto, è stata un vero golgota per la formazione di Lipsia. E anche quest'anno i tifosi tedeschi non fanno nulla per nascondere il proprio odio contro l'ex matricola terribile. Il sorteggio di Europa League ha opposto la Rb Lipsia al Napoli. Gli azzurri torneranno dopo quasi trenta anni allo Zentralstadion. Ma non troveranno il gigantesco impianto da centomila spettatori, di architettura comunista, che vide in azione Maradona e compagni. Al suo posto c'è un nuovissimo stadio con tutti i confort. Anche il nome è cambiato: Red Bull Arena, in ossequio al ricco sponsor. Nulla è rimasto del calcio che fu.


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