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Il Fair-play finanziario esiste. Ecco le prime vittime


Carmine Vertaglio,
Pubblicato nella sezione Coppe
Il Fair-play finanziario esiste. Ecco le prime vittime

E fu così che si passò dalle parole ai fatti. E' infatti arrivata a sorpresa la sentenza da parte del collegio consultivo della Commissione per il controllo finanziario dei club Uefa (Cfcb).


E fu così che si passò dalle parole ai fatti. E' infatti arrivata a sorpresa la sentenza da parte del collegio consultivo della Commissione per il controllo finanziario dei club Uefa (Cfcb) che ha decretato le prime storiche sanzioni per otto dei nove club messi sotto osservazione nei mesi antecedenti all'emanazione della sentenza stessa. Le società in questione sono il Malaga, l'Hajduk Split, un altro club croato l'Osijek, il Rapid Bucarest, la Dinamo Bucarest, il Partizan Belgrado, il Vojvodina e l'Arsenal Kyiv. Le prime sei sono state escluse dalla partecipazione alla prossima competizione Uefa mentre le ultime due se la sono invece "cavata" con ammende di importo pari a 10000 e 75000 Euro. La motivazione che ha spinto la commissione a prendere questa decisione è la stessa per tutte e otto le società e cioè è stata constatata la presenza di ritardi significativi nei pagamenti.


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Ricordiamo che secondo quanto detto dal presidente della Uefa Michel Platini, nonchè primo promotore del progetto "Fair-play finanziario ",le società,a partire dal 2011 fino ad arrivare ad inizio stagione 2014, verranno monitorate sulla base di tre punti fondamentali: 1) Nessuna presenza di debiti arretrati verso altre società, dipendenti e/o autorità. 2) Fornitura di informazioni finanziarie che riguardano il futuro,quindi redazione di un bilancio previsionale. 3) Obbligo di pareggio di bilancio. L'obiettivo del progetto è quello di indurre le società ad estinguere i debiti pregressi e a seguire una politica di auto-sostentamento finanziario, soprattutto nel lungo termine,senza fare ricorso a massicci e frequenti apporti di capitale ad opera di proprietari ultramiliardari che, come successo in passato,coprivano temporaneamente le perdite di bilancio accumulate nel corso degli anni. L'idea è nata proprio da casi concreti, vedi il Real Madrid, in cui ci si è accorti che le disparità tra club moderni dipendevano sempre più da fattori economici invece che sportivi.


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Riallacciandoci al discorso di prima si può aggiungere che tra le società presenti in questa "black list", sicuramente quella che desta più attenzione è la società di proprietà dello sceicco Al Thani, vale a dire il Malaga. Il Malaga è stato infatti escluso dalla partecipazione alla prossima competizione Uefa alla quale dovesse qualificarsi nelle prossime quattro stagioni. Motivo della condanna è il mancato pagamento di tutte le pendenze fiscali e degli stipendi dei calciatori. Inoltre,la squadra spagnola sarà esclusa per un ulteriore competizione Uefa se non dimostrerà,entro il 31 marzo 2013, di non avere debiti nei confronti di altri club,di tesserati e del Fisco spagnolo, in conformità con il Regolamento delle licenze dei club e del fair-play finanziario. Il club è stato anche costretto a pagare un'ammenda di euro 300mila ma è chiaro che in questi giorni la società farà appello e cercherà di utilizzare tutti i mezzi a disposizione per difendersi da una sentenza giudicata dai dirigenti malaghesi sproporzionata e ingiustificata. Vedremo in questi giorni come la situazione si evolverà ma appare abbastanza evidente il messaggio che la Uefa vuole dare con fermezza ad un settore sempre più dominato dallo strapotere incontrastato di pochi presidenti. Basta con le iniezioni temporanee di liquidità a copertura delle perdite da parte delle proprietà e quindi con le spese folli che altro non fanno che aumentare il divario tra le squadre, rendendo il settore meno competitivo e quindi facendo perdere l'essenza dello sport stesso. Via libera invece a progetti a lungo termine che indirizzano le società verso una conduzione più responsabile e che più rispecchiano i valori di questo sport. Si apre così per il nostro calcio un nuovo scenario in cui la presenza di comportamenti responsabili, etici e equi potrà conciliare al meglio la passione sportiva e la ragione economica, due concetti da tempo non complementari tra loro.


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