Al Maradona si è risentito un "suono" che mancava da un po'. E che è dedicato ai veri campioni

I tifosi del Napoli sono da sempre amanti della giocata fine, sublime, del colpo magico in grado di far venire fuori la vera anima di questo sport.
Quando i bambini fanno "Oh". Che meraviglia, che meraviglia. Ma che scemo vedi però, però. E mi vergogno un po' perché non so più fare "Oh". Il calcio è bello perché per certi aspetti ci lega al lato bambino che in noi, alla voglia di stare in strada a giocare con gli amici.
E lo stupore per la giocata sublime, ha da sempre lo stesso "suono". Ed è proprio quell'"Oh" che canta Povia. Anche allo Stadio Maradona, quando in campo c'era Diego, il pubblico quasi sempre emetteva quel collettivo "Oh" perché consapevole che qualcosa poteva accadere di bello da un momento all'altro. Negli anni dopo El Pibe de oro quel "suono" si è sentito ancora un po' per Careca, poi per Zola, qualche volta per Di Canio e successivamente per Schwoch.
Poi abbiamo dovuto aspettare l'arrivo di Lavezzi ed Hamsik, quindi Cavani ed Higuain ed infine Kvaratskhelia ed Osimhen prima di Neres. Ieri è toccato a Vergara: quando ha preso palla e ha puntato l'area del Chelsea, il pubblico del fu San Paolo ha emesso lo stesso "suono" che ha toccato il punto più alto con la ruleta che precede il gol di sinistro. E' presto, ma quell'Oh" viene prodotto naturalmente solo in presenza di grandi campioni o comunque di calciatori in grado di lasciare il segno.






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