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Urge rivoluzione nel calcio italiano. I dati che confermano la grande crisi

Abbiamo analizzato dati di tecnologia applicata al calcio. Il movimento italiano appare in ritardo rispetto agli altri competitor. Urge un'autentica rivoluzione nella cultura calcistica del Belpaese.


Alessandro D'AriaAlessandro D'AriaMatch Analyst

09/04/2026 15:32 - Campionato
Urge rivoluzione nel calcio italiano. I dati che confermano la grande crisi
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Ennesima figuraccia del calcio italiano a livello internazionale, a tenere banco nei dibattiti calcistici è senz’altro il tema del futuro tecnico della Nazionale maggiore di calcio. Tuttavia, porre il focus su tale tematica, ancor prima di avere chiaro il quadro riorganizzativo a livello federale e prescindendo da ciò che da ormai 20 anni si osserva sui campi di calcio, costituisce reiterazione dell’errore di valutazione già più volte commesso negli ultimi due decenni.

Breve analisi storica del calcio italiano del recente passato

Se andiamo a ritroso, nel recente passato, dopo la vittoria dei Mondiali del 2006, la nostra nazionale, ove si eccettui la finale persa nell’europeo del 2012 – sonora sconfitta contro la Spagna per 0-4 – e la vittoria, episodica, del titolo europeo nel 2020, ha collezionato delusioni a ripetizione, saltando per mancata qualificazione le edizioni dei campionati mondiali del 2018, 2022 e 2026. Se allarghiamo il campo di osservazione al livello di squadre di club, il quadro non risulta molto più roseo. Risale al 2006/07 l’ultima Champions League vinta da una squadra italiana – il Milan – mentre 2 sono le UEFA Europa League conquistate, una nel 2009/10 dall’Inter e l’altra nel 2023/24 dall’Atalanta, successi intervallati dall’affermazione della Roma nella Conference League del 2021/22. In totale, dunque, anche se va registrato che per ben 3 volte le nostre squadre hanno perso la finale di Champions – 2014/15 e 2016/17 la Juventus e 2022/23 l’Inter - nell’ultimo ventennio sono solo 4 i trofei europei vinti dalle nostre squadre. Un’autentica miseria, se paragonati a quelli delle squadre spagnole e inglesi.


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La Spagna si è aggiudicata la massima competizione per ben 11 volte, grazie soprattutto a Real Madrid e Barcellona, ma vanta anche 10 titoli UEFA Europa League, con apporto di Siviglia e Atletico Madrid. Completano il Palmares iberico le 10 Supercoppa europea, per un totale di ben 31 titoli europei negli ultimi 20 anni. L’Inghilterra, da par suo, ha raccolto 6 vittorie in Champions League, 3 in Europa League e una in Conference League, alle quali vanno aggiunte le 4 in Supercoppa europea, per un totale di 14 trofei europei in bacheca.

palmares club

LE METRICHE CERTIFICANO LA NECESSITA’ DI UNA RIVOLUZIONE CALCISTICA

Abbiamo analizzato uno studio svolto da Soccerment, startup italiana di tecnologia applicata al calcio che usa dati, intelligenza artificiale e sensori per analizzare le prestazioni di giocatori e squadre. 

 La grafica che riporta lo studio menzionato, evidenzia in modo piuttosto chiaro dove la Serie A è in ritardo rispetto alle altre big europee (Premier, Liga, Bundesliga, Ligue 1). Il dato più interessante – calcolato sulla media degli altri 4 top campionati europei -  è che il gap non è uniforme, ma si concentra soprattutto su alcune aree chiave del gioco moderno.

gap realizzativo

PROBLEMA PRINCIPALE: PRODUZIONE OFFENSIVA

I ritardi più marcati riguardano le reti realizzate (-14.3%), la % conversione in gol (-12.8%), gli xG su azione (-11.8%) e gli xG totali (-10.4%). In sostanza, la Serie A crea meno occasioni e le sfrutta peggio. In grafica evidenziamo il gap relativo alla media gol realizzata nel nostro campionato rispetto alle altre 4 top leghe.

serie a ritardo

MANCANZA DI INTENSITÀ E AGGRESSIVITÀ

Altri indicatori critici sono relativi ai fattori di intensità e di aggressività. L’efficacia nel pressing - BDP - (-10.6%), gli intercetti (-11.5%) e i contrasti vinti (-8.9%), confermano che le squadre italiane sono meno aggressive senza palla, recuperano meno palloni in zone alte e quindi attaccano meno in transizione (oggi fondamentale). Questo conferma il gap rispetto, ad esempio, alla Premier League, dove il pressing è centrale.

MINOR QUALITÀ NEL GIOCO COMBINATIVO

Il dato più emblematico è quelli degli Uno-due (-17.8%), il peggior gap tra tutte le metriche prese in esame, a certificare meno gioco rapido nello stretto, meno fluidità offensiva e meno capacità di rompere difese organizzate. Questo è un punto in cui, ad esempio, la La Liga resta superiore.

ANCHE I FONDAMENTALI OFFENSIVI SONO SOTTO MEDIA

I tiri in porta (-6.6%), la precisione al tiro (-5.4%) e i tocchi in area (-7.2%), sono tutti dati che spiegano come non si tratti solo di un problema di finalizzazione, ma

è proprio un problema di arrivare bene in area.

IL DATO MENO PREOCCUPANTE (MA COMUNQUE NEGATIVO)

Il dato sui Passaggi totali (-4.1%) risulta quello in cui il gap è più contenuto e testimonia come la Serie A sappia ancora gestire il possesso, seppur spesso meno verticale e meno incisivo.

Conclusione

Combinando i dati relativi alla storia degli insuccessi degli ultimi 20 anni con lo studio dei parametri che abbiamo provato a illustrare, si comprende come il calcio italico sia ormai debole nell’intensità e poco produttivo offensivamente. Un gap che deriva da fattori strutturali: ritmo più basso - meno pressing, meno transizioni -, approccio più prudente - meno uomini in area, meno rischi -, meno qualità offensiva media

- differenza nei singoli rispetto ai top club esteri -. Riflessioni pertinenti che lasciano comprendere come la scelta del prossimo allenatore della Nazionale acquisisca paradossalmente una importanza relativa, e come il focus vada piuttosto spostato su una reale operazione di conversione nella cultura calcistica di questo paese, senza paura e senza temere conseguenze che difficilmente potranno essere peggiori dei risultati, scarsi, dell’ultimo ventennio. Infondo è così che si fanno le rivoluzioni.


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Alessandro D'AriaAlessandro D'Aria
Match Analyst e Football Data Analyst certificato ed abilitato alla professione. Giornalista pubblicista iscritto all'ODG Campania, a fine anni '90 ha seguito da vicino il Napoli, sia Primavera che prima squadra.
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