Trattoria "la bella Napoli", Chef Marek in cucina: bello, lunatico, succulento e pasticcione

Finisce con un rocambolesco pareggio la partita dell'ora di pranzo, ovvero il lunch-match, come amano dire gli esterofili che parlano di happy hour senza conoscere il significato
Finisce con un rocambolesco pareggio la partita dell’ora di pranzo, ovvero il lunch-match, come amano dire gli esterofili che parlano di happy hour senza conoscere il significato. E, dunque, a proposito di gara giocata nelle ore del pasto, possiamo dire che il ragù tipicamente domenicale ci è rimasto sullo stomaco. Ed è un peccato perché l’antipasto arrivato al gol di Mertens lasciava presagire un succulento menù, indigesto solo per i romanisti. E invece è arrivato il retropassaggio di Hamsik molto simile ad una teglia ricolma di parmigiana di melanzane che sfugge dalle mani e cade rovinosamente sul pavimento facendo esplodere sugo, mozzarella e soprattutto la rabbia. Ma non solo. I bambini presenti al banchetto, distratti, scivolano sull’impietoso pastrocchio oleoso ancora caldo e si ‘nzevano per la disperazione delle mamme. Il Sassuolo si fionda così, come le arpie, sul banchetto disfatto di Enea e compagni: 2-1. Ma i napoletani, atavicamente affamati, non mollano la presa sul piatto e grazie all'appetito rabbioso di Milik si riprendono almeno un limoncello per digerire l’amarezza di un pareggio che è come l’insalata per chi fa la dieta. La Roma, nonostante uno stomaco in subbuglio, esulta: la lupa fissa il delfino abruzzese e apparecchia la tavola a Pescara. I partenopei sperano nell’oste Zeman (farà i conti giusti?). Il Napoli è tutto e il contrario di tutto: è una trattoria arredata con gusto in linea con le proprie possibilità, ma che cerca di sentirsi gourmet. In cucina grandi chef sfornano pietanze succulente nonostante attrezzi da lavoro non ancora all’altezza e con qualche operatore di sala a tratti pasticcione. Il Napoli è bellezza e dannazione, cigno e brutto anatroccolo a braccetto. Tutto e niente, niente e tutto. Troppi colori ancora mischiati per vedere arcobaleni. La strada è comunque quella giusta per diventare un ristorante stellato di livello internazionale. Per ora bisogna accontentarsi. E sorridere pure di quella sfortuna che spesso accompagna gli autolesionisti: Insigne e Mertens, pali che a raccontare non ci si crede. E poi Damato, sempre lui, come il cattivo gusto che insudicia le viscere. Ma resta un dato: senza quegli errori di troppo, probabilmente staremmo parlando di altro e non certo di un arbitro di Barletta.
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