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Striscioni razzisti, Maradona si vendicava così


Gaetano Capaldo,
Pubblicato nella sezione Campionato
Striscioni razzisti, Maradona si vendicava così

La storia degli striscioni razzisti verso Napoli non è certo nuova, da decenni la squadra è azzurra è accolta negli stadi di tutta Italia da epiteti e frasi ingiuriose: Maradona sapeva come vendicarsi.


La storia degli striscioni razzisti verso Napoli non è certo nuova, da decenni la squadra è azzurra è accolta negli stadi di tutta Italia da epiteti e frasi ingiuriose. C'era un calciatore azzurro che più di tutti odiava come il popolo partenopeo era trattato dalle tifoserie settentrionali: Diego Armando Maradona. Fin dalla sua prima partita in campionato con il Napoli, proprio contro il Verona, la cui tifoseria si è sempre distinta per cori e striscioni poco rispettosi verso la città di Napoli, Maradona si accorse di quanto fosse becero l'atteggiamento di alcuni supporters verso i napoletani. Non ci mise molto, Maradona, a diventare paladino di Napoli, non solo dal punto di vista sportivo. Furono proprio i cori razzisti dei veronesi, per ammissione dello stesso argentino, a farlo sentire napoletano, per la prima volta, nel 1986. "Tutta la curva del Bentegodi gridava 'Lavatevi! Lavatevi!' - racconta Maradona in un'intervista riportata dall'archivio Cassero -. Ci stavano battendo per 2 a 0, i napoletani erano offesi indignati. Ad un certo momento, nella ripresa, ci meritammo un rigore ed io spiazzai Giuliani e segnai. Poi a pochi minuti dalla fine, toccai io la palla, pim!, un difensore sbagliò, ancora un mio gol ed ecco il 2-2. Festeggiammo come se avessimo vinto la Coppa dei Campioni. E aggiungo che tutti quelli del Napoli che stavano in panchina, invece di venire ad abbracciare noi, andarono a mettersi sotto la curva che più di tutti aveva gridato 'Lavatevi! Lavatevi!'. Eravamo così, così era la squadra e così era la città dove giocavamo e vivevamo". Nella partita di ritorno, il Napoli inflisse un roboante 5-0 agli scaligeri, con Maradona che, non avendo dimenticato l'affronto della gara di andata, diede una grande gioia ai napoletani ridicolizzando il Verona Campione d'Italia. Per anni, la squadra azzurra, guidata dall'asso argentino, vendicò, a suon di goal e vittorie, tutte le cattiverie su Napoli che provenivano dalle altre tifoserie. La vendetta è un piatto che si serve freddo e quando arriva dal campo, è ancora più gustosa: il 20 maggio non è lontano, Lavezzi e compagni possono far tesoro della lezione di un illustre maestro circa il metodo più incisivo per lavare questo tipo di onte.


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