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Sconfitta Juve: 10 i motivi, arbitro a parte. Cari sapientoni...


Michele Colangelo,
Pubblicato nella sezione Campionato
Sconfitta Juve: 10 i motivi, arbitro a parte. Cari sapientoni...

C'è voluto più un giorno per smaltire le scorie tossiche post Juve-Napoli, quantomeno il primo strato. Gli altri, quelli più profondi, restano lì ben piazzati in attesa del match di ritorno.


C'è voluto più un giorno per smaltire le scorie tossiche post Juve-Napoli, quantomeno il primo strato. Gli altri, quelli più profondi, restano lì ben piazzati in attesa del match di ritorno, perchè solo ricambiare la Vecchia Signora con la stessa "triplice" moneta potrà alleviare, parzialmente, l'onta subita domenica scorsa. Mettendo qualche ora tra te e la sconfitta contro la Juventus, e dopo un'attenta riguardata al match, si riesce a vedere tutto più chiaro, senza il velo di comprensibile rabbia, dolore e frustrazione levatosi dopo il fischio finale.


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Partiamo dal concetto-base: il Napoli, a Torino, ha meritato di perdere. Senza se, senza ma, e senza arbitri tirati in ballo. Lo ha meritato per 10 motivi: perchè ha sbagliato l'approccio, perchè non ha mai accennato ad una reazione dopo il gol subitaneo dei bianconeri, rischiando di prendere il secondo (Bonucci), il terzo (Llorente) e il quarto (Tevez), perchè è stato troppo attendista e mai coraggioso nel portarsi in avanti, perchè ha perso tutti i duelli individuali in ogni zona del campo, perchè gli è mancata la cattiveria agonistica, perchè è venuto meno nei suoi leader (da Behrami, ad Hamsik passando per Albiol), perchè Reina, il portiere, e Insigne, non certo un "marcantonio", sono stati gli unici salvabili per grinta e determinazione, perchè se sbagli un gol come quello di Hamsik sull'1-0 poi lo paghi, perchè quando si piazza una barriera a tre e salta solo uno (se Higuain si fosse sollevato anche di soli 15 centimetri avrebbe impattato la punizione di Pirlo) non puoi recriminare nulla, perchè se il gioco deve impostarlo Fernandez allora stiamo freschi. Perchè insomma, in quello stadio, contro quella Juve, non puoi aspettare 45 minuti e oltre per cominciare a tirare in porta. Attenzione, nessuno sta parlando di "strapotere", "dominio", "umiliazione" bianconera come tanti esimi opinionisti locali, e non, hanno sentenziato. La Juve ha fatto solo la metà del dovere di una squadra che gioca nel proprio stadio contro una rivale storica sapendo di poterla scavalcare in classifica. Niente "superpoteri", niente di sovraumano. Solo cinismo, cattiveria agonistica, corsa, fisico e convinzione. Cose che anche il Napoli conosce e sa mettere in pratica, (Borussia Dortmund, Milan, Fiorentina, Marsiglia), ma che domenica sembrava fossero come tradurre un trattato di astrofisica in lingua araba.


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Fortuna, certo. Anche questa ha aiutato la Juventus, materializzandosi come spesso accade in aiutini da parte degli arbitri. Quello di domenica, il signor Rocchi, è stato prima coadiuvato male dal suo assistente Cariolato, che non ha visto il fuorigioco di Llorente in occasione del primo gol, e poi c'ha messo del suo quando ha giudicato fallo di Higuain una netta trattenuta di Ogbonna ai suoi danni. Più pesante questo, a nostro avviso. Per carità, un gol irregolare dopo due minuti mette tutto in salita, ma proviamo ad immaginare a parti invertite se al Napoli avessero annullato un gol per 21 centimetri di fuorigioco a Torino. Probabilmente l'Apocalisse sarebbe una festa per bambini a confronto. Più che altro, magari, si poteva evitare che il signor Pirlo avesse tutto il tempo per dare la palla all'indisturbato Isla, il quale ha potuto prendere la mira, calciare, colpire il tacco di Tevez, fino alla carambola sul piede di LLorente, liberatosi nel frattempo con una piroetta di Fernandez e Behrami. Dopo due minuti fa male, nessun dubbio, ma c'era una partita intera davanti, e la rabbia azzurra avrebbe dovuto bruciare l'erba dello Juventus Stadium, come fece l'Inter di Stramaccioni l'anno scorso (1-0 di Vidal in fuorigioco dopo 3 minuti, 3-1 per i nerazzurri al fischio finale). Al contrario, è stata la Juve a caricarsi e il Napoli ad eclissarsi. Tutti tranne Lorenzo Insigne, una piccola lama sottile tra le leve lunghe della difesa bianconera, l'unico a scaldare le mani di Buffon, anche quando il verdetto era ormai già stato scritto.

Troppo poco calcio per aggrapparsi a decisioni arbitrali a sfavore, non fa onore alle grandi cose che il Napoli sta facendo in Europa e anche in campionato, dove non dimentichiamo che, fino alle 8 di domenica, i punti con la Juve erano gli stessi e solo uno separava dalla Roma capolista. Dopo 11 giornate è un ruolino di marcia da scudetto. Ora sono solo 4 le lunghezze dalla prima e 3 dalla seconda eppure, manco il tempo di realizzare ed eccoli lì, l'esercito dei "sapientoni", tutti a riempirsi la bocca di "quanto è forte la Juve, di quanto bene ha speso la Juve, di quanto è superiore al Napoli la Juve". A fare zapping trai vari talk-show nostrani ieri sera, sembrava di essere in qualche Club Juve virtuale dell'alto nord, visto che ormai, tra l'altro, le tv campane sono invase da esimi giornalisti, opinionisti, ex-calciatori, ex-dirigenti, ieri anche conduttori da Roma in su, tifosi di altre squadre, che si arrogano il diritto di emettere sentenze sul Napoli alla dodicesima giornata. Ma c'è anche di peggio, ci sono i napoletani che, invece di analizzare tatticamente una partita, di provare ad individuare gli errori, di spiegare perchè Hamsik e Behrami sonnecchiavano in campo a Torino e di trovare soluzioni costruttive, tirano fuori il mercato, gli euro spesi, chi si poteva prendere, Astori, Borja Valero, e la solita sterile solfa anti-De Laurentiis. Le uniche idee degne di nota vengono così riservate al signor Adriano Bacconi da Firenze, il solo a parlare di calcio in maniera sensata. Tutto il resto, è noia.

Per concludere, domenica 10 novembre 2013 il Napoli ha sbagliato la prima vera partita della sua stagione, la più dolorosa certo, ma sempre solo una partita. In Champions è successo con l'Arsenal, e anche lì, nonostante il valore indiscusso degli avversari, non è stato sconfitto il vero Napoli, ma la brutta copia. Che Benitez lasci agli altri suoi "colleghi" fuori dal campo le baggianate sul modulo sbagliato da presentare a Torino piuttosto che la posizione errata di Hamsik, e lavori sulla testa, sulle motivazioni, sul carattere di questa squadra, quello che ancora ritorna come un incubo nelle teste dei giocatori del Borussia Dortmund. Nessuno può permettersi di mettere in dubbio lo straordinario lavoro di un tecnico che, in scarsi 3 mesi, ha fatto 9 punti in un girone di Champions come quello del Napoli, che ha la terza miglior difesa e il terzo miglior attacco del campionato, che è arrivato a giocarsi uno scontro diretto a Torino con la Juve a pari punti, che ha dato un filosofia di gioco a questa squadra forse per molti troppo "avanti". La sosta capita nel momento giusto, da sfruttare per riordinare le idee, recuperare Britos, e rendere Reveillere abile e arruolabile. Toccherà ripartire, subito, col Parma in casa, e poi volare a Dortmund per cercare il punticino che vorrebbe dire qualificazione agli ottavi di Champions. Col passato alle spalle, e gli errori trasformati in armi in più per il futuro. Cadere per rialzarsi più forti. Questo è il calcio.

Michele Colangelo - Redattore-Eiditorialista AreaNapoli.it

(C)RIPRODUZIONE RISERVATA


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