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Pepe Reina, le mani sulla città: un gigante a guardia di una fede


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Pubblicato nella sezione Campionato
Pepe Reina, le mani sulla città: un gigante a guardia di una fede

I compagni lo chiamano "Pepon" non solo per la sua stazza fisica, bensì per il carisma e lo spessore morale. Un rivoluzionario sin da quando è nato.


Le mani sulla città. Il titolo dello splendido film affresco di Francesco Rosi sarebbe la perfetta trasposizione per sintetizzare in maniera icastica la figura imponente di Pepe Reina. Le mani grandi di un Gigante a guardia di una fede. Come lui nessuno mai al Napoli ha saputo interpretare il ruolo del numero 1 come metafora di vita applicata al calcio. Reina sulle spalle ha il 25 ma per lui il "numerouno" è la perfetta metonimia esistenziale di un uomo che ha le stimmate del leader. I compagni lo chiamano "Pepon" non solo per la sua stazza fisica, bensì per il carisma e lo spessore morale. Un rivoluzionario sin da quando è nato. Ha ribaltato tutto: ruolo e convenzione. Da bambino giocava in avanti perchè aveva i piedi buoni, finchè il padre, ex calciatore professionista, gli disse: "se giochi coi piedi ti diverti, ma se vai in porta fai i soldi". Un modo semplice per comprendere che se voleva fare carriera bisognava che il talento lo contingentasse e lo facesse esplodere in sette metri di classe pura. Pepe ascoltò il consiglio ma scappò da casa per accordarsi col "nemico". Lui madrileno e madridista si stufò di aspettare la chiamata dei Blancos e se ne andò in avanscoperta a Barcellona, controcorrente e con coraggio sul fronte catalano, l'altra metà del cielo ispanico. Un peso che avrebbe potuto schiacciare chiunque, ma non le sue spalle larghe. Capace come Atlante, il gigante mitologico, di portare sulla schiena il peso del mondo. E di indossare anche con disinvoltura la corona della Regina. Sceglie la strada di Abbie Road fino per diventare il quinto Beatles. Al Liverpool vince "il Guanto d'Oro" per due anni consecutivi. Il Chelsea di Mourinho gli rimbalza addosso, Reina para due rigori in una memorabile semifinale di Coppa dei Campioni impressa ancora a fuoco sui muri dell'Anfield. E nello stesso anno solare alza la Coppa d'Inghilterra insieme a Rafa Benitez entrando insieme al tecnico spagnolo in una famosa filastrocca nella celeberrima Curva Kop. Ma la sua più bella primavera gli apre l'orizzonte azzurro. Napoli per Pepe è l'amore maturo, quello che ti cambia la vita. E per la vita è voluto tornare dopo l'esilio dorato in Germania. Oggi è il capitano spirituale, l'Uomo con la U maiuscola che gli basta uno sguardo nello spogliatoio per farsi capire. Il suo volto granitico e le sue esultanze da brividi sono l'icona di una intera generazione che rintraccia in lui il carisma e l'autorevolezza di un fiero Comandante. Erri De Luca sostiene che Napoli è una città spagnola che sta in Italia per sbaglio. E Reina è il perfetto interprete dell'inscindibile cordone ombelicale atavico che ci lega all'imprimatur ispanico. Un figlio adottivo della nostra Terra che ha saputo scegliere il destino e sovvertire la volontà fatale abbracciando la strada del cuore. Il Napoli oggi è nelle sue braccia. L'Uomo impenetrabile e il Leader massimo. Perchè come lui nessUNO mai. Le mani grandi di Pepe, il nostro Gigante a Guardia di una Fede...


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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