Napoli, un cerchio senz'anima: le quattro verità inaccettabili!

Il cerchio, nella storia, rappresenta la perfezione, la compiutezza, l'unione, ciò che non ha rottura e cesura. Il cerchio è magia.
Il cerchio, nella storia, rappresenta la perfezione, la compiutezza, l'unione, ciò che non ha rottura e cesura. Il cerchio è magia. Alcune sue forme erano utilizzate dai babilonesi, i maghi cerimoniali del medioevo e del rinascimento l'usavano, nel mondo celtico simboleggiava un limite magico invalicabile. Ecco, è questo il punto. Quel cerchio, che ora gli azzurri usano formare in campo prima dell'inizio del match, non ha nulla di tutto ciò. E' solo una sterile forma geometrica, senza vita, senza magia, senz'anima. Al di la di ogni elemento contestabile, dalla società al mercato passando per l'idea tattica dell'allenatore, è questo ciò che fa più male: prima vedere i propri giocatori grintosi e compatti che si stringono in cerchio, testa contro testa, spalla a spalla, come un unico corpo, un unico organismo, e poi osservarli, inermi, disintegrarsi lentamente di fronte al Chievo Verona di turno.
Perchè se è vero che 33 tiri verso la porta sono un record, è vero anche che alle spalle di chi tira sono sempre troppi quelli che galleggiano in balia del match come se potessero concedersi distrazioni quando gli pare, come se quel cerchio iniziale non fosse mai esistito. Inaccettabile che fossero in quattro ad inseguire un attaccante quando chi di dovere avrebbe dovuto trovarsi di fronte a lui, non alle sue spalle. Inaccettabile che ognuno vada per contro proprio, cercando la giocata, il tiro da fuori, la gloria personale. Inaccettabile l'assenza di un leader, uno che dal primo all'ultimo secondo ricordi ai suoi compagni quali colori stanno indossando, che popolo rappresentino, quale orgoglio, dignità, spirito di sacrificio animi i napoletani. Inaccettabile la quantità di parole, proclami, dichiarazioni intorno a questa squadra rimasti tali, anzi, addirittura dei tifosi "ce ne frega e non ce ne frega...". E allora, fino a quando non si recupereranno i valori fondamentali del collettivo vincente e rispettoso fuori, e di un gruppo che ogni secondo condivide il dovere di onorare i colori che indossa in campo, che ci si "cerchi" meno e si cominci con gli esami di coscienza. Tutti, nessuno escluso.







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