Napoli, come sono lontani i tempi di Higuain e Cavani. De Laurentiis ha un "problema"

Il Napoli è alle prese con il problema del "gol". Eppure negli ultimi anni ha avuto attaccanti eccezionali come Higuain, Cavani, Quagliarella, Mertens, Zapata.
Sembrano lontanissimi i tempi in cui il Napoli aveva in rosa il record-man della Serie A, ovvero Gonzalo Higuain, in grado di segnare 36 gol in campionato in una sola stagione. Eppure sono passati appena 5 anni. Prima ancora il club partenopeo aveva avuto in rosa uno dei migliori attaccanti italiani in circolazione, ovvero Fabio Quagliarella, e poi un certo Edinson Cavani, autore di 104 gol in tre stagioni con la maglia azzurra approdando in riva al golfo con l'etichetta dell'esterno di centrocampo. Fu Mazzarri che, quasi per caso, vista l'emergenza in attacco, decise di provarlo bomber e così iniziò la sua ascesa. In mezzo c'è stato un certo Dries Mertens che, arrivato da vice Insigne quando Benitez si insediò in panchina, è diventato anno dopo anno il bomber più prolifico della storia del Napoli.
Insomma, al di là degli aspetti complessivi, dei vari fattori e degli allenatori che si sono succeduti, alla squadra partenopea quel che non è mai mancato è stato il gol se pensiamo che uno come Duvan Zapata era quasi di troppo, che Gabbiadini ha fatto fatica visto chi aveva accanto e considerando che Milik - anche Arek, sì - poteva dare molto di più, ma complici gli infortuni non ci è riuscito. Potremmo aggiungere tanti capitoli a questa storia, ma viene da chiederci cosa è successo in questi ultimi anni in cui è mancato lo sprint proprio sotto porta andando oltre i clamorosi numeri dei legni colpiti in queste stagioni a dir poco tribolate. La verità è che... all'inizio di questa favola c'era Pier Paolo Marino, dirigente esperto e nato alla scuola di un certo Allodi, poi è arrivato Riccardo Bigon con uno staff di osservatori (Zunino, Micheli, Mantovani, Barresi) che ha lavorato in grande sinergia con Mazzarri prima e Benitez poi. Quindi è toccato a Sarri sublimare il lavoro fatto dai predecessori con la sua grande qualità di allenatore vero, di campo. Il punto è che... da quando è arrivato Cristiano Giuntoli, la sensazione è che De Laurentiis sia convinto di saper padroneggiare tutta la materia calcistica e di poter gestire tutto da solo. E' questo il vero problema: non avere un organigramma vero in cui ognuno svolge il suo ruolo in sinergia con gli altri. Osimhen e Petagna - ad esempio - sembrano più operazioni figlie di scommesse più che di una seria e oculata programmazione. Purtroppo la fortuna, si sa, mentre c'è, poi scompare. Ed è lì che bisogna bilanciare con la competenza, con lo studio, e non con l'improvvisazione e la speranza.








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