Montella, l'areoplanino che non si ferma

Vincenzo Montella è sicuramente l'allenatore del momento. Gianluca Dova nel suo editoriale per AreaNapoli.it ripercorre la carriera dell'ex attaccante della Roma che è salito alla ribalta anche come allenatore.
E' l'allenatore del momento Vincenzo Montella ed il suo Catania è diventata la squadra che nessuno vorrebbe affrontare. Una sorpresa assoluta per chi lo ricorda litigare a Roma con quella che per anni è stato considerato la sua nemesi, il "conducator" Fabio Capello. Come può un giocatore ribelle passare dall'altra parte della barricata e fare altrettanto bene in un ruolo così diverso e facendo scelte che lui stesso contestava in passato? E' una domanda che molti si pongono ma che in realtà ha molteplici risposte nei fatti e l'esperienza ci insegna che proprio chi mal sopporta la disciplina da giovane, riesce ad imporla e farla seguire al meglio dai propri giocatori. Il "comandante" Mou ha cominciato ad allenare proprio perchè il suo coach non lo faceva giocare, Allegri da giocatore e nella vita era considerato uno scapestrato, Mazzarri un discontinuo, un talento sprecato. Ognuno di questi ha dimostrato in seguito una dote che è propria dello stesso Montella, il carisma e la leadership per farsi seguire dalla squadra. Il "quid" che permette di raggiungere grandi risultati e di trasmettere ad una squadra la propria personalità ed idee sul campo. La personalità di Montella è complessa ma in antitesi con molti dei pregiudizi che girano nel mondo del calcio. Vincenzo è timido, riservato ma anche simpatico, calmo e disponibile fuori dal campo. Ha il vizio della lettura, un morbo che prende ben poco nell'ambiente calcistico, dove le letture principali variano dalla Gazzetta a Quattroruote. Proprio la lettura e lo studio lo rendono in qualche maniera anomalo anche nelle scelte, sempre e comunque coraggiose.
L'esperienza nelle Giovanili
La sua "Sliding Door" l'imbocca quattro anni fa quando al ritorno dall'esperienza al Fullham e dalla Sampdoria decide che vuole fare l'allenatore, rinuncia ad un ricco contratto triennale da giocatore per allenare i Giovanissimi della Roma. Un bagno di umiltà per chi ancora relativamente giovane come giocatore, capisce che non ha più la voglia di sacrificarsi ed allenarsi come una volta come giocatore. Una scelta controcorrente per chi decide di ripartire dall'inizio pur essendo ancora un idolo assoluto in una metrpoli come Roma. Vincenzo in un silenzio quasi assordante come è nel suo stile mai fragoroso comincia a mietere successi nelle giovanili. Il primo anno malgrado un campionato record con quasi tutte vittorie nel girone, perde la finale dei Giovanissimi. Un ottimo risultato ma una delusione da cui prenderà slancio l'anno dopo per dominare il campionato e vincere il titolo. La sua capacità di reagire alle sconfitte per poi ribaltarle alla prima occasione diventa già un tratto dominante della sua carriera di allenatore come si vedrà. In quel ragazzo piccolo, tranquillo e sempre pensieroso si nasconde un orgoglio incredibile desideroso di rivincite, lo stesso che lo portò ad essere decisivo per lo scudetto della Roma malgrado molti altri si sarebbero depressi dopo un girone di andata in cui aveva visto il campo quasi unicamente per sostenere in panchina i compagni. L'aeroplanino è così tranquillo e pacioso ma non dimentica. Lo dimostrano anche la sua recente risposta a Capello che in telecronaca avrebbe commentato vedendo il Catania :"Montella chiede ai suoi giocatori di rientrare per coprire, l'avesse capito quando era con me, avrebbe sicuramente giocato di più". Serafico Vincenzo: " Se mi avesse spiegato i movimenti l'avrei sicuramente fatto...". Frecciatina pesante, uno a zero e palla al centro. Della sua esperienza ai giovanissimi si narra anche che aveva l'abitudine di regalare ai suoi giovani allievi una copia di "L'alchimista" di Paulo Coelho per fargli capire i sacrifici che avrebbero dovuto affrontare per diventare giocatori professionisti. Questo diventa un altro suo marchio di fabbrica come allenatore, non limitarsi alla tattica, crescere gli uomini quando si deve, avere un rapporto franco e diretto che uomini già lo sono e lo dovrebbero essere.
La Roma, Totti ed il derby
Chiamato a sorpresa lo scorso anno nel finale del campionato a prendere la conduzione dei "grandi" della Roma dopo l'allontanamento di Ranieri, fa subito capire il suo livello umano e la sua personalità dichiarando:"Tenere fuori i ragazzi dei Giovanissimi è più complicato perchè loro realmente si giocano un futuro ed un sogno. I giocatori della prima squadra sono professionisti ed il loro sogno l'hanno già raggiunto quindi hanno ben poco di cui lamentarsi....". Lo capirà presto Menez il francesino che con i suoi dribbling era un'idolo della curva romanista ma che anarchico e discontinuo e troppo individualista troverà ben poco spazio nella Roma di Montella. Rinuncia ad uno stage con il Barcelona (lo studio e la capacità di aggiornarsi come detto fanno parte del suo DNA) ma rilancia un ambiente deluso ed una squadra divisa al suo interno e senza una guida tecnica condivisa fino al suo arrivo. Le scelte sono anche qui quelle che non ti aspetti, visto il suo passato, da giocatore Montella non aveva mai amato particolarmente Francesco Totti. Non certo un odio al massimo una cordiale freddezza, troppo diversi i due per poter essere veramente amici. Da allenatore invece l'areoplanino decide di puntare proprio su di lui, caricandolo di responsabilità malgrado non fosse nella sua migliore annata e senza gol all'attivo fino a quel momento. Tatticamente capisce che la squadra è nata per il 4-2-3-1 Spallettiano, fatto per esaltare il talento dei suoi giocatori più tecnici appunto Totti, Pizarro (praticamente fuori squadra con Ranieri) e Vucinic. La ricerca assoluta del miglior assetto per valorizzare i "piedi buoni" è un altro dei suoi tratti caratteristici da allenatore. Come ha spiegato recentemente:"Un bravo allenatore decide il modulo in base ai giocatori per valorizzarli, non il contrario". L'antitesi di Sacchi e Mazzarri, un allenatore flessibile ed elastico. La stagione della Roma migliora anche se non raggiunge la champions, obiettivo molto difficile in sole 13 giornate e con una squadra ed una società allo sbando, vince il derby con doppietta del capitano e si qualifica per la coppa Uefa. Risultato discreto visti i presupposti della stagione non certo positivi che gli sarebbe valso la conferma se la nuova dirigenza non avesse voluto dare una svolta completa chiamando alla guida tecnica lo spagnolo Luis Enrique.
Il Catania dei miracoli
Le capacità dell'aereoplanino non passano certo inosservate ed una vecchia volpe come Lo monaco ad accapararselo rapidamente, portandolo a Catania. La città sicula è un ambiente ideale per un tecnico che cerca di imporre il gioco e la qualità, perchè la squadra è ricca di giocatori talentuosi magari ancora inesplosi. La conferenza stampa di Montella fa subito chiarezza su le sue intenzioni: "Il mio obiettivo è la salvezza con il bel gioco, vorrei giocare con il 4-3-3". Sul campo il Catania almeno agli inizi ha qualche difficoltà ad assimilare il nuovo modulo anche per la mancanza di alcuni giocatori e a quel punto come in passato l'allenatore campano si mostra estremamente flessibile e opta per un meno impegnativo 3-5-2 ma con l' idea precisa di mettere al centro del progetto i giocatori più tecnici. La squadra gira intorno ad un centrocampo tecnico con Amiron e Lodi, in avanti preferisce un attacco rapido e mobile e quindi trovano sempre spazio Gomez e Berghessio, molto meno la torre Maxi Lopez. I risultati arrivano e già a dicembre il Catania sembra veleggiare verso una tranquilla salvezza con vittorie di prestigio in casa contro Inter e Napoli. Le continue esclusioni di Maxi Lopez un idolo della tifoseria non creano problemi anche perchè la squadra gioca bene e Vincenzo ha in mano lo spogliatoio italo-argentino. L'allenatore campano è ambizioso ed ha un suo progetto in testa, non si accontenta della salvezza e cambia di nuovo l'assetto della squadra passando di nuovo al 4-3-3 come modulo di base (non disdegnando di tornare al 3-5-2 o 3-4-3 in base alle esigenze tattiche) rilanciando Barrientos in attacco, Motta (acquisto di Gennaio) e Bellusci in difesa e azzardando la cessione di Maxi Lopez al Milan pur non avendo grandissimi realizzatori. La squadra è quella che nel girone di ritorno fa più punti dopo il Milan e a pari punti con il Napoli fino ad adesso (19 punti). Lo spirito di rivalsa e rivincita dell'allenatore hanno l'apice nella vittoria 4 a 0 contro il Genoa che all'andata gli aveva inflitto un bruciante 3 a 0. Come detto Vincenzo non dimentica. La squadra attuale gira intorno al vecchio ed esperto Le grottaglie (già record di gol, 3, in carriera) in difesa, al argentino Spolli e al giovane Bellusci con il rilancio del 27enne Marchese (due gol e due assist) a sinistra ma è soprattutto il centrocampo che fa la differenza. Lodi e Almiron hanno i piedi buoni, forniscono assist e garantiscono il possesso palla, Izco corre per loro esaltandosi al punto di "ingarrare" la migliore stagione in carriera. L'attacco è veloce, mobile e tecnico con il tridente argentino Gomez-Berghessio-Barrientos non tanissimi gol insieme ma un gioco al servizio della squadra che esalta il contropiede e favorisce il possesso palla con triangolazioni e scambi sempre palla a terra. L'attacco sembra essere quello che più assomiglia al Montella giocatore che però di gol ne faceva molti di più. Gli schemi da palla da fermo sono un altro marchio di fabbrica del Catania, 19 i gol quasi la metà di quelli segnati dall'intera squadra e pure la squadra vanta solo due veri saltatori come Legrottaglie e Spolli. I gol nascono dal lavoro del tecnico e dalla squadra durante la settimana ma anche di una scelta ben precisa quella di far giocare sempre e comunque chi ha un tasso tecnico alto, capaci quindi sia di produrre calci piazzati (punizioni, angoli, rigori) sia di realizzarli o fornire assist. Il regista Lodi diventa il simbolo di questo concetto essendo il massimo realizzatore della squadra con 8 reti suddivise tra 6 rigori (tutti realizzati) e due calci piazzati e 5 assist. Il Catania in casa è una macchina da guerra ed ormai salvo punta adesso alla coppa Uefa e c'è da scommettere che l'ambizioso e coraggioso Montella non lascerà nulla di intentato.







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