Logo AreaNapoli.it

Lettera aperta ad Antonio Conte

Lettera aperta ad Antonio Conte, un invito, quasi un desiderio: tornare a sentire il calcio anche attraverso le sue parole.


Alessandro D'AriaAlessandro D'AriaMatch Analyst

23/04/2026 16:57 - Campionato
Lettera aperta ad Antonio Conte
Ascolta l'articolo?
Audio generato in automatico e letto da voce virtuale: potrebbe non funzionare sempre correttamente, o esserci difetti di pronuncia o intonazione.

Gentile Mister Conte, questa lettera, che porta la mia firma, potrebbe essere sottoscritta da migliaia tra addetti ai lavori, tifosi azzurri e appassionati di calcio in generale. Vede Mister, c’è stato un tempo in cui il calcio non era solo gioco, ma racconto, e spesso ci si appassionava prima al racconto e poi al gioco stesso. Un tempo in cui l’attesa del fine settimana cominciava già a metà della settimana, quando le parole degli allenatori filtravano tra le pagine dei giornali e nelle voci dei bar, accendendo discussioni, sogni, perfino piccoli dissapori. Era un calcio fatto anche di sfottò, di confronti talvolta ruvidi ma sinceri, mai sterili. Un calcio vivo, umano. Un calcio più raccontato in presa diretta dai protagonisti, e per questo più vicino alla gente.

Oggi, in una città come Napoli, quella stessa attesa sembra essersi fatta più silenziosa

Siamo consapevoli che il calcio moderno sia spesso attraversato da tensioni, polemiche e dinamiche mediatiche complesse. Comprendiamo anche il desiderio di proteggere il gruppo, mantenere la concentrazione e sottrarsi a un certo tipo di narrazione. Tuttavia, la comunicazione non è un elemento accessorio: è parte integrante del rapporto tra squadra, città e tifoseria.


PUBBLICITÀ

Napoli non è una piazza qualunque. È una realtà in cui il calcio rappresenta identità, appartenenza e passione quotidiana. In questo contesto, il dialogo – anche attraverso i media – assume un valore che va oltre la semplice ritualità delle conferenze stampa.

Il suo silenzio è certamente una scelta legittima, ma rischia di creare distanza, di alimentare interpretazioni e di lasciare un vuoto che altri inevitabilmente riempiono, spesso senza il necessario equilibrio. Le conferenze non sono solo un obbligo formale, ma un’occasione per raccontare, chiarire, trasmettere visione e responsabilità.

Il suo lavoro, la sua dedizione e la sua competenza non sono in discussione. Ma da mesi manca qualcosa che, forse, non incide sul campo, ma pesa nel cuore di chi questo sport lo vive ogni giorno: la sua voce. Le conferenze stampa pre-partita, un tempo rituali quasi sacri, erano momenti in cui il calcio si raccontava, si lasciava avvicinare, si faceva comprendere anche nelle sue contraddizioni. Un momento fatto di confronti, talvolta di approfondimenti e talvolta anche di “bugie bianche”, una situazione dalla quale si poteva attingere per fare cronaca vera, e non ipotesi o rumors raccontati. Non vogliamo entrare nel merito dei contratti che forse la obbligano a dover parlare in certe situazioni concordate con le tv titolari di diritti acquisiti con le sostanze, alle quali probabilmente non può sottrarsi, e durante le quali ahinoi è impossibile acquisire le risposte che vorremmo da lei, ma che forse una intera piazza vorrebbe. E non vogliamo nemmeno chiamare in causa una sorta di rispetto per la stampa locale che pure forse andrebbe tenuta in una minima considerazione.

Ma lei, che in questi due anni ha imparato a conoscere la città, avrà certamente capito che Napoli, oltre ad essere “una città controversa” citando le sue ultime parole, è anche e soprattutto una città che non si accontenta di guardare. Napoli ascolta, interpreta, si appassiona alle parole tanto quanto ai gesti. Ha bisogno di sentire, di riconoscersi, persino di discutere. Perché è anche nello scambio, nel confronto – acceso ma autentico – che si costruisce un legame. E lei stesso, in più occasioni e anche ultimamente, ha parlato dell’importanza di tenere l’ambiente unito e di lavorare insieme, nella stessa direzione. Ma poi proprio lei ha scelto il silenzio, che invece è qualcosa di diverso. È distante, difficile da interpretare. E in quella distanza si perde un po’ di quella magia antica, fatta di attese, di voci, di umanità condivisa.

Vede Mister, la nostra non è una richiesta formale. È piuttosto un invito, quasi un desiderio: tornare a sentire il calcio anche attraverso le sue parole. Ritrovare quel filo sottile che unisce la squadra alla sua gente, non solo nei novanta minuti, ma nei giorni che li precedono, nei pensieri che li accompagnano. Perché, in fondo, il calcio di una volta non era più semplice. Era solo più vicino.

In attesa di poterle porgere, finalmente, domande tecniche e tattiche che, da appassionato ma anche da addetto ai lavori tengo in serbo da tempo, resto in attesa come quando da ragazzino, al giovedì, attendevo di leggere le dichiarazioni dell’allenatore alla stregua di un bambino che attende di scartare i doni di Natale e di poterli condividere con tutti gli altri.

Con rispetto e nostalgia

Addetti ai lavori, tifosi e appassionati di calcio


PUBBLICITÀ

Condividi questo contenuto

Alessandro D'AriaAlessandro D'Aria
Match Analyst e Football Data Analyst certificato ed abilitato alla professione. Giornalista pubblicista iscritto all'ODG Campania, a fine anni '90 ha seguito da vicino il Napoli, sia Primavera che prima squadra.

ANNUNCI SPONSORIZZATI
Potrebbe interessarti
Guarda suGuarda su YouTube
Prossima partita del Napoli
NapoliNapoli
CremoneseCremonese
Napoli-Cremonese, i precedenti
Serie A, venerdì 24 aprile alle 20:45