La regola non scritta di Maradona violata da Higuain e Sarri. Chaplin, Sacchi e i Soliti sospetti

Ricordate quando Maradona voleva lasciare Napoli? Disse che voleva andare al Marsiglia perchè in Italia non avrebbe potuto giocare con altre squadre.
Non sappiamo se Maurizio Sarri verrà fischiato o applaudito, entrambe sarebbero dimostrazioni di amore e passione come lui intelligentemente disse in conferenza stampa qualche mese fa. Il figlinese doc ha violato la regola non scritta che Diego Maradona scolpì nella pietra nel 1989, l’anno in cui voleva evadere dallo stress del nostro calcio per abbracciare il Marsiglia di Tapie. “Dopo aver conosciuto l’amore dei napolitani, non giocherò in nessuna squadra italiana”. El Pibe de oro aveva capito tutto e sembrava averlo capito pure Sarri scegliendo il Chelsea dopo il tributo meraviglioso del San Paolo al termine Napoli-Crotone. E invece solo un anno dopo, in una sera di fine primavera, nonostante quella “dedica” ai napoletani salendo campione sul tetto basso d'Europa, Sarri beffò tutti - juventini compresi - come Kevin Spacey nei Soliti Sospetti. Come Gonzalo Higuain. O forse peggio.
E i tifosi azzurri a recitare la parte che nel film di Singer fu di Chazz Palminteri. Sarri si lanciava nelle braccia di Madama, e tutti a chiederci "ma allora il personaggio letterario che si era costruito, o che molti gli avevano aiutato a costruire, era solo una questione di convenienza?". La realtà è che Sarri è stato ed è un tecnico enorme, vero erede, per formazione anche fuori dal campo visto il modesto passato da calciatore, del grande Arrigo Sacchi a cui ha sempre ammesso di ispirarsi. A differenza del suo mito però è molto meno dogmatico, anzi ha imparato negli anni a fare sua (inconsciamente) la lezione di Bruce Lee del "be water my friend”. Sii come acqua, amico mio. Come a dire, adeguati ai contenitori. Concetto profondo, certo, forse anche troppo per Sarri. O che forse, con Sarri non c'entra molto. E' dagli anni di Empoli, sia fuori che dentro al campo, che Sarri non ha sbagliato una stagione, si è adattato agli ambienti, ai calciatori e di pari passo è andato avanti anche il personaggio extra calcio che è rimasto acqua. Qualcuno potrebbe fare la battuta sul water, ma è troppo scontata. A Empoli una salvezza attraverso il bel giuoco invece che badando al sodo, fuori dal campo le prime dichiarazioni da personaggio da casa del Popolo toscano come il giovane Benigni degli esordi. A Napoli il suo capolavoro totale, rivoluzionario. Incompleto come quasi tutte le rivoluzioni. Ha capito gli umori della città (ricordate Chaplin ne Il Grande dittatore?) e si è sciolto nel popolo con frasi ad effetto sulla scia mitica e mitologica di Maradona: il Sud contro il potere del Nord, gli operai contro i padroni arroccati nel Palazzo; l'empatia con la squadra come quando passò al 4-3-3: altro che dogmatico, stette a sentire pure Reina; qualche bordata anche a De Laurentiis a differenza dell'aziendalista Ancelotti, che portò alla rottura di Madrid; e il patto scudetto. Lo scudetto, o il "coso che vuole la gente", non è arrivato nonostante la presa di Torino il 22 aprile 2018: la "sua" Juventus gliel'ha strappato con la sua stessa complicità in un pomeriggio a Firenze dopo che Orsato ne aveva combinate di tutti i colori a San Siro in un Inter-Juventus. Sarri in sala stampa sembrava un santone alla George Harrison: “Tutto passa, anche i ricchi si stuferanno di vincere perché stanno impoverendo il sistema”. Evidentemente si è stufato lui e per non impoverirsi è andato ad arricchirsi. Sarri personaggio e Sarri maschera come Roger "Verbal" Kint alias Kevin Spacey con l’alter ego di Keyser Soze perché "la beffa più grande che il Diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste" e come niente... sparisce. Sarri aveva capito che per vincere a Napoli (o almeno provarci seriamente) doveva mentire. E lui ha mentito, ma per il nostro bene! Machiavellicamente. Di Benitez non ha ereditato solo la squadra, ma anche "il calcio è bugia". Sarri sapeva che per vincere serviva l'appoggio incondizionato di tutto il popolo. Ed è stato bravo a nascondere i suoi limiti umani e le sue debolezze. Non è facile capirlo, perciò c'è rancore nei suoi riguardi. Il Sarri visto dopo è il Sarri senza maschera. Ma quella maschera è stata efficace. Così è, se vi pare.
Luca Cirillo - Fabio Gentiluomo








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