I veronesi cantano, Insigne (gliele) suona. Lorenzo non è figlio di Giulietta!

Sul viso un del ragazzo un ghigno arrossato disegnava le spigolature del disappunto con le labbra a delimitare la linea dei denti quando la mente ringhia.
Fino a pochi istanti prima dello scoccare del 22' di gioco della ripresa, Insigne si è visto poco. A Verona il gioiello napoletano è apparso fumoso, grigio, spento. Dei suoi famosi guizzi, quelli capaci di dare magia al calcio, nemmeno l'ombra. Lorenzo al Bentegodi come una goccia di sangue, fuori vena. Lui arrancava e i veronesi inveivano contro di lui ad ogni suo errore. "Sei un figlio di p......", gli urlavano con l'intento di irritarlo sempre più. E ci riuscivano, il geniale scoiattolo di Frattamaggiore non ne indovinava una. Sul viso un ghigno arrossato disegnava le spigolature del disappunto con le labbra a delimitare la linea dei denti quando la mente ringhia. A quel punto, all'ennesimo dribbling fallito, il popolo azzurro di tutto il mondo, allo stadio o davanti alle tv sparse sul pianeta e sintonizzate con l'impianto scaligero, pensava fosse arrivato il momento del cambio. E a quel punto, mentre i razzisti continuavano nel loro ipocrita e vergognoso teatrino razzista post marsigliese, Sarri, il maestro Maurizio, decideva di salire sul trespolo del golfo mistico per dirigere l'orchestra delle emozioni di Lorenzaccio il Magnifico. Uno-due, et voilà: guarda la mano, scompare la mano, si siede Callejon, "Insigne resta in campo e risponde alle offese se ha gli attributi". Avrà pensato il tosco-napoletano. Detto fatto, azione pregevole, fraseggi sul velluto e stoccata vincente quando l'orologio segnava il 67'. Sbloccate le lancette dell'anima, anche le gambe ricominciavano a scandire i passi del talento. Di lì a breve, l'assist vincente per Higuain. 0-2 e tutti a casa. Dalla Scala di Milano a quella di Verona, Lorenzo il tenore continua a suonarle a quei razzistelli senza decoro che offendono il calcio e che fanno un po' di confusione storica: Giulietta non è napoletana, a prescindere dal fatto che, come canta(va) Claudio Villa, son tutte belle le mamme del mondo.
luca cirillo
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