GOAL - Dal Napoli alla Juventus: 10 cose che sono cambiate per Gonzalo Higuain

Juventus-Napoli sarà la partita speciale di Gonzalo Higuain: da stella del Napoli a gioiello della Juventus, ecco tutte le differenze dall'azzurro al bianconero
Juventus-Napoli sarà la partita speciale di Gonzalo Higuain: da stella del Napoli a gioiello della Juventus, ecco tutte le differenze dall'azzurro al bianconero, come analizzato dalla redazione di goal.com. Si parte dalle aspettative. Nel Napoli, al momento del suo arrivo gli si è chiesto di far dimenticare Edinson Cavani, uno da 104 reti in tre stagioni nel Napoli. Impresa riuscita abbastanza agevolmente, specialmente nell'ultima stagione, quella dei record. Lo Scudetto è sempre stato un sogno, più che un obiettivo, e tale è rimasto. Nella Juventus è stato l'acquisto più oneroso della storia del mercato italiano, il popolo bianconero s'affida a Gonzalo Higuain per cercare di vincere la Champions League. Un bomber di razza per cercare di mettere nuovamente le mani su un trofeo che a Torino manca dal 1996. Poi il modulo: da Benitez a Sarri, dal 4-2-3-1 al 4-3-3, Higuain è sempre stato il riferimento offensivo numero uno nel Napoli, terminale principale di squadre abituate per DNA e caratteristiche a produrre gioco e occasioni in quantità. Come un bambino nel paese dei balocchi, l'uomo giusto al posto giusto. Nella Juventus: perno del reparto offensivo partenopeo, alla Juventus lo scenario tattico è differente. Mai con un solo terminale offensivo, sempre un'altra punta a supporto. E se la profondità raffigura il pane quotidiano del Pipita, sinora il numero 9 bianconero ha dovuto agire spesso spalle alla porta. Il coinvolgimento: nel Napoli, più che una semplice punta, è stato quasi una sorta di regista offensivo. Finalizzatore, sì, ma anche catalizzatore della manovra, quasi onnipresente nelle trame del Napoi, continuamente stimolato dai compagni. Il centravanti con più palloni giocati in Serie A nella passata stagione. Allegri predilige non concentrare il gioco su un unico tassello. E, seppur Higuain rappresenti l'eccellenza assoluta, la manovra bianconera contempla varie trame. Insomma, tutti importanti ma nessuno imprescindibile. L'utilizzo. Nel Napoli: raramente lo abbiamo visto in panchina quando arruolabile. Il turnover – eccezion fatta per qualche circostanza estemporanea durante la parentesi Benitez – non l'ha mai interessato da vicino. Nell'ultimo campionato, tanto per capirci, Gabbiadini non è mai partito titolare con Higuain a disposizione. Nella Juventus, invece, le cose stanno andando diversamente. Uno come il Pipita, si sa, è allergico alla panchina. Ecco perchè, per esempio, quella di Milano contro l'Inter s'è rivelata una scelta errata da parte di Allegri. Prima Higuain e poi gli altri. In poco tempo l'attaccante argentino è riuscito a stabilire le gerarchie. I partner: da Callejon a Mertens, da Insigne ad Hamsik, in azzurro Higuain ha sempre potuto godere di grandi compagni di reparto. Godere nel vero senso della parola, perchè – per quanto spesso e volentieri lo stesso Pipita li abbia mandati in porta – tutti hanno sempre giocato in funzione dell'argentino, in funzione dell'assist vincente. Unico e insostituibile nella precedente esperienza, ritornello simile a Torino. Con il connazionale Dybala, infatti, Higuain sulla carta costituisce una delle coppie più forti d'Europa. In campo, tuttavia, va ancora oliato qualche meccanismo. La mimica: a Napoli occhi attenti hanno sempre scrutato le partite di Higuain in ogni dettaglio, che il pallone fosse tra i suoi piedi o lontano: il linguaggio del corpo del Pipita non è stato mai banale. Ne sanno qualcosa i compagni, spesso oggetti di rimproveri e rimbrotti. A metà tra leader e prima donna. A tratti nevrotico nella sua esperienza a Napoli, alla Juventus il copione sembrerebbe essere drasticamente cambiato. D'altronde, le regole ferree dello spogliatoio bianconero non perdonano. E il Pipita ha appreso perfettamente le linee guida su come stare in campo. Il mister: Benitez ha favorito il suo arrivo a Napoli, ma è stato l'incontro con Sarri a dare la svolta alla carriera di Higuain in un momento delicato. "E' come mio padre", ha raccontato più volte l'argentino per provare a spiegare il rapporto speciale con il tecnico toscano. Finito poi bruscamente, senza neanche una telefonata di saluti. Cresciuto vistosamente grazie agli insegnamenti di Sarri nella passata stagione, Higuain ha costruito nel breve termine un ottimo rapporto anche con Allegri. Ma in questi casi la gestione è tanto semplice quanto banale. Campione allo stato puro. La media: Higuain ha rappresentato il colpo più importante della storia del Napoli e il volto più spendibile dal punto di vista mediatico. Esposizione che è andata in progressivo e inevitabile calando nel corso dell'ultima stagione – nonostante il record di goal – con l'avvicinarsi del mercato e l'irrigidirsi nei rapporti tra l'entourage del giocatore e la società. Higuain in bianconero si presenta davanti ai microfoni con una certa continuità: parole in libertà durante la settimana e analisi post gara. D'altronde, in virtù dell'esoso colpo messo a segno, la Juventus punta a far diventare Higuain il simbolo mediatico, in Italia e fuori dai confini nostrani. E il diretto interessato pare essersi calato perfettamente nella parte. I social: Higuain non è mai stato un grande 'animale' da social. Nella sua esperienza partenopea sono state piuttosto sporadiche le uscite tra Twitter e Instagram: l'ultima riconducibile al Napoli è del 17 dicembre 2015, in occasione della presentazione del calendario del club. Poi solo Argentina, fino alla Juventus. Nel 2016, in virtù dell'ascesa dei social media, un calciatore non può pensare di vivere all'insegna dell'anonimato. Twitter e Instagram stanno accogliendo i pensieri e i momenti del centravanti argentino con maggior frequenza, anche grazie alla complicità di compagni più 'disinvolti' come Dybala ed Evra. La città: la vita privata dell'idolo di turno, a Napoli, può risultare complicata. Eppure per Higuain non ha mai rappresentato un grosso problema. Si è integrato bene, evitando bagni di folla ma senza rinunciare a coltivare rapporti e amicizie che sono rimasti saldi anche dopo il trasferimento in bianconero. A differenza di Napoli, città passionale e affezionata ai suoi beniamini in modo quasi spasmodico, un professionista a Torino può condurre la vita in maniera più distaccata. Aspetto positivo che contraddistingue da sempre il capoluogo piemontese.







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