"Geografia del calcio", la cattiveria sul Napoli e la scusa dei perdenti a prescindere

Il Napoli di Luciano Spalletti inizia a far paura alle rivali in chiave scudetto. Gli 8 punti di vantaggio sono un primo allarme e nell'aria si sente chiaro il rumore dei "nemici".
Il calcio italiano è influenzato in modo fin troppo evidente dalle pulsioni che attraversano la nostra società e riflette in maniera speculare la condizione economico-sociale del paese. Che l'Italia non sia unita sotto molti punti di vista, non è di certo un mistero e il divario interno, che è un unicum nel panorama dei Paesi economicamente avanzati, incide anche nel calcio. La "questione meridionale" è viva anche nel pallone e come scrive Angelo Forgione, giornalista, storico e scrittore, nel suo libro "Dov'è la Vittoria", non è un caso se quasi tutti gli scudetti sono arrivati nelle città più ricche e potenti del Nord, soprattutto Milano e Torino. Napoli e Cagliari sono le uniche squadre del Sud ad aver vinto il tricolore. In totale solo 8 gli scudetti strappati al Settentrione (a Napoli e Cagliari vanno aggiunte Roma e Lazio) da quando c'è la Serie A. Una vera e propria anomalia.
Eppure c'è qualcuno che, dopo un rigore nettissimo assegnato al Napoli contro l'Empoli (ginocchiata netta in area che sbilancia Osimhen), parla di "geografia del calcio che cambia". E' forse un modo per dire che prima certi rigori li davano soprattutto alle squadre del Nord e adesso anche ai partenopei? Ma quella degli arbitri, tra l'altro, non era la scusa dei perdenti? E' evidente il fastidio che provoca la squadra di Luciano Spalletti alle avversarie, giornalisti al seguito compresi. Siamo davanti alle solite cattiverie gratuite in luogo dei doverosi e meritati complimenti a chi sta giocando il miglior calcio in Italia e tra i migliori anche in Europa. Cambia la geografia del calcio, forse, anzi per niente, ma quel che non muta mai è un certo tipo di atteggiamento da parte di chi orienta la propria professionalità in base alla cartina.








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