Garcia, 70 minuti di nulla o poco più e poi il Napoli in versione "disperazione"

Rudi Garcia sembra un po' in confusione con la squadra che ha vissuto di fiammate, ma solo dopo aver incassato due gol. Un cambio grida vendetta.
E' presto per analizzare il lavoro di Rudi Garcia che ha un compito davvero ingrato, ovvero allenare il Napoli campione d'Italia che, come era facile immaginare, avrebbe avuto non poche difficoltà emotive nel passaggio da un tecnico maniacale come Luciano Spalletti ad un altro con idee molto diverse negli sviluppi soprattutto a centrocampo e considerando l'assenza pesantissima di Kim che - inutile nasconderlo - era un notevolissimo valore aggiunto all'impianto di gioco nel cucire i reparti con diagonali rapidissime.
Fatta questa premessa, i numeri dicono che la squadra ha totalizzato 7 punti in 4 partite. Nè tanto nè poco, ma nel complesso ci si aspettava di più considerando il valore assoluto degli avversari. Transeat per il secondo tempo contro la Lazio, ma i 70 minuti contro il neopromosso Genoa fatti di niente o poco più, soprattutto di confusione, non lasciano ben sperare. E poi se la squadra è riuscita a riacciuffare gli avversari che erano avanti di due gol, è più per un discorso di orgoglio e di qualità - magari "disperazione" - che di organizzazione tattica. I cambi sono stati decisivi, certo, ma quando il miracolo sembrava possibile, ovvero la vittoria, è arrivato il "colpo di genio": fuori Kvara, dentro Zerbin e non ad esempio Lindstrom o Simeone. Nulla contro Zerbin, ci mancherebbe, ma che senso ha questa mossa?






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