Equivoco tattico su Hojlund, non è una prima punta. Le metriche del danese
Ecco perché Rasmus Hojlund non è una prima punta, l'equivoco tattico sull'attaccante danese che in pochi hanno rivelato. Analizziamo dati e metriche.

La stagione del Napoli volge ormai al termine, e tanti sono i temi che ha generato questa annata degli uomini di Conte. In molti hanno rilevato come, per il secondo anno di fila, uno dei problemi principali dei partenopei sia stato rappresentato dalla scarsa prolificità dell’attacco, che al momento, con 52 reti all’attivo, rischia di chiudere con un fatturato peggiore di quello della scorsa stagione, terminata con 59 realizzazioni. Eppure gli investimenti nel reparto avanzato non sono stati pochi. Su tutti, gli acquisti di Lucca e, dopo il grave infortunio di Lukaku, quello roboante di Rasmus Hojlund. Molto si è discusso del flop legato all’acquisto oltremodo oneroso di Lorenzo Lucca, poco o niente del deficitario rendimento di Hojlund, le cui grigie prestazioni, che durano da un bel po', sono state sempre giustificate, con parziale condivisibilità da parte nostra, dalla scarsa capacità della squadra nel servirlo a dovere.
I dati e l'equivoco tattico su Hojlund
Tuttavia è ormai da qualche mese che, da queste colonne, andiamo evidenziando le difficoltà incontrate dal forte attaccante danese, tanto dal punto di vista realizzativo, quanto da quello della prestazione pura. Sempre più spesso anticipato dal suo francobollatore, quasi sempre perdente nei duelli spalle alla porta, raramente innescato nella modalità giusta dai compagni, in virtù di un modello tattico, quello di “Lukakiana” memoria, che vede il bomber di turno quasi sempre a fare a sportellate e da boa per gli inserimenti dei compagni. Il nostro pensiero, ribadito a più riprese in questi mesi, anche quando al principio il centravanti andava a segno con una certa regolarità, è sempre stato chiaro e netto: Rasmus Hojlund non è una prima punta e, di certo, meno che mai può esserlo in una squadra di Antonio Conte e in un sistema che non contempli la presenza di due punte, o al massimo di una punta e di una sottopunta. E i numeri, alla lunga, dicono sempre il vero.
Le cifre del tracollo di Hojlund
L’impressione, netta, che avevamo avuto già nei mesi scorsi, viene confermata in maniera anche più eclatante dal trend realizzativo del danese. I dati, quelli più semplici, parlano chiaro. Hojlund, dal primo gennaio 2026, ha giocato con la maglia del Napoli un totale di 22 partite. Nelle due in Champions League è andato a segno una volta, in quella di Coppa Italia è rimasto a secco. In campionato, 19 gare con 4 reti all’attivo, un dato certamente insufficiente per un centravanti. Dato ancor più preoccupante se consideriamo che una rete è stata realizzata su calcio di rigore (a Genova penalty tirato molto male) e che le gare in cui il centravanti partenopeo è andato a segno sono state in tutto solo 3, visto che proprio a Genova Hojlund fu autore di una doppietta. Quindi, soltanto in 3 partite di campionato su 19, l’ex Manchester United ha realizzato una rete e non va a segno dal 14 marzo scorso contro il Lecce.
Le metriche "sconvolgenti"
Ma dati ancor più forti vengono fuori dall’analisi di alcune metriche avanzate, che sono quelle utilizzate per analizzare più specificamente il ruolo di attaccante. Attualmente, in Serie A, per xG senza rigori, classifica dominata da Nikola Krstovic con 0,74, Hojlund figura alla posizione 21 con 0,31, dietro al suo compagno di squadra McTominay – diciannovesimo con 0,22 – e ben dietro all’ex azzurro Giovanni Simeone – decimo con 0,39 -. Dato ancora più forte, cha abbiamo provocatoriamente voluto evidenziare, quello di Lucca che, con 0,55 di media, risulta addirittura quarto alla pari con Lautaro.

Anche il parametro relativo alla media dei tiri totali scagliati verso la porta avversaria, conferma la scarsa attitudine, almeno in questo sistema tattico, del forte centravanti danese. Nella graduatoria guidata anche in questo caso da Krstovic con media 5,21, Hojlund figura addirittura alla posizione 55 con media 1,99 tiri a partita. Davanti a lui, tra gli altri, undicesimo Scott McTominay con 3,25, dodicesimo il solito Simeone con media 3,18, ma davanti a lui anche altri due compagni di squadra: Giovane – ventunesimo con 2,2 di media – e Politano – alla posizione 52 con media 2,02 a partita -. E Lorenzo Lucca? Il tanto bistrattato attaccante ex Udinese, con media tiri a gara di 3,25, è undicesimo a pari merito con McTominay.

Affinando ancora di più la nostra analisi, abbiamo preso in esame anche la graduatoria relativa alla media dei tiri nello specchio della porta. Krstovic, manco a dirlo, primeggia con media di 1,79, ma non mancano le sorprese. Il primo degli azzurri in graduatoria è il brasiliano Giovane, decimo con media 1,3, a precedere l’ex Simeone con 1,23. Segue il solito McTominay – quattordicesimo con media 1,14 – e con Hojlund addirittura quarantesimo con media di 0,76, appena preceduto dal dato di Lorenzo Lucca, per lui 0,77 di media.

Le polar chart chiariscono ogni dubbio
Infine, non contenti dei dati emersi di cui sopra, abbiamo voluto analizzare altre metriche specifiche, rappresentate in due Polar Chart.
In una prima abbiamo comparato i dati di Hojlund con quelli di Krstovic. Per essere più chiari proviamo a spiegare alcune voci non proprio di immediata comprensione.

La voce xG Build Up p90, che mostra un valore di 0,17 in questo caso per entrambi, è una metrica statistica avanzata che misura il contributo di un giocatore alla costruzione di azioni offensive pericolose, senza però includere le azioni finali (tiro o ultimo passaggio). Un alto xG Build Up p90 indica un giocatore che è costantemente coinvolto in sequenze di gioco che portano a tiri di alta qualità.
La voce G90, valore in azzurro 0,55 per Krstovic e in verde 0,39 per Hojlund, indica la media reti per novanta minuti.
Gli xG90, mostrano i gol attesi per novanta minuti, palesando un dato di 0,82 per l’atalantino contro 0,43 per l’azzurro.
La voce Sh90 è la media dei tiri totali in porta per 90 minuti, e ancora una volta mostra una supremazia di Krstovic (5,23) su Hojlund (2).
La metrica A90, media assist per 90 minuti, vede un valore addirittura doppio (0,22) del croato sul danese (0,11).
Dato confermato anche dalla metrica xA90, ossia media assist attesi per 90 minuti, con 0,15 a 0,09, naturalmente a favore di Krstovic.
Nella metrica avanzata xP90 - "Passes lead to shot per 90" (traducibile come "passaggi che portano a un tiro ogni 90 minuti") utilizzata per misurare la capacità di un giocatore di creare occasioni da gol per la propria squadra, permettendo in buona sostanza di individuare i "creatori di occasioni" (chance creators) all'interno di una squadra, vediamo come i due siano più vicini: Krstovic con 1,10, Hojlund con 1,04.
Infine, abbiamo inserito nella comparazione la metrica avanzata xG Chain (90), utilizzata per misurare il contributo complessivo di un giocatore alla fase offensiva della propria squadra, normalizzata su 90 minuti per rendere i dati confrontabili. A differenza degli xG standard (che misurano solo la pericolosità del tiro), la xG Chain valorizza anche il lavoro di costruzione precedente al tiro stesso, permettendo, in sostanza, di misurare quanto un giocatore è fondamentale nel far arrivare la propria squadra alla conclusione, calcolato su base oraria (90 minuti). Ebbene, anche in questo caso Krstovic, con valore di 1,00, sovrasta Hojlund, con valore di 0.63.
La provocazione
In una seconda Polar Chart, abbiamo voluto provocatoriamente mettere a confronto le stesse metriche relative a Lorenzo Lucca e a Rasmus Hojlund.

Come si può notare, il danese prevale in due sole voci: quella relativa alla media assist per 90 minuti – 0,11 contro lo zero di Lucca - e nella metrica xP90 dei passaggi che portano a un tiro ogni 90 minuti, con una media di 1,04 contro 0,54. Sostanziale equilibrio per G90 – goal per 90 minuti – 0,39 a 0,36 per Hojlund –, mentre in tutte le altre metriche prevale, a sorpresa, il calciatore attualmente in prestito al Nottingham Forest, con il dato più eclatante che riguarda la metrica Sh90 della media dei tiri nello specchio della porta: 3,25 contro 2 di media del danese.
Conclusioni
Cosa viene fuori da quanto analizzato? Forse che Lucca sia più forte di Hojlund? Oppure Krstovic sia di un’altra categoria rispetto al danese? Nulla di tutto ciò. Piuttosto, abbiamo voluto utilizzare anche l’arma della provocazione, per evidenziare due cose:
1. Il Napoli ha bisogno di un vero centravanti e uno come Krstovic potrebbe essere il prototipo giusto;
2. Hojlund, e i dati lo dimostrano, non è da considerarsi una prima punta. Il danese è un giocatore fortissimo se attivato nella profondità e nello spazio, mai spalle alla porta. A prescindere dal tecnico che allenerà il Napoli nella prossima stagione, la sua ideale collocazione tattica sarebbe in un sistema in cui possa agire a supporto di una prima punta centrale sia esso 1-4-4-2 oppure 1-3-4-1-2, oppure, meglio ancora, in una struttura tipo 1-4-2-3-1, in cui possa agire da sottopunta, partendo quindi quasi sempre fronte alla porta e arrivando alla conclusione in velocità.
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