Due campi, due vergogne e lo stesso odio verso Napoli: non chiamateli sfottò!

Alcuni "tifosi" (ma non sono pochi) del tifoso vero non hanno nulla. Non sanno gioire, non sono capaci di creare: l'unica cosa che li contraddistingue è l'odio.
Alcuni "tifosi" (ma non sono pochi) del tifoso vero non hanno nulla. Non sanno gioire, non sono capaci di creare: l'unica cosa che li contraddistingue è l'odio. Loro non tifano per la loro squadra, ma vomitano veleno contro ipotetici avversari. Sconfinano, vanno oltre il calcio. Anzi, per loro il calcio è solo un pretesto per mettere in gola pensieri balordi da far venire fuori come l'aria in un rutto libero. Quando a Marassi, dove il Napoli era impegnato contro la Sampdoria, è arrivata la notizia del vantaggio della Roma contro il Genoa all'Olimpico, nei due stadi, all'unisono, si sono levati cori contro i napoletani con il solito Vesuvio scomodato a sproposito: in un attimo lo stesso odio, un identico squallore senza maglia. E, per piacere, non chiamateli sfottò: quei "cori" sono la spia di un problema enorme. Romanisti e blucerchiati, in quell'istante erano la stessa cosa, impossibile distinguerli: non c'era il pallone sullo sfondo, ma solo una bellezza, quella di questo sport meraviglioso, violata, stuprata.








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