Conte sotto accusa per gli infortuni, ma il vero "responsabile" è un altro. Cosa fa Vlahovic?

I tanti infortuni in casa Napoli hanno generato una vera e propria caccia alle streghe con il tecnico leccese finito sul banco deli imputati.
Sono davvero tanti gli infortuni per il Napoli in questa stagione. Da Lukaku a Meret, da De Bruyne ad Anguissa e via via Gilmour, Spinazzola, Gutierrez e gli altri che hanno poi via via recuperato come Rrahmani, Buongiorno, Politano e via discorrendo.
Antonio Conte, tecnico dei partenopei, è finito sotto accusa per i carichi di lavoro "eccessivi", ma la verità - in linea generale - è sotto gli occhi di tutti: il calendario è il vero "responsabile" perché sempre più fitto di partite tra campionato, coppe nazionali ed internazionali e, per i calciatori più forti, gli impegni con le rispettive nazionali. Oltre 60-65 partite, poi chiaramente dipende dal cammino della squadra e in certi casi le gare aumentano.
Gli infortuni muscolari purtroppo capitano a tutti. L'ultimo caso grave riguarda Vlahovic della Juventus, che ha rimediato un infortunio all'adduttore lungo con lesione. Tale muscolo si trova nella zona della giunzione muscolo-tendinea, la più vulnerabile e che ci impiega più tempo a guarire. Inoltre il rischio di una recidiva è alto secondo il dottor Matteo Vitali, medico ortopedico specializzato in traumatologia sportiva e responsabile dell'ambulatorio Sportgevity - Genos IRCCS Ospedale San Raffaele, che ha rilasciato un'intervista al Corriere dello Sport.
Queste le sue parole su Vlahovic che non ha ancora deciso se operarsi o meno: "Ci sono due strade: la prima è il trattamento conservativo, per cui il paziente non rientra prima di due-tre mesi, come ha deciso anche Lukaku per un tipo di infortunio diverso. L’alternativa è l’intervento chirurgico, nel caso in cui la lesione rischi di ritornare. Ma bisogna sottolineare che anche in questo caso non si accelerano i tempi di recupero: si riducono però i rischi di ricaduta. Anche con l’intervento, nel migliore dei casi, servono due mesi e mezzo o tre, come nel caso di De Bruyne, infortunato al bicipite femorale. La scelta in questo caso viene fatta in base al numero di fibre lesionate".






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