Biasin: "Due cose su Sarri. Le parole di Berlusconi e quello che c'è sotto"

Il giornalista Fabrizio Biasin, capo dei servizi sportivi del quotidiano Libero, ha espresso alcune considerazioni nel suo consueto editoriale.
Il giornalista Fabrizio Biasin, capo dei servizi sportivi del quotidiano Libero, ha espresso alcune considerazioni nel suo consueto editoriale per tuttomercatoweb.com: "Il Napoli continua ad affidarsi al 'gioco' collettivo, ormai una sicurezza firmata Sarri, e vincendo a Udine è tornato a due punti dal 2° posto. Alla cooperativa del gol si è finalmente iscritto anche Insigne dopo un digiuno di 223 giorni, che con una doppietta ha portato a 23 i gol segnati dalla squadra partenopea in campionato, uno solo in meno della scorsa stagione dopo 13 giornate. Un dato significativo considerando la partenza di Higuain e l'infortunio di Milik che certifica la bontà del lavoro del tecnico, per una squadra che davvero gioca a memoria e che mercoledì al San Paolo non potrà sbagliare il match point per la qualificazione agli ottavi di Champions contro la Dinamo Kiev". Sul Milan ha poi aggiunto: "Dopo le parole di Berlusconi, i recenti e reiterati saluti di Galliani hanno lo stesso valore dei tronisti che 'Maria, lascio lo studio'. Parliamo di Milan, magari non del derby che tanto sapete già tutto. A guardar bene sapete tutto anche del pre e post gara: Berlusconi arriva allo stadio, si gode la giusta celebrazione della curva, sentenzia a tarda notte: 'Resto da presidente solo con poteri decisionali su mercato e scelte tattiche'. E magari con Galliani. Come se l'omaggio della Curva Sud, che doveva suonare come un "grazie e arrivederci", in realtà avesse riattizzato le voglie di pallone del presidente. Non è affatto così, ma la sensazione è che a pochi giorni dal famigerato closing ci sia ancora chi lavora 'sottotraccia'. L'1 novembre scorso, proprio in uno di questi mionchioneschi editoriali, scrissi così: 'Dalle chiacchiere alle frecciate, sono risuonate assai forti le parole di Galliani (O amministratore delegato o niente). C'è chi sostiene che in seno al Milan sia in corso una nuova guerra intestina tra lo storico dirigente e il gruppo di lavoro guidato da Fassone, pronto a subentrare. Quella dell'attuale amministratore delegato non sarebbe solo una considerazione legittima (dopo 30 anni non avrebbe alcun senso cambiargli ruolo), ma la volontà di convincere la futura proprietà a mantenere lo status quo ai danni dello stesso Fassone'. Com'è come non è, le dichiarazioni dell'altra notte hanno donato un altro sapore ai saluti di commiato di Galliani, che ora appaiono meno 'rassegnati'. Ora, ben sapendo che l'ibrido 'Gallione' (il famoso "mostro mitologico" metà Galliani e metà Fassone) mai potrà prendere possesso di via Rossi, i casi sono 2: 1) Si va avanti con il piano cinese e Fassone fa il suo mestiere (l'amministratore unico, come da contratto). 2) Il Berlusca convince i cinesi e praticamente cambia nulla. Possono i nuovi investitori accettare una situazione secondo cui il mercato lo fanno Berlusconi e Galliani, la tattica Berlusconi e Galliani, ma i soldi li mettono gli ipotetici 'Pechinoni' e 'Shangani'? No, non possono. Ecco perchè, l'uscita dell'altro ieri non fa altro che intorbidire ulteriormente una situazione già poco limpida. Le due nature rossonere (quella 'pro-cinesi' e quella 'pro-status quo') continuano a combattere virtualmente a suon di annunci e dichiarazioni, il dato di fatto è che il fatidico '13 dicembre' metterà una pietra su quanto sta accadendo: il closing significherebbe "via alla nuova era con i cinesi, Fassone, Mirabelli e il famoso ex rossonero', un nuovo slittamento alimenterebbe il partito di quelli che 'ci stanno prendendo per il popò' e azzererebbe le speranze di vedere arrivare a gennaio quei rinforzi indispensabili per inseguire il sogno Champions. Di sicuro sappiamo due cose: Fininvest sta organizzando la - definiamola - 'cerimonia del 13 dicembre', segno che o sono tutti parte di una clamorosa messinscena o effettivamente qualcosa di concreto bolle in pentola. La seconda è che evidentemente c'è chi spera/sa che la firma non è così prossima e la 'nuova era' ancora è lontana. In chiusura il punto di vista 'del giornalista all'arrembaggio'. Molti dicono di sapere e si sbilanciano: chi da una parte, chi dall'altra. La conclusione è che, forse, 'la certezza è l'incertezza' e meglio sarebbe fare un passo indietro. Il sottoscritto - che non ha parenti cinesi e men che meno ad Arcore - dopo lunga e spericolata ricerca preferisce osservare. Se legittimamente volete certezze, affidatevi a chi - buon per lui - ne ha".







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