Beccantini: "Il Napoli ha chiuso un libro: ricordate col Pescara? Carestia Milan. C'è una tendenza"

Il noto giornalista Roberto Beccantini, come di consueto, ha analizzato i temi caldi della Serie A per Eurosport Italia.
Il noto giornalista Roberto Beccantini, come di consueto, ha analizzato i temi caldi della Serie A per Eurosport Italia. "L'abbiamo detto più volte che questo campionato ha troppe squadre e l'impressione è che il divario tra le big e le altre sia addirittura aumentato. Scritto e riscritto che venti squadre sono un obbrobrio tecnico ovunque e comunque, ho l'impressione che le distanze tra le grandi e le piccole siano addirittura aumentate. Siamo appena alla quarta ed è possibile che mi sbagli. Resta la traccia. Prendete la Juventus. Dal Genoa, un anno fa, era stata asfaltata (3-1). Ha vinto 4-2, rimontando addirittura un paio di gol. E poi Dybala: tripletta a Marassi e tripletta con il Sassuolo (ei fu), uno di destro e cinque di sinistro, a conferma di una statura che nei nostri cortili risulta titanica e in Europa un po' meno (penso a Cardiff, al Camp Nou di martedì: anche se in casa con il Barcellona, ad aprile, riuscì a "pesare" più di Messi). A Crotone, l'Inter di Pioli aveva perso male. L'Inter di Spalletti ha sofferto, sì, ma alla fine 2-0. Le parate di Handanovic, d'accordo. Più o meno come le diavolerie di Dybala. Numero uno o numero dieci: l'importanza dei singoli. http://it.eurosport.com/calcio/serie-a/2017-20E il Napoli? Ha già cinque punti in più. Nel campionato scorso, debuttò con un pareggio nella tana di una neo-promossa, il Pescara (2-2). Questa volta, sul campo della matricola Verona: 3-1 facile facile. E con l'Atalanta al San Paolo era stato addirittura sculacciato (0-2). Altra musica, prima della sosta: da 0-1 a 3-1. Stava soffrendo: il gran gol di Zielinski non voltò semplicemente la pagina: chiuse un libro e ne aprì un altro. Il 6-0 al Benevento è un inno all'orchestra Sarri (15 reti, già il miglior attacco), oltre che la conferma della fragilità dei rivali, ancora a zero. A Bergamo, la Roma era stata toreata (2-1). Una punizione di Kolarov, proprio al debutto, le ha regalato un successo prezioso. L'Atalanta di Gasperini rimane una squadra d'assalto, come ribadito dall'"Evertonicidio", ma non ha più Conti, Gagliardini, Kessiè e non ancora Spinazzola. Quanto all'Hellas, il 17 gennaio 2016 tenne a battesimo lo Spalletti bis: sabato sera, da Nainggolan al doppio Dzeko, è finita "solo" 3-0 per pura fatalità. Lo stesso Milan, reduce dalla carestia laziale e la vendemmia viennese, ha regolato quell'Udinese che, nell'ultima a San Siro, l'aveva sorpreso e affondato. C'erano una volta Thèrèau e Zapata. Parlo in generale. Unica eccezione, lo 0-0 che la Lazio ha "concesso" alla Spal. Lazio poi capace di battere il Genoa in trasferta. Genoa che, ad aprile, le aveva imposto il 2-2. Un settembre fa non c'era nessuno a punteggio pieno, oggi ce ne sono tre (e con un solo confronto diretto, Roma-Inter 1-3). La tendenza è questa. Non capitava da 57 anni. A me le piccole sembrano più deboli: a voi? Per concludere, un ricordo di Eugenio Bersellini. Se n'è andato a 81 anni, fu l'allenatore che nel 1980 firmò il dodicesimo scudetto dell'Inter, l'Inter di Altobelli, da lui suggerito alla società, e del "Becca", e nella primavera del 1983, al Toro, timbrò una romanzesca rimonta nel derby: da 0-2 a 3-2 in tre minuti. Lo chiamavano "sergente di ferro" per il suo rigore quasi francescano. Badava al sodo senza trascurare la vitalità del calcio. Di un altro secolo, ma tutt'altro che un vecchio arnese".







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