"Basta, lascio il calcio e la Lazio: trattato come una merda. Troppi stranieri"

"Ma quando ti senti dire che dopo un crociato rotto non sei sicuro di avere le cure della società perchè non hai il contratto, quando non puoi mangiare a Formello nei giorni di doppia seduta..."
Filippo Cardelli, classe 1998, arrivato alla Lazio da due anni, fino agli Allievi Regionali Fascia B giocava nel Futbolclub (allenato anche da un ex laziale, Roberto Baronio) ha detto basta. Non giocherà più nella Lazio, proprio quando sembrava essere arrivato il suo momento in Primavera: un lunghissimo sfogo, dove c’è il sogno infranto di un ragazzo, ma dove ci sono anche tante accuse alla Lazio, “colpevole” di aver tesserato troppi giocatori stranieri.
“Dopo 10 anni di sacrifici lascio il calcio - scrive Cardelli -. Ci tengo a chiarire che non ho avuto nessuna divergenza con l’allenatore (Andrea Bonatti, ndr) come è stato scritto, anzi il mister è sempre stato onesto con me. Lascio perché sinceramente questo non è più lo sport di cui mi sono innamorato da bambino. Non vedo che senso abbia giocare nella Lazio Primavera e essere circondato da stranieri, e non solo, essere trattato pure come una merda, dopo tutti i sacrifici che ho fatto. Finché si tratta di rinunciare agli studi, agli amici, alle ragazze, è tutto accettabile perché ho un sogno, e il mio sogno viene prima di tutto. Ma quando ti senti dire che dopo un crociato rotto non sei sicuro di avere le cure della società perché non hai il contratto, quando non puoi mangiare a Formello nei giorni di doppia seduta perché non hai il contratto, quando non puoi andare in palestra a migliorarti perché non hai il contratto, quando non ti pagano la visita medico agonistica perché non hai il contratto, ti cascano le palle e rimangono per terra. Ed ovviamente gli stranieri hanno il contratto e guadagnano anche tanto... Non ho mai giocato a calcio per i soldi ma solo per la felicità di far parte di un gruppo di amici che lottano per un obiettivo comune, ho giocato a calcio per il desiderio di poter dire “cazzo ce l’ho fatta”, sono arrivato. La Serie A è piena di stranieri, il calcio degli italiani è morto, e sinceramente se devo essere trattato come uno straniero in patria preferisco andarmene”.







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