"Baggio non arriva a Napoli? Ne abbiamo un altro". Da Ronaldinho agli inferi, l'ultimo Ferlaino

Il Napoli della stagione 1996-97 fu la fotografia perfetta del "vorrei ma posso" prima della inesorabile retrocessione dell'anno dopo.
Se c'è una "cosa" che non si può proprio contestare all'ex presidente del Napoli, Corrado Ferlaino, è la voglia di portare in azzurro calciatori forti, magari anche sconosciuti, grazie ad una rete importante di osservatori di primo livello. Accadde così che nell'estate del 1996, dopo l'insediamento di Gigi Simoni in panchina, sulla scrivania del presidente arrivarono due relazioni, entrambe di calciatori brasiliani: da un lato un giovane funambolo del Botafogo, di 21 anni, già nel giro della nazionale convocato anche per la Copa America del '95, dall'altro un sedicenne del Gremio abile nel freestyle e con un talento pazzesco e stimmate da fenomeno che si vedono anche a 100 km di distanza.
Il primo era Beto, il secondo... Ronaldinho. Corrado Ferlaino gradiva entrambi, ma alla fine chiuse per Beto anche perché aveva intenzione di affidarlo subito alle cure di Simoni. Joubert Araujo Martins, classe 1975, arriva così a Napoli con il pubblico che si innamora subito di lui aggrappandosi alla speranza di rivedere classe pura al San Paolo sulla scia, se non di Maradona, almeno di Zola. E infatti a Beto viene consegnata la 10 di Maradona. Un peso enorme. In quegli anni il campionato italiano è ancora considerato uno dei più difficili e belli al mondo e Beto, pagato 6 miliardi di lire, è chiamato a far vedere subito le proprie qualità. Nella stessa estate, lo ricordiamo, in Serie A arriva anche un certo Zinedine Zidane, pagato 7,5 miliardi dalla Juventus e strappato al Bordeaux.
Beto inizia alla grande. Si fa apprezzare per la capacità di giocare con entrambi i piedi e per la qualità tecnica. Il 29 settembre 1996 stende la Sampdoria con una saetta che parte dal suo sinistro dopo un tunnel ad un avversario e che termina all'incrocio dei pali. Ancora a segnao il 17 novembre nel 4-2 rifilato al Perugia al San Paolo. Il Napoli di Simoni vola e si sistema nei quartieri altissimi della classifica a pochi punti dalla capolista Juventus. Poi arrivano le vacanze natalizie e la nostalgia del Brasile rompe l'incantesimo. Beto parte per il suo paese dopo la vittoria del Napoli sulla Lazio, gol di Cruz. Il calciatore era atteso in Italia il 31 dicembre, ma senza avvertire nessuno (all'epoca non c'era nemmeno WhatsApp), si presenta il 2 gennaio a Napoli. "Volevo stare un po' di tempo con la mia famiglia", queste le sue parole. La comprensione non manca, ma arrivano multa e panchina per Fiorentina-Napoli.
La squadra lo sostiene, capisce che ha talento e che è giovane. Ma Simoni inizia a studiarlo: "Ti sei allenato in Brasile?". "No, però ho fatto tre partitelle in spiaggia con gli amici”, Beto aveva tutto per esplodere e per rovinare se stesso. Ma purtroppo emerge la seconda attitudine: commette un fallo di mano inutile contro l'Inter e si fa espellere. Il Napoli perde e da quel momento qualcosa si rompe. Ma non solo per Beto. Il Napoli, che si era avvicinato alla vetta della classifica con una squadra di buon livello, ma non certamente una corazzata, perde via via posizioni in classifica e si avvia pericolosamente verso le zone basse della parte destra. Riesce con qualche guizzo qua e là a salvarsi, e prova a riscattarsi con la Coppa Italia. Il Napoli batte in semifinale l'Inter grazie anche ad un gol di Beto (1-1 all'andata, 1-1 al ritorno, gara decisa ai rigori), che intanto ha perso certezze e un ruolo da titolare. Finale di coppa Italia Napoli-Vicenza.
Nel mentre, però, Gigi Simoni litiga con Corrado Ferlaino il quale ha scoperto la verità: il suo tecnico, convinto da Moratti, ha firmato per l'Inter a partire dalla stagione successiva. E così, prima della finale di Coppa Italia e al termine della sconfitta interna contro l’Atalanta, solleva Simoni dall'incarico e affida la panchina a Vincenzo Montefusco. Beto, alle prese con problemi fisici, chiede e ottiene di farsi visitare in Brasile. Ma torna nuovamente in ritardo (almeno 10 giorni) e questa volta porta con sè una fidanzata e un neonato.
Montefusco è intransigente e lo fa fuori: Beto salta sia Napoli-Vicenza al San Paolo (1-0, gol di Fabio Pecchia), sia Vicenza-Napoli (3-0 dopo i tempi supplementari). Napoli fuori dalle coppe e campionato chiuso al dodicesimo posto con 41 punti, 4 in più sulla zona retrocessione. Beto chiude la stagione proprio con un gol al Vicenza: 1-0. A giugno arriva in panchina Bortolo Mutti il quale mette subito le cose in chiaro: "Roberto Baggio a Napoli? Ho letto, ma so che lui vuole giocare il più possibile vicino a casa sua. No problem, il nostro Baggio sarà Beto”. Il Napoli, evidentemente, non aveva detto al nuovo allenatore che aveva intenzione di cederlo. Ed infatti, dopo poco viene ceduto al Gremio. Il Gremio di Ronaldinho. Da Ronaldinho all'ultimo Baggio, l'unico 10 arrivato a Napoli negli ultimi sussulti del Ferlaino presidente è la sintesi perfetta di quella squadra e di quella società che voleva ancora vivere ricordando i fasti del passato, ma che proprio non riusciva a risollevarsi. Un continuo vorrei ma non posso. E Beto fu la fotografia migliore-peggiore di quel periodo di transizione prima della retrocessione in Serie B e, qualche anno dopo, del fallimento.
Luca Cirillo








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