Alvino: "Disparità di trattamento tra Napoli e Inter, in un aspetto emerge la differenza di potere"
Carlo Alvino, giornalista, ha voluto sottolineare le differenze tra il club partenopeo e quello nerazzurro in relazione al rapporto con il mondo arbitrale.

Carlo Alvino, volto televisivo, ha fatto il punto su quanto accaduto in Serie A in relazione ai torti arbitrali subiti dal Napoli di Antonio Conte. Il noto giornalista ha posto l'accento sui rapporti di forza che si evincono tra i partenopei ed il club nerazzurro in relazioni al cosiddetto potere.
Queste le parole di Alvino: "C’è una differenza sostanziale di potere che emerge in modo lampante dalla disparità di trattamento tra Napoli e Inter nel rapporto con le designazioni, e questa cosa chiama in causa direttamente Rocchi e l’AIA. Dopo il caso Inter–Roma della scorsa stagione, con l’episodio su Bisseck e il vespaio di polemiche, il segnale più evidente arriva dalle date: dal 27/04/2025 Michel Fabbri, di fatto, sparisce dall’orbita nerazzurra e l’Inter non lo incrocia più per un periodo lunghissimo. Non parliamo di poche settimane: parliamo di un’assenza che arriva a coprire 26 gare di campionato, fino al punto che Fabbri tornerà a dirigere l’Inter solo domenica contro il Genoa, dopo mesi di “raffreddamento” totale. Prima di domenica si registra soltanto una presenza al VAR in Cremonese–Inter. Questo dato, da solo, racconta una premura “chirurgica”, a fasi alterne, che scatta quando la dirigenza nerazzurra alza il livello dello scontro e quando le dichiarazioni pubbliche — come quelle recenti di Marotta, secondo cui lo scudetto dell’Inter si sarebbe perso anche per quella decisione — accendono ancora di più i riflettori".
"Al Napoli, invece - ha aggiunto Alvino - succede spesso l’opposto: nonostante errori certificati e discussi, arbitri e varisti come Di Paolo, Marini, Colombo, Di Bello, Chiffi, Doveri, Aureliano, Gariglio e altri continuano a essere sistematicamente designati sia come arbitri di campo sia al VAR, con una continuità che stride con l’attenzione riservata ad altri casi. E qui il punto non è il tifo, ma la credibilità: perché se esistono criteri di opportunità, tutela e serenità ambientale, devono valere per tutti allo stesso modo. Se invece si attivano in modo selettivo — con date nette come 27/04/2025 e un rientro solo dopo 26 giornate della stagione successiva (2025/2026) — allora il messaggio che passa è inevitabile: non tutte le società pesano allo stesso modo e la “premura” di Rocchi e dell’AIA è più sensibile dove il potere è maggiore e più indulgente dove si può reggere l’urto delle proteste senza conseguenze. Finché le designazioni resteranno opache e non verificabili, ogni partita continuerà a portarsi dietro sospetti, tensioni e i famosi e inevitabili "retropensieri". Il destino dell’AIA, a questo punto, appare segnato: serve una rifondazione vera e, se non è in grado di garantire terzietà e trasparenza, va separata nettamente dal sistema di Serie A e Serie B, così come si sta parlando in questi giorni. Via il potere politico dalle mani di Rocchi e company".
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