A Napoli (ma non solo) è accaduto qualcosa di incredibile, che differenza con Milano e Torino
Un'esplosione collettiva che ha attraversato i vicoli, le piazze, la provincia e l'intera nazione. A Parma, a Padova, a Reggio Emilia... ovunque ci siano napoletani, si è fatta festa.

Quando vince Napoli, il Napoli incanta l’anima di un popolo. Non è solo calcio. È orgoglio, identità, memoria, riscatto. Il Napoli ha vinto lo scudetto. Uno scudetto conteso fino all’ultimo minuto, fino all’ultima giornata, spalla a spalla con l’Inter. Nessuna delle due squadre è riuscita, durante la stagione, a prendere il largo. E alla fine, quel punto in più in classifica ha consegnato al Napoli il titolo di campione d’Italia. È il quarto scudetto nella storia del club.
Ma non è solo la vittoria sportiva ad aver acceso i cuori. A Milano, in caso di vittoria dell’Inter, della Juve o del Milan, si riuniscono in piazza 5.000 persone. A Napoli, è successo molto di più, una cosa incredibile: Napoli è diventata superaffollata con quasi 3 milioni di persone in piazza e Napoli non conta 3 milioni di persone, meno di un terzo. Un’esplosione collettiva che ha attraversato i vicoli, le piazze, la provincia e l’intera nazione. A Parma, a Padova, a Reggio Emilia… ovunque ci siano napoletani, si è fatta festa.
Perché non si è celebrata solo una squadra. Si è celebrata un’identità. Napoli è stata, storicamente, una città derisa, marginalizzata, bistrattata. Un popolo che, dopo l’Unità d’Italia, ha subito umiliazioni, spoliazioni, e stereotipi velenosi. Eppure, i napoletani sono ancora lì, con una forza d’animo che lascia senza fiato. Un popolo che si è sempre rialzato. Che ha resistito a ogni forma di dominazione: dai francesi agli spagnoli, dai Borbone ai Savoia. Che è stato vittima, dopo l’Unità, di politiche che miravano a renderlo colonia.
Eppure non è mai crollato. Anzi. È uno dei pochi popoli che, durante la Seconda guerra mondiale, ha cacciato i tedeschi da solo, senza l’aiuto degli Alleati: le famose “Quattro Giornate di Napoli”. Ovunque si vada nel mondo, se un napoletano incontra uno straniero e gli viene chiesto “Sei italiano?”, risponde fiero: “Io sono napoletano”. Lo diceva anche Bud Spencer. E non era un vezzo. Era una dichiarazione di appartenenza. L’identità napoletana non si è mai spenta. È rimasta viva, fortissima, più forte delle ferite e delle ingiustizie. Per questo, quando il Napoli vince, non si festeggia solo un risultato sportivo: si festeggia una rivincita storica. Una città che troppo spesso è stata raccontata solo per la sua povertà o i suoi problemi, si mostra nella sua luce migliore: quella della passione, della bellezza, del senso di appartenenza. E forse la vera domanda è questa: com’è possibile che un popolo che hanno tentato di annientare in tutti i modi, oggi ancora sopravviva, e distrugga con la sua forza d’animo ogni barriera?
Forse, la risposta sta proprio lì, in quella piazza con 3 milioni di cuori che battono insieme. Napoli non è solo una città. È un’anima collettiva. È memoria e futuro. È una fede che non muore. È amore puro, che non ha bisogno di chiedere scusa. E ogni tanto, quando il Napoli vince, quel cuore si mostra in tutta la sua luce. E allora sì, il Napoli incanta l’anima di un popolo. (Achille Langella).
Napoli, Rios, Gila e Schjelderup: le trattative
Vuolo: "Le richieste di Conte per restare. Gila, Rios e Zirkzee a giugno"
Lukaku arriva a Napoli e se ne va, ma c'è un'ipotesi a sorpresa per il futuro
Napoli-Lazio: 0-2, disastro azzurro! I commenti del post-partita
"1 agosto 1926", coro e testo. Auguri Napoli, sono 99
"Sono napoletano", coro e testo
Guarda tutti i video pubblicati su AreaNapoli.it








