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Sarri, un uomo votato al lavoro che alla giacca preferisce la tuta


Pietroalessio di Majo,
Pubblicato nella sezione Calciomercato
Sarri, un uomo votato al lavoro che alla giacca preferisce la tuta

Memorabile la sua risposta alla domanda che gli arrivò un mese fa dagli studi di Sky Sport. Memorabile come il suo Empoli degli ultimi due anni, capace di imprese arrivate attraverso il gioco


"Qualcuno dice che lei non è giusto per un grande club, anche perchè la domenica va al campo con la tuta e non in giacca". La provocazione, se così vogliamo definirla, arrivò dagli studi di Sky Sport. Parliamo di un episodio che risale a un mesetto fa, quando Maurizio Sarri, nuovo allenatore del Napoli, veniva accostato al Milan. "A dirvela tutta, io trovo più ridicolo che si vada al campo in giacca, con abiti firmati e da serata di gala, magari tra pozzanghere e fango - rispose quasi infastidito l'allora tecnico dell'Empoli - Io faccio l'allenatore di calcio, il campo è il mio posto e la tuta è la mia divisa da lavoro. Se questa cosa di me non piacesse, me ne farò una ragione".


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Difficile dargli torto, dopo tutto. A uno come lui, che si è fatto le ossa nei campi di periferia e nelle categorie inferiori, per poi meritarsi la vetrina del massimo palcoscenico calcistico dello stivale. Uno che ai giocatori dell'Empoli, quest'anno, aveva fatto studiare a memoria 56 schemi diversi per le palle inattive. Un dettaglio? No, una marea di dettagli. Ossessivo, quasi compulsivo, alla continua ricerca delle perfezione. Sarri, in questo, assomiglia un po' a Walter Mazzarri, un po' "burbero" e toscano come il nuovo trainer azzurro.


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Ecco perchè nella testa di chi ha osservato attentamente il suo Empoli non c'è ombra di dubbio: Sarri è un ottimo allenatore, capace come pochi di dare un'impronta alle sue squadre e di creare un congegno perfetto. Si, perchè è questo che è sembrato il suo Empoli in questi ultimi due anni. Passaggi di prima, mai più di due tocchi, manovre corali, movimenti effettuati da tutti a memoria e a ripetizione, la continua ricerca della profondità, dell'area avversaria, del gol. Un orologio svizzero, in pratica. Non è un caso che quasi tutte le squadre che quest'anno hanno giocato al "Castellani" siano andate incontro a grandissime difficoltà. Il Napoli, tanto per fare un esempio, fu letteralmente travolto. Ma memorabile fu anche la prova offerta dai toscani a San Siro, contro il Milan. Una prova che coronò un momento eccezionale della squadra di Sarri, uscita tra gli applausi di tutti e capace di far dire a Filippo Inzaghi, tecnico dei rossoneri: "Non potevamo certo pensare di dominare l'Empoli quest'oggi qui a Milano".

La scelta operata dal Napoli, insomma, potrebbe essere quella giusta. Resta da vedere con quale atteggiamento si porranno i calciatori azzurri di maggior richiamo ed esperienza quando, in allenamento, capiranno d'avere davanti un "maestro". Un insegnante, uno che ha una sola religione: il lavoro. Lavoro che, se gli verrà dato tempo, potrebbe produrre frutti stupefacenti. Da svolgere sempre e solo in tuta, s'intende.


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