Real e City: quei no di Cavani che hanno ammazzato un procuratore
"Qualche ora e mi chiama Paco da Madrid, mi racconta di urli e berci che arrivavano dagli uffici di Franco in sede, che se la prendeva con i due osservatori che avevano viaggiato in Uruguay".

Bernardo Brovarone, rivela alcuni particolari relativi alla carriera di Edinson Cavani, su Calciomercato.com: "Era una normalissima chiacchierata formale al telefono con un dirigente del Real Madrid, il mio amico Paco de Grazia, una sorta di guru dello scouting internazionale del club madrileno, un uomo di una cultura calcistica senza precedenti, una vera e propria colonna del Madrid da almeno tre decenni. Certamente l’uomo più ascoltato e rispettato quando si parla di calciatori dentro le stanze del Bernabeu. Aveva una necessità, cercava un centravanti per il Castilla, il Real Madrid B, la seconda squadra delle merengues. Avevo una soluzione interessante per lui, ne parlammo, e mi disse di contattare il Direttore Sportivo per approfondire la cosa. Non era così complicato per me visto che su quella poltrona sedeva il mio riferimento unico e imprescindibile di tutta la mia storia calcistica professionale, il mio Maestro, colui che ha avuto la pazienza di crescermi correggermi e indirizzarmi, oltre che di aiutarmi, e spero pure di apprezzarmi, Franco Baldini.
Decidemmo di organizzare un viaggio in Uruguay, per me ne valeva la pena, quel giocatore ero convinto avrebbe risolto loro il problema del centravanti. Era qualche mese che insieme a due amici di Roma ci adoperavamo per cercare una sistemazione in Europa a questo ragazzo, loro avevano preso la procura del giocatore, erano acerbi ancora agli inizi della loro carriera, mi chiesero una mano, stabilimmo un accordo di collaborazione poi diventata amicizia vera, oggi siamo fratelli. Avevamo solo un DVD improponibile per qualità di immagini e chiunque lo vedesse non riusciva ad avere tracce convincenti, anche se alla fine non era proprio così, ma oggi gli piace raccontarlo a chi non credette a noi in quel momento. Il ragazzo giocava nella formazione del Danubio, club uruguaiano abbastanza noto, e la’ davanti con la maglia numero 9 c’era un ragazzino che volava per il campo leggero, con movimenti da giocatore importante, molti forte di testa, splendido realizzatore, magro ma asciutto e nervoso, me ne innamorai subito. Si chiamava Edinson Cavani.
Andarono a visionarlo per due volte, sinceramente piacque il giusto, e decisero di non prenderlo neanche in considerazione. Un paio di mesi dopo inizio’ il Campionato Sud Americano Under 20, Edinson fece il diavolo a quattro, segno’ a raffica, ogni gara uno due gol, non lo fermava nessuno. Il club più svelto e lungimirante fu il Palermo, che aveva il capo osservatori Corti sul territorio, e senza battere ciglio presento’ offerta ufficiale al Danubio di 4,8 milioni. Qualche ora e mi chiama Paco da Madrid, mi racconta di urli e berci che arrivavano dagli uffici di Franco in sede, che se la prendeva con i due osservatori che avevano viaggiato in Uruguay: ”Bernardo no tienes idea de como estas enfadado tu amigo ….”.
Franco naturalmente vide le partite del Sud Americano e decide comunque di provare a convincere il presidente Calderon a investire quei 5 milioni che servivano a superare la proposta del Palermo. Aspettammo fino all’ultimo, ricordo che l’appuntamento in hotel a Milano di Pier Paolo e Claudio con Rino Foschi direttore del Palermo per chiudere e firmare era alle 21.30, io ero nella stanza accanto senza che nessuno sapesse nulla in attesa della risposta del Madrid, Franco mi aveva chiesto di aspettarlo fino alle 22. Il Real Madrid in quei minuti stava pure chiudendo l’operazione Ronaldo con il Milan, non riuscì a vendere una punta in uscita e decisero di rinunciare pure a Edinson.
Si racconta che in quegli stessi momenti pure la Fiorentina contatto’ Pier Paolo, ma non ho mai realmente saputo la verità di ciò che accadde, avevo altro per la testa. Ne uscii male, malissimo, perché ero convinto di chiuderla con il Real Madrid, perché ero partito mesi prima, perché nessuno conosceva il ragazzo, perché i costi erano da attaccante di Lega Pro, e pure perché nell’operazione con il Palermo io non c’entravo niente, gli accordi erano chiari. La storia del giocatore oggi la conoscono tutti, ricordo di aver praticamente chiuso con il West Ham il prestito dal Palermo due anni dopo, misi in contatto due amici, Walter Sabatini allora ds del Palermo e Gianluca Nani ds del West Ham, il Palermo voleva un milione per il prestito e 14 di riscatto, il West Ham offriva massimo 600, il ragazzo giocava in un ruolo non suo, si stava intristendo, voleva lasciare Palermo ad ogni costo, ma alla fine salto’ anche quella trattativa. Ma le delusioni più cocenti le ho vissute nelle due seguenti situazioni. La prima già praticamente chiusa con il City, mesi e mesi di negoziazioni, io e Pier Paolo ormai stravolti, il Napoli che pretendeva la clausola per intero senza nessuno sconto, e il City, o meglio Roberto Mancini, che voleva solo e soltanto lui, salvo poi essere licenziato improvvisamente e senza avviso in 48 ore dallo sceicco Mansour.
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