Logo AreaNapoli.it

"Non me ne frega pił niente, perchč gią mi hai sparato!". Il Sarrismo in nome del Popolo sovrano


,
Pubblicato nella sezione Calciomercato
Non me ne frega pił niente, perchč gią mi hai sparato!. Il Sarrismo in nome del Popolo sovrano

La storia si ripete. Nuovi capitoli di "risorgimento pallonaro". La Juventus aprendo a Sarri conferma la sua strategia: indebolire gli avversari prima di tutto


 «No. A voi no.». Nel finale del film “In nome del Papa Re”, il monsignor Colombo da Priverno, interpretato da un maestoso Nino Manfredi, nel corso della Santa Messa da lui celebrata, si rifiuta di dare la comunione al padre generale dei Gesuiti, ovvero il Papa nero, il quale si era opposto alla concessione della grazia a due condannati a morte. Ma procediamo per gradi. “In nome del Papa Re” è un film diretto da Luigi Magni, ed è il secondo della trilogia iniziata con “Nell'anno del Signore” (1969) e proseguita con “In nome del popolo sovrano” (1990). In tali pellicole viene raccontato e analizzato il rapporto tra popolo e aristocrazia romana in relazione soprattutto al potere temporale del Papa. Il tutto mentre intorno scorre il sangue del “Risorgimento”.


PUBBLICITÀ

Il regista Magni si è ispirato a “I misteri del processo Monti e Tognetti” (di Gaetano Sanvittore, Milano, 1869) ed ha raccontato l’ultima condanna a morte decretata dall’autorità papale il 22 ottobre 1867, anno in cui Roma, guidata da Pio IX, viene sconvolta da un attentato dinamitardo compiuto nelle fogne della caserma Serristori, dove perdono la vita ventitré zuavi pontifici francesi. Cosa c’entra Sarri? Nell’anno in cui l’ultima bandiera del calcio italiano, De Rossi, viene ammainata tra mille polemiche, il caso Sarri probabilmente rappresenta l’ultima condanna a morte di quei valori quali la fedeltà, la lealtà, la sincerità, a cui solo i tifosi ancora credono a dispetto di tanti protagonisti del calcio che “mignotteggiano” sui corsi principali del pallone in cerca di soldi e successo. Siamo all'inizio di una nuova epoca fatta solo di "professionismo"? Il tecnico toscano che per tre anni ha rappresentato il popolo in lotta contro il Palazzo (bianconero), ora ha aperto alla possibilità di allenare la Juventus in barba al Sarrismo e ai sarristi.


PUBBLICITÀ

Ma torniamo al film. La contessa Flaminia, madre (segreta) del rivoluzionario Cesare Costa, il quale è accusato con Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti di aver compiuto tale strage, si rivolge a un giudice della Sacra Consulta, monsignor Colombo da Priverno, affinché la aiuti. Per convincerlo subito, gli rivela che Cesare è suo figlio, nato da una loro relazione fugace. Così il prelato lo nasconde a casa sua non riuscendo però ad intervenire per gli altri due arrestati e condannati a morte dal tribunale ecclesiastico. Famosa la sua arringa: “Quando cambiano i tempi, ottimi padri, cambia il modo di vedere le cose. E cambia anche la morale sulla quale si fonda la legge”.

PRESIDENTE – “La nostra legge non cambia. Deriva direttamente dal Vangelo”. 

MONSIGNOR COLOMBO –“Va beh. (fa per uscire) Permesso. Permesso... scusate il disturbo eh?".

PRESIDENTE – “Ma dove andate?”

 MONSIGNORE – “E me ne vado, che sto a fa’ qui! O famo discorsi seri o sennò è inutile...”

 PRESIDENTE - (lo interrompe) "E noi non desideriamo altro che ascoltare il vostro.

MONSIGNORE - "Ecco. Allora per piacere, non le dimo queste cose! Dicevo... visto che è cambiata la morale, il concetto di colpa e di innocenza che c’hanno loro, ormai è diverso dal nostro. Noi crediamo ancora nell’obbedienza, e loro credono nelle bombe. E certo che c’hanno torto, ma mica è detto che per questo c’avemo ragione noi! (chiude la porta)”.

PRESIDENTE -  “Il processo continua a porte chiuse?”

MONSIGNORE – “No, c’è uno spiffero. E poi porte aperte o chiuse che deve entrà qui?”

PRESIDENTE – “Io vorrei che entrasse lo Spirito Santo a illuminarvi”.

MONSIGNORE – “Quello se per sbaglio ci fosse entrato una volta, non credo ci entrerebbe più”.

PRESIDENTE – “Monsignore! Voi state mettendo in dubbio la legittimità di questo tribunale!”.

MONSIGNORE – “Giovanotti!? A Roma c’è la guerra, è inutile che se lo nasconnemo! E qui so’ zompati per aria 23 soldati di un esercito che siccome è il nostro ce può pure dispiacè, ma sapete chi è stato a farli zompà?”.

PRESIDENTE – “Monti e Tognetti!”.

MONSIGNORE – “Soldati pure loro! Soldati di un altro esercito che non è il nostro, un esercito in borghese. Ma stiamo attenti, eccellentissimi padri, che quando un esercito è in borghese, è un esercito di popolo... e col popolo, ce se sbatte sempre il grugno. Garibaldi alle porte! E Satana col cappello da bersagliere avanza su Porta Pia! Fratelli siamo vecchi... c’avemo le ore contate. Volemo fa’ una buona azione prima di mori? Una sola: mannamo il boia in pensione, e chiudemo in bellezza. Eh? Cercamo de esse preti. Io solo questo vi chiedo- D’esse preti, che non ce perdemo niente. E’ finita, eh? (nessuno parla o reagisce) Eh! E’ proprio finita...”

PRESIDENTE – “Per cui immagino che dopo questa dichiarazione voi vi pronuncerete per il no”.

MONSIGNORE – “Eh, no!... Volentieri voterei no. Ma votando riconoscerei implicitamente la legittimità del tribunale per cui sarebbero boni pure i sì”.

PRESIDENTE – “Allora vi astenete?”.

MONSIGNORE – “Eh, sarebbe uguale. Facciamo così: fate conto che io so’ uno che non c’è, uno che non esiste”.

PRESIDENTE – “Allora mettete assente e andiamo avanti. Possiamo proseguire?”.

MONSIGNORE – “E a me lo domandate? Io nun ce so’!”

PRESIDENTE – “Meglio così. Prego monsignori, continuiamo”.

VOCE - Ferreri. (SI) Alzani (SI). Morini (SI). Camilli (lo svegliano)(SI). Andrè (SI). Carlos (SI).

PRESIDENTE – “E anch’io sì. Undici “sì”, su undici presenti. Il tribunale supremo della sacra consulta decide morte all’unanimità".

Per questa arringa il monsignor Colombo sarà pesantemente redarguito dal pontefice e dal padre generale dei gesuiti. Tornato a casa, Colombo spiega tutto a Cesare Costa.

Costa:  “Come è andata in tribunale?”.

Colombo: “Cesarì, io te devo parlà di un’altra cosa”.

Costa: “Qual è stata la sentenza?”.

Colombo: “Mi dispiace per voi, ma non si sono rivoltate le carte sul tavolino della storia: 11 si, su 11 presenti!”.

Costa: “E bravo il monsignore: così avete votato morte pure voi!”.

Colombo:  “Cesarì, tu qui non ci puoi più stare, non è più sicuro: c’è bisogno che te ne vai!”.

Costa: “Dove? A Parigi con mamma?”.

Colombo: “Stamattina ho visto tutto un movimento di zuavi francesi che uscivano da Porta Pia. Garibaldi sta a Mentana: il cerchio si chiude!”.

Costa: “E io mi nascondo come un sorcio…”.

Colombo: “Se non vuoi bene a tua madre, fallo per Teresa che ti vuole bene: è venuta a piangere da me. Dice: “Per carità, nascondetelo” e io pure…”.

Costa: “Voi pure che…”.

Colombo: “E io pure t’ho nascosto. Un minimo di riconoscenza”.

Costa: “Io non devo niente a nessuno”.

Colombo: “E allora va’, va’ a morì ammazzato con Garibaldi visto che ti pare da sorcio stare nascosto. Sarà sempre meglio che mettere la testa da te sotto la ghigliottina. Tiè (gli porge la sua pistola riposta in un cassetto). E usala bene”.

Costa: (La prende e la punta contro di lui).

Colombo: “Ho detto usala bene!”.

Costa: “E meglio di così? Monti e Tognetti saranno vendicati prima ancora che caschi la mannaia. (Spara ripetutamente, ma nel tamburo della pistola non ci sono colpi)”.

Colombo: “Queste sono le cartucce (è lui stesso a caricare la pistola). Era del povero padre mio, ci si ammazzò per una donna, pensa… E’l’unica cosa che mi ha lasciato. Mi disse: “Tienila in considerazione, ti può sempre servire”. A me? Eh, quando i padri non ci indovinano mai. (Gliela porge carica). Tiè! E adesso mi spari o non mi spari, non me ne frega più niente… perché già mi hai sparato!”. 

Cesare Costa, ovviamente, somiglia molto a Maurizio Sarri. Accetterà o meno la Juventus, non ha importanza, lui ha già sparato contro il suo stesso personaggio aprendo il cuore, le porte e il portafogli alla famiglia Agnelli. E anche la sua divisa, la tuta, l’ha consegnata idealmente al nemico. Costa verrà poi ucciso in un'imboscata tesa dal marito della contessa che lo riteneva l'amante della moglie. L’ormai fu Komandante non ha capito “che con il popolo ce se sbatte sempre il grugno”. Specie se quel popolo è stato prima cavalcato e poi rinnegato. E anche il nemico a cui ora si giura fedeltà, mai dimenticherà il suo passato, e alla prima occasione presenterà il conto dopo aver cavalcato il fu Masaniello. La storia si ripete. Nuovi capitoli di “risorgimento pallonaro”. La Juventus aprendo a Sarri conferma la sua strategia: indebolire gli avversari prima di tutto (in un modo o nell'altro, direttamente o indirettamente, anche irridendo). Ma questa volta potrebbe essere un bene: Ancelotti si libererebbe di un fantasma e con lui anche i tifosi intelligenti, e soprattutto assisteremo alla divertente rivoluzione in giacca e cravatta. Da “fino al Palazzo” a “dentro al Palazzo”: ci vuole una bella faccia... tosta! Don Maurizio stia attento anche al dito medio, l’ex presidente della Juve Cobolli Gigli è stato chiaro: “Ora se lo rimetta in un altro posto”. 

Luca Cirillo

PLAY VIDEO

PUBBLICITÀ

Calciomercato, ultime news
Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
Guarda suYouTube logo
Prossima partita del Napoli
VillarrealVillarreal
NapoliNapoli
Villarreal-Napoli, i precedenti
Champions, martedģ 13 ottobre alle 21:00