"Micheli prese l'aereo e andò a casa Hamsik", Di Marzio: "Sapete quanto lo pagò il Brescia?"

Marek Hamsik arrivò in Italia al Brescia grazie ad una intuizione di mercato di Maurizio Micheli: "Ma chi è quel ragazzino?". La storia ebbe inizio così.
Gianluca Di Marzio, attraverso il suo sito "Grand Hotel Calciomercato", svela un gustoso aneddoto sull'arrivo di Marek Hamsik in Italia, al Brescia: "Ma quel ragazzino?". Chi è, quanto è forte, da dove viene. Il capo osservatori del Brescia Maurizio Micheli si trova in Slovacchia e sta per assistere a una partita di qualificazione a Euro2003 U-17. Il gruppo è tutto un programma: Lettonia, Isole Far Oer, Grecia e Slovacchia, appunto. Uno buono ci sarà? Durissima ma non impossibile. «Magari ho c… fortuna». Magari. L’occhio ce l’ha sicuro perché Maurizio ne trova addirittura due: Juraj Piroska, mezza punta, e Marek Hamsik, sempre centrocampista. Quello (molto) buono era il secondo. Il passo successivo del Brescia è agire, ovvero invitare tutta la famiglia a visitare il centro sportivo e le strutture del club. C’era anche il giovane Marek che, alla domanda della mamma ‘Vuoi rimanere qui?’ non ha esitato un nano-secondo a chiudere l’affare, almeno a parole. «Sì!». Lo vuole. Matrimonio pronto per essere celebrato e precontratto siglato. Ad ogni modo, Marek non poteva ancora essere tesserato dal Brescia per un inghippo normativo, già perché non era ancora «passata» la legge dei neo-comunitari e la Slovacchia, in quel momento, era un paese sotto la lente d’ingrandimento".
"E’ febbraio, siamo a Milano, in un albergo in centro città. Arriva il segretario della Lega e urla ai presenti, tra cui il Brescia: «Novità in arrivo! Da oggi è possibile tesserate due neo-comunitari». Micheli prende il primo aereo disponibile per casa Hamsik e va a mettere tutto nero su bianco, compilando i nuovi contratti nei moduli… della stagione in corso. Altro paradosso curioso. Costo dell’operazione: 40mila dollari allo Slovan Bratislava, e nell’estate del 2004 arriva l’ufficialità. Inizia l’avventura italiana di Marek Hamsik. L’adattamento al nostro calcio è rapido ma qualche piccolo ostacolo c’è stato, inutile nasconderlo. A partire dallo… studio mattutino. La prassi del Brescia era chiara: mandare a scuola i più giovani e tenerli impegnati la mattina con i libri e il pomeriggio con il pallone. Una vita da atleti, insomma. Dopo due mesi però Hamsik, che non spiaccicava una parola di italiano, decide di sbattere i pugni sul tavolo e si presenta in sede. «Io sono venuto qui per scendere in campo… la mattina mi sveglio troppo presto, poi a fine giornata arrivo stremato». Questo più o meno il concetto di base. Tono firme, idee chiare. E da quel giorno «Marekiaro» si è dedicato anima e corpo agli allenamenti continuando a studiare privatamente, in Slovacchia, specialmente di sera. Giovane sì ma sprovveduto proprio no. La testa, nel calcio, è importante, e l'ex capitano del Napoli non ha praticamente mai sbagliato una scelta nella sua carriera, soprattutto in campo e con un pallone tra i piedi. E dopo un altro Europeo vissuto con la sua Slovacchia si riparte, stavolta dalla Turchia". Ha concluso il noto esperto di mercato.








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