Maradona al Napoli nel 1978. Di Marzio: "Firmò il contratto e gli regalai una maglia di Savoldi"
Diego Armando Maradona ha scritto la storia del Napoli, il campione argentino sarebbe potuto arrivare in azzurro molti anni prima del suo sbarco del 1984.

La storia di Diego Maradona al Napoli sarebbe potuta iniziare nel 1978. Il retroscena è stato in più occasioni raccontato da Gianni Di Marzio: “Ero in Argentina per i Mondiali del 1978, pensare che non volevo neppure andarlo a vedere”. Se lo assicurò per 220 mila dollari, 300 milioni delle vecchie lire, ma il presidente Ferlaino non ne volle sapere di puntare su quel giovanotto riccio dal sinistro fatato, arrabbiato a morte con Menotti per la mancata convocazione a quel Mondiale e che ora ha 50 anni. Ed è da lì che partiamo, Argentina 1978.
Di Marzio a SKY raccontò dettagli molto interessanti: “Ero stato da poco nominato allenatore del Napoli e andai a Buenos Aires per i Mondiali del 1978. C’erano anche Radice e Trapattoni. Arrivo in hotel, il Don Carlos, e dopo un paio di giorni ricevo la telefonata di Settimio Aloisio. Un ingegnere di origini calabresi che viveva in Argentina da vent’anni. Era uno dei responsabili della sezione calcio della polisportiva Argentinos Juniors. Era una brava persona, tifoso del Catanzaro, dove avevo fatto benissimo come allenatore. Mi dice: 'Ti devo fare vedere un ragazzo fenomenale che abbiamo, non ha ancora 18 anni ed è stato anche tra i 40 pre-convocati per i Mondiali, solo che Menotti alla fine ha preferito gente di maggiore esperienza. Lo devi assolutamente vedere'. Sinceramente ho rimandato al mittente i suoi inviti più di una volta. Ero appena diventato allenatore del Napoli, ero nel momento migliore della mia carriera, ed ero lì per vedere e magari prendere calciatori che quel Mondiale lo giocavano”.
E come si lasciò convincere? “Venne in hotel, bevemmo una cosa assieme e mi lasciai convincere. Con me vennero Pesciaroli e Giubilo del Corriere delle Sport. Arrivammo su questo campo in terra battuta, le due squadre erano pronte, ma Diego non c’era. Dovemmo andare a casa sua, a Villa Fiorito. Ci mettemmo un po’ di tempo per farlo venire con noi. Era arrabbiato a morte con Menotti per la mancata convocazione. In un quarto d’ora fece tre gol. Chiesi ad Aloisio di farlo uscire e corsi negli spogliatoi. Gli feci firmare subito un contratto in bianco. Temevo che Pesciaroli, tifoso della Lazio, potesse farmelo soffiare. Era nostro per 220.000 dollari, 300 milioni di lire dell’epoca”.
E poi cosa successe? Stiamo parlando dell’estate del 1978. Maradona arrivò al Napoli solo 6 anni dopo per 13 miliardi passando per Boca Juniors e Barcellona. “Successe che l’Argentina vinse il Mondiale. Maradona venne in Europa a giocare due amichevoli dopo un paio di mesi, di cui una in Italia. Non fece benissimo soprattutto nella prima, a Ginevra, a Roma lo marcò Tardelli. Lo andai a trovare in hotel, ormai avevamo un ottimo rapporto. Per farlo sentire più vicino a noi, gli avevo mandato anche una maglietta di Savoldi. Feci di tutto, ma l’allora presidente Ferlaino non ne volle sapere. Non era uno che puntava sui giovani, a differenza mia. Lui preferiva i giocatori esperti e già conosciuti perché gli facevano vendere gli abbonamenti. Poi 6 anni dopo Antonio Juliano, probabilmente si ricordò delle mie parole e lo presero dal Barcellona per 13 miliardi. Ricordo ancora quell’intervista di Diego sull’aereo che lo stava portando a Napoli in cui mi ringraziava. Io e lui abbiamo sempre avuto un rapporto stupendo”.
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