Il Napoli si renderà conto di cosa ha perso a prescindere dai responsabili

Nel "nuovo corso" del Napoli il club ha dimenticato di curare un aspetto fondamentale: la conferma di un leader storico della squadra.
Mancano davvero pochi giorni all'inizio della nuova stagione. Il giorno 15 agosto il Napoli affronterà l'Hellas Verona al Bentegodi. E lo farà senza Insigne, Koulibaly, Ospina e Mertens, ovvero tutti pilastri che, al di là degli aspetti tecnico-tattici, sanno quanto è difficile giocare in uno stadio da sempre ostile. Che fosse necessaria una rifondazione tecnica era noto da tempo, tuttavia si poteva immaginare una transizione più morbida e graduale. Confermare almeno Ospina e Mertens, avrebbe consentito di risolvere due problemi attualmente - e gravemente - irrisolti: quello del portiere e del giocatore che cuce il gioco alle spalle del nigeriano Victor Osimhen.
Il Napoli ha fatto un'altra scelta, ma in particolare, per Mertens, presto si renderà conto di cosa ha perso: in un club normale, mediamente attento, uno come Dries non si sarebbe mai mosso e il passaggio dal campo alla scrivania sarebbe stato del tutto normale, scontato, senza bisogno di annunci. Bastava anche solo un altro anno di contratto (come aveva chiesto il fuoriclasse belga) prima di affidargli il ruolo di allenatore della Primavera o team manager a tutela della storia recente del club. Come abbiamo scritto a più riprese, De Laurentiis sembra non avere rispetto nemmeno per la sua storia, per il suo Napoli. Al di là della retorica, bella e in alcuni casi eccessiva e melensa, sulla sua napoletanità, Mertens conosce diverse lingue, napoletano compreso, è un ragazzo sveglio ed è uomo dei record. Insomma, ha un profilo da dirigente perfetto. Nell'ultima stagione, pur giocando poco per volere di Spalletti, è secondo solo a Ciro Immobile per media gol in relazione ai minuti giocati (11 reti). Insomma, lasciar partire Ciro, a prescindere dalle colpe, è stato un autogol pazzesco.








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