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Il Napoli ha dimenticato lo Scudetto del coraggio. Giovanni Manna ricorda chi è?


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Pubblicato nella sezione Calciomercato
Il Napoli ha dimenticato lo Scudetto del coraggio. Giovanni Manna ricorda chi è?

Il Napoli si liberò in un sol colpo di Mertens il goleador, Insigne il capitano, Koulibaly il re della difesa, Fabian Ruiz il gioiello e David Ospina il portiere spettacolare.


Mentre i tifosi del Napoli iniziano a nutrire i primi dubbi sulla forza complessiva della rosa a disposizione di Massimiliano Allegri, reduce da tre sconfitte consecutive tra campionato e Champions League, c'è chi ricorda che appena qualche anno fa la società dimostrava di avere le idee chiare sulla costruzione di un progetto.


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Il Napoli ha dimenticato lo Scudetto del coraggio

Il Napoli Campione d'Italia 2023 è nato infatti da un atto di puro coraggio calcistico, una rivoluzione estiva che oggi suona come una lezione magistrale di management sportivo, ma che nell'estate del 2022 sembrava un salto nel vuoto. Nell'estate del 2022, il presidente Aurelio De Laurentiis e l'allora DS Cristiano Giuntoli presero una decisione che gran parte della piazza accolse con scetticismo, e in certi casi (leggi gli Ultras) con aperta contestazione. Il Napoli decise di liberarsi, in un colpo solo, dei pilastri emotivi e tecnici dello spogliatoio: Dries Mertens (il miglior marcatore della storia del club), Lorenzo Insigne (il capitano e simbolo della "napoletanità"), Kalidou Koulibaly (il comandante della difesa), Fabian Ruiz e David Ospina. Un ciclo non era semplicemente "finito": era stato deliberatamente e coraggiosamente sventrato.


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I semisconosciuti fenomeni che trasformarono il Napoli

Al loro posto arrivarono scommesse sconosciute ai più, scovate con idee chiare e algoritmi lungimiranti: un sudcoreano dal Fenerbahçe (Kim Min-jae) e un talento georgiano che giocava in patria (Khvicha Kvaratskhelia), affiancati da giovani affamati come Giacomo Raspadori e Giovanni Simeone. Il risultato di quel coraggio? Un tricolore con un passo dominante dall'inizio alla fine, vinto praticamente a febbraio, con un calcio che ha incantato l'Europa (in Champions League la squadra si fermò ai quarti contro il Milan anche per disastri arbitrali vergognosi), e una sostenibilità finanziaria da manuale.

Quel Napoli vinse perché ebbe la forza di tagliare i calciatori che non avevano probabilmente più nulla da dare. Il club ebbe la capacità di non finire nella trappola della riconoscenza (che va espressa diversamente, non sul terreno di gioco). È questa la riflessione che oggi deve guidare l'operato di Giovanni Manna. Quando un ciclo si esaurisce, tentare di rianimarlo magari può riuscire una sola volta (vedi Conte, che ha inserito giocatori funzionali che hanno dato ossigeno a tutti, McTominay, Neres e Lukaku su tutti), ma l'accanimento o l'aggrapparsi a leader svuotati fisicamente e anche mentalmente (magari non volutamente) è il primo passo verso percorsi impervi. Il calcio moderno non aspetta: esige idee chiare sui giovani, scouting internazionale capillarizzato e il coraggio di rischiare su profili futuribili anziché su nomi usati garantiti.

Manna ricorda chi è?

Proprio lui, cresciuto nella scuola Juventus Next Gen, ha nel proprio DNA la cultura del talento verde: perché non propone giovani? Ora è chiamato a dimostrare di saper riconoscere i talenti del futuro. Il direttore sportivo azzurro merita rispetto per il lavoro fatto (in combinato disposto con Conte), ma anche per lui vale il discorso della riconoscenza: è il momento di far emergere il suo valore. Così come fecero Bigon prima e Giuntoli poi.


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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