Higuain-Juve, i "costi" dell'affare: che impennata, ma il rischio è calcolato
La firma di Higuain e, in generale, l'attuale mercato segnano una svolta nella gestione della Juventus. Un salto in avanti, in termini di spesa, concepito dopo aver esaminato il contesto italiano e internazionale.

La firma di Higuain e, in generale, l'attuale mercato segnano una svolta nella gestione della Juventus. Un salto in avanti, in termini di spesa, concepito dopo aver esaminato il contesto sportivo-economico italiano e internazionale, accettando una dose di rischio nella convinzione che l'alternativa – mi rafforzo in misura "ordinaria" per continuare a essere leader in A e nel giro della Champions – avrebbe portato prima o poi alla stagnazione. La Juve rinata sotto la presidenza di Andrea Agnelli ha perseguito l'autofinanziamento, dopo i 120 milioni di aumento di capitale del 2011. La "potenza di fuoco", somma tra stipendi e ammortamenti dei cartellini, è stata tenuta sempre sotto controllo: tra il 2010 e il 2015 è cresciuta del 38% (da 186 a 256 milioni) ma il fatturato è raddoppiato (da 156 a 328 milioni senza le plusvalenze). Ecco dunque il turnaround con attese di un esercizio ancora in equilibrio per il 2015-16. Quest'estate, però, si sta assistendo a una forte accelerazione. Il colpo Higuain genererà costi annui di 30-35 milioni (tra ingaggio e ammortamento) che si sommeranno ad altri 40 per le operazioni precedenti: 70-75 milioni in più di "potenza di fuoco", solo parzialmente compensati da 20 milioni di spese annue in meno per gli affari in uscita già realizzati e dai 10 che verrebbero liberati da Pogba, considerando che Marotta ha in canna entro il 31 agosto altri acquisti e cessioni. Occhio, qui non parliamo di cassa (la cessione del francese assicura tanto fieno e la Juve ha i fondamentali per ricorrere al debito) ma di gestione contabile: la plusvalenza di Pogba darebbe profitti nel 2016-17 e poi basta, negli anni seguenti la Juve rischia di ritrovarsi un livello di spesa troppo elevato. E qui arriviamo al punto. Se la Juve ha accettato il rischio lo ha fatto per una strategia precisa: costruire una rosa potenziale da top club europeo e agganciare ricavi che, altrimenti, sarebbero inaccessibili. A livello commerciale – si pensi agli sponsor regionali e al merchandising, che inizia a produrre buoni margini – l'impennata potrebbe esserci solo se la Juve venisse percepita come un brand internazionale d'alto profilo. Servono a poco gli scudetti di fronte all'impetuosa crescita economica delle big d'Europa. E nel 2018, con una Champions riformata o la Superlega, la Juve vuole presentarsi con il vestito migliore possibile. Lo riporta gazzetta.it.
P.S. Il Barcellona ha appena licenziato il bilancio 2015-16 con un fatturato record di 679 milioni, che al netto delle plusvalenze fanno 630-635 milioni (l'ufficialità giovedì) contro i 566 netti dell'anno precedente. Il fatturato della Juve, nella scorsa stagione, dovrebbe essere salito attorno a quota 350 milioni, dai 328 del 2014-15. In Italia non c'è partita ma il gap con l'èlite europea si è ulteriormente allargato, giusto per sottolineare la necessità dell'accelerazione di quest'estate.
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