Di Lorenzo-Kvaratskhelia e gli agenti, c'è qualcosa che non torna

Se si mettono insieme le parole dei calciatori e quelle dei loro rappresentanti, il cortocircuito è immediato: è anche questa una strategia?
Fino a qualche tempo fa se dicevi "Di Lorenzo", ti venivano in mente solo momenti bellissimi: il capitano del Napoli del terzo scudetto, le sue sgroppate sulla fascia, le sue esultanze. Se lo dici oggi, pensi solo ad una cosa: l'ultimo anno disastroso e le parole dell'agente che ribadisce la volontà di andare via. E lo stesso vale per il georgiano Kvaratskhelia: il talento puro, selvaggio, le sue serpentine, i suoi gol, gli assist ad Osimhen, la gioia di indossare la maglia azzurra, la riconoscenza per aver avuto la possibilità di giocare in un campionato importante.
Oggi invece, se dici Khvicha pensi all'ultima stagione con pochissime fiammate, il muso lungo per il mancato rinnovo, le parole dell'agente che svela l'intenzione del ragazzo di andare via da Napoli. C'è però qualcosa che non torna: le parole dei procuratori e quelle dei calciatori non coincidono.
Mentre i primi sembrano spingere per l'addio, i secondi sono quasi impassibili. Di Lorenzo, dal ritiro della nazionale, ha parlato benissimo di Antonio Conte sfoggiando grande serenità, quasi smentendo Giuffredi. Kvara, non più di qualche giorno fa, ha parlato benissimo della città, di Maradona e ha ribadito la voglia di far felici i tifosi del Napoli. Sono le moderne strategie di comunicazione o gli agenti parlano a ruota libera senza sentire i propri assistiti?








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