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Come sarebbe il Napoli di Fonseca? Gioco di posizione e tecnica portoghese. Arriva Ferreyra?


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Pubblicato nella sezione Calciomercato
Come sarebbe il Napoli di Fonseca? Gioco di posizione e tecnica portoghese. Arriva Ferreyra?

Fonseca a Napoli troverebbe un ottimo lavoro fatto da Sarri da cui partire. De Laurentiis apprezzerebbe la varietà di un tecnico consigliato da Mendes.


Dopo la vittoria dell’Europeo, il Portogallo si è ritagliato nuovamente un posto nell’immaginario collettivo degli appassionati di calcio. Quando pensi ai "cugini" degli spagnoli, il primo nome è Eusebio, la pantera nera, ma poi la mente corre a Cristiano Ronaldo e Mourinho o al super manager Mendes a cui De Laurentiis sta dando molta fiducia. Ma in realtà ci sono anche tanti altri bravi interpreti come Paulo Fonseca, allenatore dello Shakthar che piace anche al Napoli.


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A proposito, come sarebbe la squadra partenopea nelle sue mani? La storia di Fonseca è particolarissima: è nato in Mozambico quando ancora era una colonia portoghese, inizia ad allenare a 32 anni nelle giovanili della Estrela da Amadora, dove giocò come difensore. A differenza della carriera non eccelsa da calciatori, per Fonseca si sono viste subito le stimmate del tecnico predestinato. Nel 2011 allena in Serie B, al Deportivo das Aves, dove conquista promozione e i quarti di finale della coppa nazionale. Poi il salto defintivo: viene assunto dal Paços de Ferreira, in Primeira Liga, e chiude al terzo posto portando la società in Champions League per la prima volta nella sua storia. Su  41 partite in quella stagione perde solo 6 volte, tutte e 6 contro le tre grandi di Portogallo: Benfica, Sporting e Porto, club quest’ultimo in cui approda e dove vince la Supercoppa. Ma le cose non vanno benissimo e viene esonerato.


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  Ma saltiamo allo Shakthar Donetsk. Fonseca parte benissimo e la squadra torna a dominare il campionato mentre fa fatica in Europa. Dopo essere uscito ai playoff di Champions League (persi ai rigori contro lo Young Boys), finisce in Europa League, dove nel girone ritrova il Braga, che batte sia all’andata che al ritorno. Dopo essere passato da primo del girone, però, viene eliminato ai sedicesimi di finale dal Celta Vigo, ai supplementari.

 Il gioco di posizione.

La difficoltà di fronte a cui si trova l’allenatore portoghese – scrive Sky - è quella di trasmettere la sua fiducia nel gioco di posizione ad un gruppo di giocatori eterogeneo, che mette insieme alcuni grandi passatori (come il portiere Pyatov, il centrale di difesa Rakitskiy e il mediano Fred) e altri grandi accentratori di gioco (Bernard, Marlos e Taison). Quello che ne esce fuori è un 4-2-3-1 estremamente fluido, che cambia struttura posizionale a seconda delle situazioni di gioco, e che cerca di attaccare e difendersi con il pallone.

 L’idea alla base del gioco di Fonseca è quella di una squadra che non debba mai deformare la propria struttura in reazione a ciò che fa l’avversario (un po' come Sarri): lo Shakhtar cerca sempre di essere in una situazione di controllo, sia col pallone che senza, devono essere gli avversari a disordinarsi per cercare di ottenere un vantaggio. 

In fase di prima impostazione lo Shakhtar insiste su un possesso lento e ragionato, che coinvolge molto anche il portiere, in modo da attirare il pressing alto avversario, allargando lo spazio tra le linee avversarie in verticale. In questa fase di costruzione dell’azione la squadra ucraina si dispone il più delle volte con un 3-4-3 a diamante, attraverso la salida lavolpiana di uno dei due mediani (di solito Stepanenko, il meno tecnico tra i due), la discesa delle due ali a centrocampo e l’allargamento dei terzini.

In questo modo, la squadra di Fonseca moltiplica le linee di passaggio per il portatore di palla per facilitare il superamento delle linee di pressione avversarie. Se il pressing avversario è particolarmente efficace, i difensori possono sempre tornare indietro dal portiere, che di solito, in assenza di altre alternative, cerca con il lancio lungo in diagonale il terzino sul lato opposto, che rimane larghissimo e altissimo per andare in uno contro uno e avviare la transizione (un’arma utilizzata con grande profitto nella partita d’andata contro il Napoli).

 Contro le squadre che si difendono nella propria metà campo, e che permettono quindi di salire con il pallone fino al centrocampo, invece, lo Shakhtar porta inizialmente tutti i suoi quattro uomini offensivi tra le linee avversarie, con le ali (Marlos e Bernard) strettissime e vicinissime al trequartista (Taison) e alla prima punta (Ferreyra, che potrebbe approdare al Napoli), mentre i terzini garantiscono l’ampiezza rimanendo alti contemporaneamente. Con questi sei uomini ad occupare i corridoi verticali del campo, la squadra di Fonseca si piazza nella trequarti avversaria con una sorta di trapezio rovesciato, la cui base è rappresentata dai due mediani.

 Da questa forma iniziale, lo Shakhtar cerca di sviluppare dei movimenti codificati, da eseguire il più delle volte di prima, che hanno lo scopo di liberare un uomo alle spalle della linea difensiva avversaria, faccia alla porta. Per esempio: il mediano serve l’ala nel mezzo spazio spalle alla porta; la sua ricezione tira fuori dalla linea il terzino avversario; l’ala restituisce palla indietro di prima al mediano, che a sua volta lancia l’esterno basso che sta attaccando lo spazio liberato dalla salita del terzino avversario.

 Qui manca la sponda indietro ma il principio è lo stesso. O ancora: quando la palla arriva sull’esterno al terzino, l’ala taglia velocemente dall’interno all’esterno; lo spazio alle sue spalle viene occupato dalla prima punta, o dal trequartista, che riceve tra le linee il passaggio in diagonale del terzino e chiude il triangolo verso l’ala.

In ogni caso, la grande densità centrale che lo Shakhtar crea tra le linee serve esattamente per moltiplicare questo tipo di combinazioni e facilitare le giocate di prima dei suoi interpreti, riducendo lo spazio tra i giocatori e quindi il margine di errore.

 Avere tanti uomini in zona palla, poi, significa anche facilitare il recupero immediato del pallone, che diventa anche più pericoloso proprio perché recuperato nella parte centrale del campo. Lo Shakhtar, infatti, estende la propria pretesa di controllo sul pallone e sullo spazio anche quando perde il possesso. Sempre per via dell’idea che bisogna deformare il meno possibile la propria struttura posizionale, lo Shakhtar fa poco affidamento al pressing alto direttamente sulla prima costruzione avversaria, proprio perché lo costringerebbe ad allungarsi sul campo aumentando lo spazio di ricezione per gli avversari. Senza palla, quindi, la squadra di Fonseca si sistema in un 4-4-2 d’attesa, che però cerca di rimanere il più compatto e alto sul campo possibile, con i due attaccanti che cercano di schermare le linee di passaggio verso il centrocampo e la linea difensiva che sale schiacciandosi sul centrocampo. In questo modo, lo Shakhtar non diminuisce solo lo spazio di ricezione tra le linee (anche con uscite molto aggressive sia dei centrali che dei terzini nei mezzi spazi) ma anche, più in generale, lo spazio di gioco per la squadra avversaria, attraverso la linea del fuorigioco.

 Se gli avversari riescono a rompere questa struttura, per esempio con una ricezione tra le linee, la squadra di Fonseca cerca di restringere ulteriormente lo spazio intorno alla palla, comprimendosi in orizzontale. Se un’ala avversaria riceve nel mezzo spazio, questa non verrà aggredita solo alle spalle dal terzino, ma anche ai lati dal mediano e l’ala di riferimento. 4-2-3-1, 4-4-2 o 3-4-3: Fonseca a Napoli troverebbe un ottimo lavoro fatto da Sarri da cui partire. De Laurentiis apprezzerebbe la varietà di un tecnico consigliato da Mendes e l'idea di partire da Rui Patricio in porta, anche lui portoghese, è un indizio in tal senso.

 


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