Callejon, auto spedite via nave a Malaga. Sogni e delitti, José tra il cuore di Napoli e il richiamo di casa

José Callejon diviso tra passato, presente e futuro. La quarantena gli ha fatto spuntare i baffi, ma De Laurentiis glieli sta facendo arricciare.
Correva l'11 luglio del 2013, quando l'ex pupillo di José Mourinho lasciava Madrid e si trasferiva a Napoli, a titolo definitivo, per meno di 10 milioni. A volerlo, e ad illustrarne il valore e l'enorme potenziale a noi imberbi giornalisti - un po' diffidenti - a Dimaro, da saggio profeta, c'era lui: Rafa Benitez. Sette anni ed un Maurizio Sarri, un Carlo Ancelotti ed un Gennaro Gattuso dopo, l'avventura di José Callejon - che con ognuno di loro è stato inamovibile - potrebbe chiudersi, non senza qualche rimpianto, per aprire ad un rientro a casa tutt'altro che indolore. Spagna-Italia e ritorno: sembra il nome di un film, di quelli tanto cari al buon Aurelio. Le pellicole della FilmAuro, ironia della sorte, ci vengono in aiuto in modo quasi beffardo: "Colpi di fortuna" (2013, ndr), o se preferite "Amici miei - Come tutto ebbe inizio", "Colpi di fulmine", "Manuale d'Amore", fino a "Benedetta follia"; i successi dei De Laurentiis assistono nel tracciare i contorni di una storia lunga e all'apparenza infinita, ma che inaspettatamente potrebbe giungere al capolinea con più di un rimorso. I giorni passano, le scadenze incombono e il cerchio si stringe; così anche la narrazione più appassionante, benché nata "Sotto una buona stella", avrà inevitabilmente il suo epilogo: e non è detto che sia un lieto fine. "Per amore, solo per amore", recita il film di Veronesi sull'età ed il coraggio della scelta. Josè è più di una comparsa e riflette. E il presidente? Le sue giocate, di Calleti, la sua abnegazione; gli inserimenti, le scorribande sulla fascia ad aiutare compagni, difesa, attacco, persino il portiere in ripiego, sono lo specchio di un atleta, di un uomo, di un animo che, per generosità, ha sempre dato tutto, lacrime e sudore, persino con la febbre, e che a Napoli ha lasciato il cuore e il segno. E per questo merita una considerazione che va oltre l'anagrafe e le candeline. Non fosse altro perché - a differenza di certi compagni - in sette anni ha rinnovato una volta, nel 2016, e senza mai grosse pretese.
Per restarci, a Napoli, dove anche la famiglia ha creato legami e vive bene, bisogna trovare una quadra. Insomma, non dipende esclusivamente da lui, dal "professore", come amano chiamarlo giornalisti ben più esperti. 339 gare, al netto di una presenza contro la SPAL il prossimo 28 giugno (per ora è fermo a 338, con 80 gol e 77 assist, per un totale di 26,205 minuti), marcano una distanza siderale tra il "pre" e il "post", tra la partita dell'ex e quella del "next": lo spartiacque temporale, emotivo, quasi tangibile, tra ciò che era e ciò che sarà di chi il numero 7, come l'azzurro, ce l'ha tatuato a fuoco. Forse prolungherà per altri due mesi, forse no; ma cosa accadrà dopo agosto? Il quesito attanaglia il tifoso e il napoletano in generale, dal più verace al più pacato: perché chiunque, anche il più indifferente, persino mia moglie Rosaria (di fatto non tifosa e guarda-partite occasionale), sa che i sacrifici di Callejon non possono essere ignorati. In un'epoca di bandiere ammainate e giocatori asserviti al 'soldo', chi fa eccezione va premiato. Quantomeno per l'esempio dato e, ancor più, da dare.
"Sogni e Delitti", ci ricorda Woody Allen, tra i lungometraggi di De Laurentiis scava nei temi della colpa e della coscienza. Aurelio coglierà l'analogia? Il rischio, per il patron, è di guardarsi indietro quando sarà tardi e dire: "L'abbiamo fatta grossa", come Abanese e Verdone.
"Si vive una volta sola", e un "Qua la mano" può cambiare tutto. Bisogna venirsi incontro. La scelta, più che José, dovrà farla forse la dirigenza: l'offerta è stata servita su un piatto da mesi, è vero, ma con poco margine per trattare. Lo stipendio non è arrotondato e manca il premio alla firma (non lo vorrebbe per venalità, sia chiaro, ma per l'umano brivido della lusinga, per sentirsi coccolato, per riconoscenza). Qualcuno in patria glielo darebbe pure, il bonus (circa 2 milioni), e Callejon prende tempo: ad oggi, non ha messo nero su bianco con nessuno. Nemmeno col Granada, che è sì interessato - le smentite fanno parte della negoziazione - e gli ha presentato un pre-contratto; è una destinazione che non esclude a priori, al di là della questione danaro (normale che l'agente giochi a rialzo e dica il contrario in pubblico: fa gli interessi suoi, oltre che di chi assiste).
Il calciatore aspetta un segnale da ben prima del Covid. La quarantena gli ha fatto spuntare i baffi, ma De Laurentiis glieli sta facendo arricciare. Intanto, nell'attesa di capire se qualcosa si smuoverà, Callejon ha spedito le proprie fuoriserie a 'casa', in Spagna, con una nave arrivata i giorni scorsi a Malaga, il maggior porto dell'Andalusia, per poi farle trasportare, almeno per il momento, alla sua città natia (Motril).
Se giocasse a Granada, ma in fondo anche a Siviglia (più semplice al Betis nel caso), sarebbe a due passi da tutta la famiglia. Quella stessa che - genitori, cugini, zii e chi più ne ha più ne metta - ha brindato al successo di Coppa Italia come se fosse scesa in campo segnando l'ultimo rigore contro Buffon. Simbolicamente, via social, ognuno ha alzato al cielo il trofeo dell'Olimpico; e alcuni di loro, in verità, hanno avuto la sensazione di un 'addio', come il preludio di un saluto ultimo, intimo e in parte già consumato nel pianto: il migliore dei congedi, da vincitore. Ricapitolando: al Napoli, Callejon ha dato disponibilità di massima a giocare ancora, ma l'accordo va trovato. Il Granada? Si tratta ed è probabile. Il Villarreal offrirebbe 2,5-3 milioni di ingaggio; il Valencia, se affondasse il colpo, pagherebbe più di tutti (3,5): ma vuoi mettere i soldi col cuore? Meglio leccarsi i baffi o non leccarsi le ferite? A voi l'ardua sentenza...








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