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Biasin: "Speranza Cavani a Napoli a gennaio, ma solo se si prosciugano i pozzi dello sceicco"


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Pubblicato nella sezione Calciomercato
Biasin: Speranza Cavani a Napoli a gennaio, ma solo se si prosciugano i pozzi dello sceicco

Il giornalista ed opinionista sportivo, nel suo editoriale, ha fatto il punto della situazione sui temi più caldi dei club di Serie A.


Torna il consueto appuntamento con l'editoriale di Fabrizio Biasin per tuttomercatoweb.com: "Siamo in piena pausa per la Nazionale. Ma il peggio è passato. Da oggi smetteremo di far finta che ce ne freghi qualcosa della Nations League (“La Nations League è importante!”) e torneremo a creare nuovi casi mediatici: perché Ronaldo non ha segnato durante la pausa? (“perché è bollito!”). Perché Icardi non ha dato una mano a Manzi a Misano? (“perché non partecipa alla manovra!”). E il sempre gettonatissimo “Mario Balotelli sì o Mario Balotelli no?” (“Mario Balotelli no!”, “Eh ma chi c’è meglio di lui? Nessuno!”). Eccetera.


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La pausa per la Nazionale in compenso ci porta a diventare grandi esperti delle “altre cose”: abbiamo parlato di pallavolo (“il bagher di Zaytsev è rivedibile!”), moto (“Fenati ha dei problemi da sempre, me lo ha detto uno che lo conosce”), tennis (“sapevo che Djokovic prima o poi sarebbe resuscitato”), geografia (“Matera è in Basilicata, io l’ho sempre saputo”), cadute in bici (“Corona doveva piegare sulla sinistra, avrebbe assecondato la rotaia del tram”), altre cadute (“Mourinho è finito, altrimenti non sarebbe crollato a terra come una merdaccia”). Durante la pausa ci si arrangia come si può e il dato di fatto è che non siamo riusciti a dare una risposta all’unica domanda che aveva un senso: “Come funziona il regolamento della Nations League?”. Tutti fingono di saperlo ma nessuno lo ha spiegato fino in fondo, neppure gli scienziati del Cern che l’hanno inventato.


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Veniamo a noi. Ci sono cose fondamentali da dire (non è vero, questo editoriale non ha ragione di esistere, ma facciamo finta che non sia così). Diciamo a caso un po’ di frasi fatte e buonanotte.

- Da adesso a Natale i nostri club più importanti giocheranno ogni tre giorni e, quindi, dovranno essere bravi a centellinare le energie (quelli esteri, invece, pure).

- Il calcio italiano è più difficile degli altri, per questo i nuovi arrivati dall’estero fanno fatica a segnare (tranne Piątek del Genoa, quello se ne fotte se è appena arrivato e segna lo stesso. Mah…).

- Il problema della Nazionale italiana è che in serie A giocano troppi stranieri (lo stesso numero degli altri campionati, ma fa niente).

- Il calcio italiano in compenso è tornato ad avere grande appeal (forse perché ha introdotto il sistema innovativo e visionario delle “squadre a piacere in serie B”: un giorno sono 22, un altro 19, oggi si vedrà).

- Totti non doveva dire che la Juve è nettamente la favorita per la vittoria del campionato e la Roma deve lavorare per il 2° posto (come se raccontare balle cambiasse un dato di fatto).

Ma il vero problema è un altro e, forse, ve ne siete già accorti: alcuni coraggiosi hanno iniziato a parlare del mercato di gennaio. A settembre. Noi non vorremmo farlo, ma questo editoriale ha bisogno di un titolo qualunque e quindi ora ci inventeremo delle cose a caso per portare a casa la pagnotta.

- Rafinha: l’Inter ha un piano per riportarlo a Milano a gennaio che passa da un’opzione futura del Barcellona su Skriniar e Paolo Bonolis.

- Andre Silva e Gabigol torneranno a Milano a gennaio, perché ieri erano delle pippe ma ora sono forti.

- Modric: l’Inter ci pensa per gennaio, ma solo se vince il Pallone d’Oro perché ha un patto con Perez (“se vinco il Pallone d’Oro mi lasci andare”).

- Pogba: la Juve se lo prende a gennaio, ma poi a febbraio torna a Manchester per battere ogni record di “vai e torna”.

- Cavani: speranza a gennaio per il Napoli, ma solo se si prosciugano tutti i pozzi di petrolio dello sceicco del Psg.

- Icardi, rinnovo a 7 milioni fino al 2023 a un passo (anche questa è una cazzata, serve ancora tempo).

Nel frattempo l’Italia ha perso contro il Portogallo, che sarà anche campione d’Europa in carica, ma senza Ronaldo è Nazionale normalissima. Gli azzurri torneranno in campo ad ottobre e festeggeranno un anno senza vittorie in partite ufficiali. Possiamo dare la colpa ai troppi stranieri in serie A ma, al momento, il problema sembrano i troppi italiani in Nazionale.

Fine. Siccome siamo ben sotto il limite della dignità per un editoriale, decidiamo scientemente di peggiorare la situazione parlando di Starbucks. A settimana prossima, promettiamo di tornare a livelli decenti (Twitter: @FBiasin).

Io ci sono stato allo Starbucks. Anche voi.

Tutti amano lo Starbucks. Anche io.

Ma perché lo amo? Perché è all’estero.

Sei motivi per cui lo Starbucks in Italia potrebbe avere dei problemi (ma anche no).

1) L’inutile catena

Quando sei all’estero presumibilmente sei in vacanza e hai tempo per grattarti la pera. A casa tua non hai tempo per grattarti la pera. In Italia se chiedi al dipendente “voglio un caffè”, pretendi che te lo faccia e finita lì. Allo Starbucks la tizia ti dice “Bene, grazie”. E passa l’ordinazione a un altro. Che la passa a un altro. E scrivono il tuo nome sul bicchiere. E dibattono sul tuo ordine (“questo Fabrizio ha preso un caffè, interessante…”). E il problema è che quando arriva il caffè ti dicono “ecco il suo caffè”, ma tu a quel punto hai voglia di lasagne.

2) Il caldo

Il caffè deve essere servito bollente, altrimenti non è buono. E anche il tè. Il problema è che allo Starbucks è sempre bollente, cioè non si raffredda mai. E tu provi a bere l’earl grey dal beccuccio. E bestemmi in cinese. E allora dici: “Vabbè, tolgo il tappo che diventa tiepidino”. Ma quello non diventa tiepidino. Resta bollente. E tu inizi a camminare. E ogni due secondi provi a bere. Ma è lava. E quando finalmente scende a temperature umane, tu hai voglia di lasagne.

3) Le calorie

Una volta ho mangiato la torta al limone di Starbucks. "Massì dai, una fettina…". Ero a Ibiza. Son tornato a Genova a nuoto. E avevo ancora 32459 calorie di torta al limone da bruciare. Le lasagne al confronto sono la Jocca che a sua volta è fatta di un cazzo di niente (la Jocca è un mistero. Anche chi la mangia è un mistero).

4) Le poltrone

Prima legge di Starbucks: “Le poltrone di Starbucks sono molto belle, ma quando arrivi tu sono occupate”.

5) Le poltrone/2

Seconda legge di Starbucks: “Se le poltrone di Starbucks sono libere è perché sono tutti da Spontini. Riflettici”.

6) Le poltrone/3

Se per caso riesci a sederti nella poltrona e mangi la torta al limone, allora è impossibile che tu riesca a tornare a casa per cena. Quando dicono “Starbucks è bello perché puoi stare lì quanto vuoi e non ti caccia nessuno” non è vero, è solo che hai mangiato la torta al limone e non riescono a spostarti.

Lunga vita a Starbucks, tanto chi cazzo c’ha tempo di andare in Cordusio".


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