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Agresti: "A Sarri la Juventus non è mai piaciuta: sapete come il mister chiamava i bianconeri?"


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Pubblicato nella sezione Calciomercato
Agresti: A Sarri la Juventus non è mai piaciuta: sapete come il mister chiamava i bianconeri?

Il giornalista esperto di calciomercato, Stefano Agresti, ha pubblicato un articolo soffermandosi, tra le altre cose, sulla Juventus.


Stefano Agresti, giornalista esperto di mercato, ha scritto un editoriale su ilbianconero.com. Ecco un estratto del pezzo in questione: "Sarri alla Juve è la scommessa più affascinante del nuovo anno, forse dell'ultimo decennio, perché l'allenatore del Chelsea è l'anti-juventino per eccellenza. Molti dicono: perché indossa la tuta anziché la giacca e la cravatta. Anche per questo, certo, ma in fondo si tratta di un dettaglio. Apparenza, esteriorità. Ci sono altre questioni ben più importanti e profonde che dividono Maurizio dal club bianconero. Una è filosofica, quasi... morale: a Sarri la Juve non è mai piaciuta, e in genere non gli sono mai andate a genio le società potenti, “quelle con la maglia a strisce” le ha chiamate più di una volta. Le ha sempre viste come privilegiate, forse favorite dal Palazzo. E poi c'è la questione tattica. Qui tra lui, Sarri, e lei, la Juve, c'è davvero un mondo di differenza".


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"La Juve - ha continuato Agresti - ha sempre avuto allenatori che hanno privilegiato il risultato a dispetto del gioco. Quasi sempre, per la verità. Nel 1990, nel tentativo di emulare il Milan spettacolo di Sacchi, i bianconeri puntarono su un allenatore che giocava (così dicevano) il “calcio champagne” con il Bologna, Gigi Maifredi. L'esperienza, più che negativa, fu traumatizzante: durò una stagione, poi richiamarono Trapattoni, il re del pragmatismo, e cacciarono anche i dirigenti che avevano intrapreso quella strada improvvida, a cominciare da Montezemolo. Il motto (un po' triste) della Juve, del resto, è sempre stato: vincere non è importante, è l'unica cosa che conta. Così sono arrivati Lippi e Capello, Conte e Allegri, tecnici straordinari soprattutto per concretezza benché qualcuno di loro (in particolare Lippi e Conte) abbiano offerto anche spaccati di spettacolo assoluto. Ma perché era un mezzo per raggiungere il fine: la vittoria".


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