Atalanta, il male oscuro di Ilicic. Svelato il problema del calciatore: ora si trova in Slovenia
Josip Ilicic, formidabile calciatore del'Atalanta, è sparito dai radar. Aleggia il mistero sulle condizioni del talento sloveno.

Josip Ilicic ha detto stop al calcio (si spera in maniera momentanea), il calciatore sloveno è sparito dai radar. Aleggia il mistero sulle sue condizioni. Si sono fatte tante ipotesi sulla sua assenza. Matteo Bonfanti, nel suo articolo per Bergamo Sport, prova a fare chiarezza su quanto sta avvenendo: "Quanto sta accadendo a Josip Ilicic non ha precedenti nel calcio italiano. Una vicenda del genere non si ricorda. Non è mai successa, o, se è accaduta, è stata ben nascosta agli occhi di noi appassionati".
Bonfanti prosegue: "Esplode l’emergenza coronavirus, a Bergamo si contano i morti, in Italia si ferma tutto. Anche il pallone. Che riparte a fine giugno dopo due mesi di stop senza il suo eroe, appunto Ilicic. Che in campo ci va anche, ma non è più lui. Pur vedendolo fuori fase, il mister nerazzurro Gasperini, che lo ama, lo mette dall’inizio persino nel match della vita, quello con la Juventus, che potrebbe addirittura riaprire il discorso scudetto. E’ l’11 luglio. Ilicic gioca un’oretta, male, senza incidere, e viene sostituito. E da lì in poi sparisce dai radar. Finché riappare in Slovenia, scappato per riprendersi da un momento di forte depressione. La società, che gli versa oltre un milione di euro all’anno per vederlo in campo, non fa una piega. Non gli chiede indietro i soldi né fa la voce grossa. Dimostrando un’immensa sensibilità fa il contrario: lo coccola a distanza, nonostante sia il suo top player, il solo in grado di vincere una partita da solo, l’uomo che serve come il pane soprattutto ora, alla vigilia delle storiche fasi finali della Champions League che l’Atalanta affronterà a Lisbona dal 12 agosto, ai quarti contro il terribile Paris Saint Germain".
Bonfanti analizza: "Personalmente la storia colpisce per due motivi. Innanzitutto perché ci hanno abituato a rappresentarci i calciatori professionisti come degli extraterrestri che non vivono le nostre emozioni, ma, appunto, quelle di un altro pianeta, l’Olimpo, dove ogni cosa è illuminata. Fino a quando giocano, splendono di luce propria. Non hanno mai problemi psicologi, che a qualcuno arrivano, ma sempre solo dopo avere appeso le scarpette al chiodo. Sapere che uno dei più forti di loro, certamente il migliore della Dea terza in classifica, sia crollato, cambia totalmente la visione dell’intera Serie A. Da adesso in poi i giocatori del nostro massimo campionato diventano ai nostri occhi dei ragazzi normali, che, come noi, possono incappare in momenti difficilissimi da superare. E questo nonostante abbiano milioni di euro sul proprio conto corrente e il costante affetto di centinaia di migliaia di persone. Sarà banale, ma vien da dire che i soldi non danno la felicità, come invece abbiamo sempre creduto vedendo il sorriso di tanti campioni sulle proprie fuoriserie o mano nella mano a bellissime e dolcissime compagne. La seconda cosa che fa riflettere è quanto il modello Atalanta abbia regole e comportamenti opposti a quelli delle altre big italiane ed europee, che, per stop molto meno lunghi, ovviamente non legati a infortuni fisici, scelgono spesso la via della causa di lavoro, visti i tanti euro che ci sono in ballo. In questo momento non sono solo gli straordinari risultati a rendere grande la Dea nerazzurra, ma almeno altri due fattori, osservati proprio nella gestione del caso Ilicic, quello di far sentire i propri campioni parte di una famiglia unitissima, aspettandoli, coccolandoli ed evitando di metterli sotto pressione nei momenti più bui, e, quello, ancora più importante, di attribuire a un guaio psicologico lo stesso valore di un problema alle gambe, di considerare la depressione tale e quale alla rottura di un legamento crociato".
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