Procura, pugno duro: chiesti 30 mesi ad Agnelli. La Juve ha preso una decisione, rischia grosso

Scritto da Redazione in Varie16 SET 2017 ORE 16:08

La Juve non è sorpresa dalle pene ricevute. Pecoraro ha usato il pugno di ferro sempre, sin dal giorno del deferimento. Gli avvocati di Agnelli ribadiscono nel dibattimento che il presidente non sapeva che gli ultrà in questione, soprattutto Rocco Dominello, avessero rapporti con la ‘ndrangheta e questo è diventato l’unico punto di contatto con l’accusa. «Confidiamo nel giudizio sereno della corte», fanno sapere da Torino. Qualunque sia la sentenza, Agnelli al momento resterà presidente del club anche se, per tutta la durata della squalifica, non potrà rappresentare la società nelle manifestazioni ufficiali, andare negli spogliatoi durante e dopo le partite o alle riunioni della Lega di Milano. Le cose, magari, potrebbero cambiare a fine stagione. È da mesi, ormai, che si parla di un avvicendamento al vertice. Vedremo. Di sicuro Andrea resterà alla presidenza dell’Eca, che è un’associazione privata con un proprio statuto. Potrebbe però essere costretto a rinunciare all’Esecutivo Uefa e certamente alla poltrona nel Consiglio federale dove avrebbe diritto a partecipare come uditore.

La squalifica, per i singoli tesserati - si legge sul Corriere della Sera - scatterebbe nel momento della sentenza e non si bloccherebbe di fronte all’eventuale appello alla Corte federale. Il ricorso fermerebbe però la chiusura dello Stadium sino al secondo grado di giudizio. Il terzo, la Cassazione, è di fronte al Collegio di garanzia del Coni, presieduto da Franco Frattini. Questo per dire che la storia è ancora lunga, almeno sino alla fine di novembre

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