In un'abulica partita tra una quadrata Lazio e un disordinato Napoli, si incorona da solo Ezequiel Ivan Lavezzi, come nuovo Re di Napoli. Immenso e capace di disunire una generosa Lazio incerottata, da solo contro tutti, senza seguaci.
L'imperfetto del campione è come un nuovo verbo contundente; gestendo le emozioni, la forza fisica, il dispendio mentale di compagni troppo scarsi per lui, ha umiliato il calcio italiano, portandolo a livelli terreni e miseri.
Ottimo il Mazzarri, che in un 4-2-3-1 tardivo, prova a vincere, come al solito tardi, troppo tardi. Ha una rosa di ragazzi che giocano trenta minuti, mentalizzati a vittorie fortunose nei minuti di recupero.
I catenacci di Reja, mai dimenticati in questo stadio, seppur condizionati da una Lazio di riserva, hanno dimostrato per l'ennesima volta quanto il suo calcio appartenga al passato.
I risultati partenopei in casa, sono peró mortificanti. Il Napoli galleggia al centro della classifica, ma non promette follie, si va in Champions coi miracoli di un allenatore, con fortuna e un gran pubblico, solo un anno; in questo possiamo solo sognare di martedì sera, speriamo di entrare tra i sedici del mondo.