Pesoli Emanuele, nato ad Anagni il 31 agosto 1980, ruolo difensore. Eccolo l'uomo-partita del Napoli, quello che con il suo gol tiene ancora vive le speranze azzurre di qualificazione alla finale della Coppa Italia. Peccato però che Emanuele Pesoli giochi nel Siena, e che il suo sia stato un auto-gol, un gesto da buon samaritano di fronte a tanta disperazione. E' questo, ormai, l'unico sentimento in grado di ricordare al Napoli come si gioca a calcio, quello degli ultimi 10-15 minuti in cui gli azzurri si riversano in masse nella trequarti avversaria per cercare di rimettere in piedi partite già ampiamente compromesse nei precedenti 75 minuti. La solita solfa insomma, la stessa che va avanti da quando, il 7 dicembre 2011, il Napoli si è ritrovato agli Ottavi di Champions League. Quella si che era una squadra, o meglio, un gruppo capace, in campo, di diventare una cosa sola, un insieme di undici meccanismi perfettamente sincronizzati dotati dell'unica componente in grado di trasformare una piccola in una grande, ovvero l'umiltà. Facendo leva su quest'ultima il Siena B di Sannino ha battuto il Napoli titolare, con il cuore e la grinta tipici di chi la maglia se la suda dal primo al 95° minuto. Una lezione, quindi, non solo di calcio ma anche di vita. A poco servirebbe, stavolta, fossilizzarsi sull'atteggiamento tattico. Agli azzurri ieri mancava la cattiveria agonistica, mancava il pressing quando il Siena aveva la palla, mancava la concentrazione difensiva, mancavano due uomini a centrocampo, perché sia Dzemaili che Maggio sembrava avessero le stalattiti al posto dei muscoli, mancava,insomma, quella connessione tra testa e gambe che da 5-6 partite latita dalle parti del Napoli. Eppure, nonostante tutto, si parla ancora di sfortuna, di episodi, di congiunzioni astrali avverse, di annata particolare. Addirittura ieri, dopo il dominio senese per 70 minuti e due gol subiti, si è sentito parlare di "grande partita". Chissà se Grava, Britos, Fernandez, che in teoria sarebbero gli altri difensori disponibili in rosa, la pensano allo stesso modo. Con il peggio che sembra debba ancora venire, non resta, dunque, che appellarsi alla benevolenza del Pesoli di turno o sperare che Giove transiti nel Sagittario. In ogni caso si salvi chi può.