Ricordi Azzurri: Omar Enrique Sivori (VIDEO)
| Autore: Gaetano Capaldo - Data: mercoledi, 5 maggio 2010, 10:11 - Visite: 1.787 |
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"Sivori, si 'o mare 'e Napule" urlava, dalle tribune del San Paolo, Nino Manfredi, nelle vesti di Armandino Girasole, nel film “Operazione San Gennaroâ€. Il riferimento non era casuale: nel secondo lustro dei sessanta, a Napoli, l'eroe incontrastato era Omar Enrique Sivori, uno dei calciatori più forti mai visti su un campo di calcio. L'animo ironico ed irridente dell'asso argentino si sposava perfettamente con il modo di essere del pubblico napoletano: Omar era un personaggio fuori dagli schemi ed ogni serpentina o giocata di lusso veniva salutata con un boato dal pubblico dello stadio San Paolo. Il Napoli lo acquistò nel 1965 insieme a Josè Altafini per creare, assieme a Canè, un tridente d'attacco micidiale che per anni terrorizzò tutte le difese d'Italia e di Europa: il leggendario “Can-Siv-Alâ€, risposta napoletana al “Gre-No-Li†milanista di qualche anno prima. Sivori, che era diventato una star planetaria durante gli anni alla Juventus, vincendo anche il Pallone d'oro, scelse di andare via da Torino dopo aver rotto con l'allenatore Heriberto Herrera. Le offerte per un calciatore di quel livello non mancavano ma Omar, dietro consiglio del compagno di squadra Emoli, ex Napoli, scelse di sbarcare alle pendici del Vesuvio, per sposare l'ambizioso progetto della prima società per azioni della storia del calcio italiano: il sodalizio partenopeo, infatti, proprio l'anno precedente era diventato una SpA, cambiando la denominazione da AC Napoli a SSC Napoli. Una buona parte delle quote era ancora di proprietà di Achille Lauro, che non ebbe problemi ad accordarsi con l'amico Gianni Agnelli per la cessione del fuoriclasse. La leggenda narra che, per imbonirsi l'Avvocato, il Comandante mise sul piatto della bilancia un argomento molto convincente: la commissione alla FIAT della produzione di due motori a turbina per i due transatlantici Achille Lauro e Angelina Lauro, in costruzione per conto della flotta dell'armatore napoletano.
L'acquisto per il Napoli fu quantomai azzeccato: la squadra, supportata dai sessantanovemila abbonati, si classificò al terzo posto, risultato magnifico per una neopromossa. L'anno successivo vide il Napoli al quarto posto con Sivori che riuscì a guidare la squadra azzurra al primo successo internazionale: la Coppa delle Alpi, vinta a suon di goal, su Juventus, Zurigo e Young Boys Berna. El Gran Zurdo, come lo chiamavano i tifosi argentini, era, oramai, insieme ad Antonio Juliano, Canè ed Altafini, un simbolo della squadra azzurra che, sotto la presidenza di Gioacchino Lauro, si andava ad arricchire di nuovi talenti come Dino Zoff e Paolo Barison. La sfortuna però era dietro l'angolo: il Napoli, nel 1967, si recò a giocare una tournèe in Colombia e durante una partita Sivori si infortunò gravemente: El Cabezon oramai aveva quasi trentatrè anni e non riuscì a riprendersi dall'incidente al ginocchio. Le due stagioni successive furono per il campione un vero calvario: poche presenze, qualche goal e tanto dispiacere per quell'infortunio che andava a troncare troppo presto la seconda giovinezza di uno dei geni assoluti della storia del football mondiale. L'argentino scese in campo per l'ultima volta il 18 dicembre 1968: il Napoli sfidava al San Paolo la Juventus e Sivori, dopo qualche minuto, scatenò una rissa, finendo per essere espulso dall'arbitro Lobello, guadagnandosi una lunga squalifica. L'asso era un passionale, che non le mandava a dire e decise allora di dire basta e si ritirò così, di punto in bianco, a metà campionato, triste ed amareggiato per le sei giornate di squalifica rimediate. Il pubblico di Napoli ha continuato ad amarlo anche dopo il ritiro e Omar Sivori non ha mai nascosto di contraccambiare questo sentimento: è celebre la sua frase "ogni calciatore, nella sua carriera, dovrebbe giocare almeno una volta a Napoli, con il Napoli".
(C) RIPRODUZIONE RISERVATA
Video tratto da YouTube.com
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