RICORDI AZZURRI: Il ciuccio sul tetto d'Europa (VIDEO)

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Autore: Gaetano Capaldo - Data: mercoledi, 19 maggio 2010, 09:26 - Visite: 2.657

Erano giorni di partenze quelli che precedettero la finale di ritorno della Coppa UEFA 1989 tra Stoccarda e Napoli. La stazione centrale di Napoli vide partire una decina di treni speciali, con destinazione la capitale del Baden-Wà¼rttemberg, traboccanti di tifosi azzurri speranzosi di poter festeggiare il primo trionfo continentale. Una telescrivente fece partire da Napoli un telex al UEFA con il quale la società  azzurra stigmatizzava il comportamento dei dirigenti dello Stoccarda che, da quando si era chiusa la finale di andata, continuavano a lamentarsi dell'arbitraggio. L'allenatore dei biancorossi tedeschi, l'ex asso della nazionale olandese Arie Haan, non rimase a guardare e fece partire a sua volta un'offensiva contro gli azzurri, dicendo, in conferenza stampa, che lo Stoccarda era una squadra di campioni e che la coppa sarebbe rimasta in Germania, dopo l'affermazione del Bayer Leverkusen della stagione precedente. Il clima, in questo andirivieni di tifosi, documenti e parole, non era di certo dei più distesi. I tedeschi, fra l'altro, non riuscivano a spiegarsi come era potuto succedere che quasi trentamila biglietti fossero finiti nelle mani dei tifosi del Napoli. Il signor Schaefer, segretario dello Stoccarda, non fu in grado di spiegare come avevano fatto quei tagliandi a finire a Napoli ed in conferenza stampa si trovò in grande difficoltà  dinanzi ai giornalisti presenti. I supporter partenopei, a loro volta, non si erano lasciati pregare ed avevano acquistato tutti quei biglietti, per la felicità  dei bagarini che, oramai, erano diventati dei veri agenti internazionali, altro che "capo, 'a curva!". Fu così che Stoccarda, opulenta città  tedesca, capitale della Porsche e della Mercedes, finì per essere invasa dai tifosi del Napoli, poveri ma belli, aldilà  della retorica. I supporter azzurri, rispetto ai teutonici, erano più allegri, più nevrotici e molto più colorati: trentamila invasati che erano sbarcati a Stoccarda con qualsiasi mezzo di locomozione. I tedeschi non sapevano come controbattere, temevano di risultare sbiaditi dinanzi a quella massa umana di dimensioni bibliche che aveva pacificamente invaso la città .

Careca soffriva di un leggero stato influenzale e la presenza del campione brasiliano fu il motivo di discussione nell'attesa del fischio d'inizio della grande finale. Il Neckerstadion, stadio di Stoccarda tradizionalmente avverso alla nazionale italiana, che lì si era vista eliminare dai mondiali '74 e da Euro '88, si iniziò a riempire già  nel tardo pomeriggio di quel 17 maggio 1989. Il timore dei tedeschi si materializzò dinanzi ai loro occhi: lo stadio era decisamente azzurro anzi, in verità , sembrava di stare al San Paolo. L'ora della partita arrivò e le squadre fecero il loro ingresso in campo in un tripudio di bandiere azzurre. Il Napoli trovò subito il goal con Alemao e per gli azzurri la strada fu in discesa: la situazione era ideale visto il 2-1 della partita di andata. Il resto della partita fu una dimostrazione di superiorità  dei partenopei, condita dall'emozione di Ciro Ferrara, all'epoca ancora giovane bandiera del Napoli, che non riuscì a trattenere le lacrime al momento del suo goal che riportò in vantaggio i partenopei dopo il temporaneo pareggio di Klinsmann. Careca chiuse la partita in contropiede e Pizzul in telecronaca esclamò "tre ad uno, non ce n'è per nessuno", aveva ragione. Il Napoli aveva il controllo di tutto il terreno di gioco e ci volle tutta la generosità  di Fernando De Napoli per permettere ai tedeschi di raggiungere il pareggio. Le due infelici giocate del ragazzo irpino, che permisero allo Stoccarda di raggiungere il Napoli sul 3-3 vennero salutate con inconsueta simpatia e comprensione dal pubblico partenopeo: oramai era fatta, non c'era motivo di dispiacersi. Il Napoli conquistava la Coppa UEFA, entrando nella storia del calcio mondiale: questo era il dato che interessava a quei trentamila impagabili tifosi che affollavano gli spalti dello stadio tedesco. Il fischio finale dell'arbitro spagnolo Sanchez Arminio diede il via ai festeggiamenti a Napoli, in Germania ed in tutto il resto del mondo. Maradona e Ferlaino, mentre l'argentino si avviava a ritirare la coppa, si dissero una cosa all'orecchio, nessuno ci fece caso ma fu in quel momento che iniziò una lunga estate.

(C) RIPRODUZIONE RISERVATA

Video tratto da YouTube.com

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