Ricordi Azzurri: "I ragazzi dell'81"
| Autore: Gaetano Capaldo - Data: mercoledi, 24 febbraio 2010, 11:02 - Visite: 954 |
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La primavera del 1981 portò inaspettatamente emozioni azzurre nel momento in cui più si avvertiva il bisogno di una speranza che confortasse il popolo napoletano. La città , in quei giorni, appariva disastrata dal terremoto del novembre 1980: un evento tellurico che prostrò pesantemente Napoli, metropoli fatta di strutture edilizie troppo spesso fatiscenti. L'entusiasmante risalita della classifica, da parte della squadra azzurra, riuscì, in quel difficile contesto, a restituire il sorriso ad un popolo che, nella sua storia, ha spesso trovato come unico appiglio nei momenti difficili le imprese della propria squadra di calcio. Il Napoli di quell'anno, guidato da Rino Marchesi, cercò la gloria con una squadra in cui si fondevano i valori di alcuni giovani napoletani provenienti dal vivaio (Raimondo Marino, Musella, Cascione, Celestini), quelli di esperti giocatori italiani di prima fascia (il “giaguaro†Castellini, Marangon, Vinazzani e Pellegrini III) ed i numeri di un vero asso di livello planetario: Ruud Krol, capitano della nazionale olandese, acquistato per poco meno di un milione di dollari dai Vancouver Whitecaps durante il calciomercato dell'estate precedente. La squadra azzurra, dopo un girone di andata di buon livello caratterizzato dalla vittoria interna per 4-0 sulla fortissima Roma di Pruzzo, Conti e Falcao, si trovò, nel girone di ritorno, a collezionare preziosi risultati che gli valsero una lunga imbattibilità che si prolungò fino a primavera inoltrata. Il momento di straordinaria forma vide il suo picco massimo nella vittoria sull'Inter campione d'Italia in carica al San Paolo, dove, dinanzi a 80.000 spettatori, un tiro velenoso fra palo e portiere di Guidetti, di quelli non irresistibili, ma tanto insidiosi, diede ai napoletani la convinzione che, forse, era l'anno buono per raggiungere un obiettivo che, a quei tempi, nominarlo era quasi un tabù: lo Scudetto.
Il Napoli continuò il girone imbattuto fino al 12 aprile, giornata in cui, vincendo fuori casa sul Torino, si ritrovò in testa alla classifica con 35 punti a pari merito con Juventus e Roma. L'entusiasmo in città prese il sopravvento: gli azzurri occupavano il primo posto a poche giornate dalla fine della stagione: un traguardo nemmeno ipotizzabile ad inizio campionato. La partita successiva vide arrivare al San Paolo il Perugia, squadra di fondo classifica con più di un piede in serie B. Lo stadio di Fuorigrotta, per quella partita, si affollò di 90.000 spettatori entusiasti, accorsi con la speranza di dimenticare per 90 minuti i crolli, le baracche e le ristrettezze imposte dal sisma. La fortuna, purtroppo, non assistette quell'impagabile pubblico, costringendolo ad una partita di sofferenza quando, dopo un solo minuto di gioco, un cross senza pretese venne deviato in rete da Moreno Ferrario, trasformando la gara in un incubo. La risposta azzurra fu veementemente: per i restanti 89 minuti, la partita si svolse praticamente nella metà campo umbra, con tutto il Perugia a difesa della propria rete; la pressione azzurra non trovò però concretezza: le azioni azzurre si scontrarono dinanzi ad un muro invisibile fatto di pali, traverse e miracoli del portiere Nello Malizia, in giornata di grazia. Il fischio finale gettò il pubblico nello sconforto: qualcuno disse che lo Scudetto era un mare che non bagnava Napoli. La squadra, mortificata da quell'ingiusta sconfitta, perse la convinzione e con essa il titolo, che andò alla Juventus. I bianconeri, nelle ultime giornate, superarono la Roma, anche grazie ad un goal apparentemente regolare, annullato al romanista Turone durante lo scontro diretto. Il Napoli concluse la stagione terzo in classifica, consegnando alla storia una squadra che, partita senza troppe pretese, era riuscita ad avvicinarsi allo titolo grazie ad un incredibile campionato in cui riuscì a distrarre i tifosi dalla tragedia che li affliggeva. Quel gruppo di ragazzi riuscì a rispondere a suon di goal ai soliti termini beceri come “colerosi†o “terremotati†con i quali venivano etichettati, nelle domeniche in trasferta, dalle frange più idiote delle tifoserie avversarie.
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