Ricordi Azzurri: 10 maggio 1987, ore 17.47 (VIDEO)
| Autore: Gaetano Capaldo - Data: mercoledi, 12 maggio 2010, 10:12 - Visite: 3.541 |
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I napoletani si erano quasi convinti che esistesse un sortilegio: lo scudetto non era un mare che bagnava Napoli. I più grandi si erano avvicendati tra le fila della squadra partenopea, senza mai riuscire a conquistare il tricolore: Sallustro, Pesaola, Jeppson, Vinicio, Sivori, Altafini, Zoff, Clerici, Chiarugi, Krol ce l'avevano messa tutta per portare la squadra azzurra sul tetto d'Italia ma nessuno di loro c'era mai riuscito. Era per questo che la gente a Napoli si sentiva un po' stranita, quel 10 maggio 1987. Il Napoli era capolista a due partite dalla fine del campionato e bastava anche solo un risultato positivo nella partita di quel giorno, contro la Fiorentina, per laurearsi campioni d'Italia per la prima volta, dopo sessanta anni. Il popolo napoletano scese in piazza, un po' incredulo, già dalla mattina, per festeggiare, in barba alla scaramanzia: per strada si vedevano maglie azzurre, parrucche e rimandi di ogni tipo alla squadra di calcio della città , simbolo e stato d'animo del popolo partenopeo. La settimana che aveva preceduto la partita aveva già visto celebrare l'evento dai media italiani e per la prima volta si tornava a parlare di Napoli non per fatti di cronaca. Erano stati difficili gli anni precedenti per la città : il colera, il terremoto, la Nco, la strage del treno Napoli-Roma e tanti altri controversi eventi avevano accompagnato la vita dei napoletani a cavallo fra gli anni '70 e gli anni '80. Il 10 maggio 1987 si scriveva però una storia diversa, molto più dolce e bella, per un popolo che finalmente stava per ricevere quello che si era ampiamente meritato.
Diego Maradona, il più grande di tutti, aveva preso per mano la squadra e l'aveva portata fin lassù, divenendo il condottiero azzurro, un paladino della napoletanità venuto da lontano, dall'Argentina. I napoletani si erano da subito rispecchiati in quel ragazzo bassino dai capelli ricci e non solo per le magie sul campo ma anche per le analogie che legavano Diego alla sua Napoli: il ragazzo povero che era diventato il più forte calciatore del mondo era la metafora di una città che voleva affrancarsi dal peso dei propri problemi per poter finalmente spiccare il volo. Lo stadio San Paolo si riempì già dalla tarda mattinata di una folla festante pronta a vedere da vicino l'atto decisivo di Maradona e compagni. Le tribune si colorarono di azzurro e dal San Paolo si alzarono i suoni ed i rumori simbolo della città . La partita non fu il vero spettacolo, quel giorno: le immagini che entrarono nelle case di tutto il mondo non furono la rete di Carnevale, il passaggio smarcante di Diego o la punizione di Baggio, bensì il trionfo di un popolo che si regalò la più bella festa che si sia mai vista per una vittoria di uno scudetto. l triplice fischio di Pairetto, alle 17.47, fu il segnale di inizio dei festeggiamenti: coloro che uscivano dallo stadio si mischiarono con il resto del popolo: nessuno rimase in casa in quel magico pomeriggio di maggio. Le strade si riempirono di striscioni e divennero il teatro di una rappresentazione dove i protagonisti non erano attori ma bensì i napoletani che festeggiavano il regalo più atteso. La durata di quell'evento non fu misurabile: per giorni, per settimane la gente continuò a festeggiare, ad abbracciarsi ed a parlare solo di tricolore, di Maradona e degli azzurri. La RAI trasmise in tutta Italia la festa scudetto in prima serata e tutti i personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo, legati a vario titolo al Napoli, accorsero per rendere omaggio alla vittoria più bella. Il primo scudetto degli azzurri divenne un evento storico-culturale che venne inserito in libri e film come, ad esempio, in “Scugnizzi†di Nanni Loy. Napoli si riscoprì una città capace di vincere e festeggiare con dignità e civiltà , regalando al calcio italiano e mondiale una cartolina di una delle piazze calcistiche più belle del mondo che finalmente, dopo sei decenni di storia, vedeva riconosciuta la sua grandezza, anche dal punto di vista dei risultati. La SSC Napoli preannunciava il suo sbarco nell'elite del calcio, in quel pomeriggio primaverile, sedendosi al tavolo delle grandi con in mano le carte vincenti di una piazza stupenda e di una squadra fortissima e per un lustro nulla fu più come prima.
(C) RIPRODUZIONE RISERVATA
Video a cura di Angelo Forgione tratto da YouTube.com
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