Parlare di punto guadagnato dal Napoli al Franchi di Siena sarebbe cadere nell'ovvietà, vorrebbe dire fermarsi alla superfice e non alla sostanza del problema. La gara di ieri non è altro che la naturale conseguenza di un male atavico, di cui i primi sintomi s'erano palesati durante il periodo della Champions per poi esplodere definitivamente in campionato. Le vittorie contro due modesti avversari come Genoa e Palermo avevano gettato fumo negli occhi, illudendo un po' tutti che realmente fossero le fatiche euopee la causa delle sconfitte interne contro Chievo e Parma, o di quella esterna a Catania. La realtà invece era ben diversa, era quella delle prestazioni contro Novara e Roma, ad Ottavi di Champions belli che archiviati, ed è quella dei pareggi contro Bologna e Siena, oltre alla quasi umiliazione da parte delle riserve del Cesena in Coppa Italia. La verità è che il Napoli feroce del terzo posto dell'anno scorso non esiste più, le ultime apparizioni le si sono avute contro Villareal, City, e Bayern Monaco, ma lì c'era la musichetta. In serie A invece non c'è nessun "the Champions" urlato da 60mila voci, e allora poco importa ritrovarsi settimi, a meno 7 punti dall'anno scorso, con una delle difese più battute, e distanti 9 punti dal terzo posto, quello che in teoria dovrebbe essere l'obiettivo minimo, e cioè riqualificarsi alla prossima Champions League per dare continuità al progetto. Niente di tutto questo sembra toccare l'undici azzurro, e la questione non è il risultato, condizionato sempre o quasi da qualche episodio più o meno fortunato, ma il modo in cui lo si ottiene. La teoria tanto cara a Mazzarri "del periodo storto, dell'annata particolare, del quando è scritto così" va bene quando si inizia a giocare dal primo non dall'75° minuto. La fortuna, insomma, nel calcio aiuta i meritevoli, non chi ha l'abilità di subire gol come quello di Calaiò ieri o come quello di Acquafresca lunedì scorso, e soprattutto non chi in panchina fa orecchie da mercante. Dopo aver coniato il teorema dell' "episodismo sfortunistico" adesso Mazzarri ha tirato fuori un'altra interessante teoria, quella del "più di questo non possiamo" motivata da un monte ingaggi proporzionato, a suo dire, alla settima posizione in campionato. Il signor Mazzarri ha forse dimenticato che dalle tasche azzurre l'estate scorsa sono usciti quasi 50 milioni di euro per rinforzare la squadra, e che il valore di una rosa non si vede solo dal monte ingaggi ma anche dal costo dei cartellini. Oltretutto al terzo posto in classifica quest'anno figura tale Udinese, che come il Napoli ha avuto impegni infrasettimanali in Europa e che di sicuro ha il monte ingaggi inferiore a quello azzurro. Invece di trovare autolimitazioni e fornire alibi alla squadra il tecnico del Napoli dovrebbe forse pensare a come affrontare il girone di ritorno, e più nell'immediato a passare il turno di coppa Italia. Dal canto suo però la società dovrebbe aprire gli occhi e capire che forse è il momento di investire in futuri campioni non solo in attacco ma anche in difesa. Ora però la priorità è la semifinale di Coppa Italia: è' quello l'obiettivo che può dare un senso ad una stagione che per il momento è di sicuro degna solo di un 7° posto.