"Assafà!" Scendendo i gradini del San Paolo in mezzo alla folla azzurra era questo il commento preferito, un' espressione di sfogo tipicamente partenopea per dire: finalmente. Troppo tempo era passato dall'ultima apparizione del vero Napoli, da quel mercoledì 7 dicembre al Madrigal di Vila-Real quando gli Ottavi di Champions non furono più solo un sogno. C'è voluto più di un mese e una nuova sfida secca di Coppa per destare gli azzurri dal torpore, per rivedere gli 11 leoni delle notti europee o, comunque, delle notti di Fuorigrotta, quelle in cui, chiunque fosse, non c'era trippa per gatti. Il Napoli che accede alle semifinali di Coppa Italia è la faccia autentica della medaglia, è la squadra che può battere tutti, anche l'Inter reduce da otto vittorie consecutive, è il gruppo di ferro che costruisce il successo ancora prima di scendere in campo. Questione di mentalità insomma e di stimoli, perché è impensabile che i Cannavaro, Aronica, Campagnaro, Maggio e Hamsik di Siena abbiano ritrovato le capacità tecnico-tattiche in soli tre giorni, né tantomeno la condizione atletica. Tutto ciò c'era con i toscani così come contro il Bologna sette giorni prima, solo che lì la testa era da qualche altra parte. L'unica cosa che non è cambiata rispetto al Napoli opaco di campionato è Gokhan Inler, l'acquisto più costoso dell'intero mercato estivo, quello che doveva essere il faro del centrocampo azzurro al quale, però, sembra abbiano spento la luce. Sarà lo schema di gioco diverso da quello di Udine, saranno le troppe aspettative, giustificate però dal prezzo d'acquisto, poste su lui, fatto sta che lo svizzero è troppo brutto per essere vero. " Non è sereno" ha ammesso Mazzarri a fine partita, e su questo non ci piove. Poteva essere sostituito prima con Dzemaili allora, in modo da risparmiargli qualche mugugno di troppo da parte del pubblico. Questa, forse, l'unica pecca del tecnico azzurro ieri. Per il resto Mazzarri s'è ripreso una buona fetta di stima da parte della piazza, indovinando le scelte di Zuniga e Lavezzi dal primo minuto e regolando le distanze tra i reparti. Il difficile però viene ora. Già dalla trasferta a Genoa domenica, tecnico e squadre saranno chiamati a ripetere lo stesso atteggiamento di Coppa, perchè in campionato c'è ancora tanto da recuperare e farsi perdonare. Marassi, dunque, e poi Cesena in casa mercoledì e Milan a San Siro, tre partite per riammirare il vero Napoli in attesa dell'8 febbraio, il giorno del ritorno al Franchi di Siena per la semifinale di Coppa Italia, il giorno in cui, al pubblico senese, si dovrà far capire chi è il vero Napoli.