La storia si ripete, inesorabile come una condanna in Cassazione. La sconfitta di Genova però è il punto di rottura, è la famosa goccia che fa traboccare il vaso. Chi pensava che la vittoria convincente di Coppa Italia, con relativa qualificazione alle semifinali, potesse restituire ai tifosi un Napoli competitivo anche in campionato si sbagliava, o meglio aveva malriposto le proprie speranze. E' bastato un gol capolavoro di Palacio, questo si l' "episodio" tanto caro a Mazzarri, per spazzare via in un secondo la buona verve degli azzurri ad inizio partita, un film già visto quest'anno soprattutto in trasferta. Le altre volte però, in un modo o nell'altro, il gol subito riusciva a destare la squadra dal torpore. Stavolta invece l'ha come depressa, oscurando i pregi ed evidenziando i difetti, anche questi ormai triti e ritriti. In campionato sono 7 le partite consecutive che il Napoli prende gol, in tutto 13 compresi quelli di Genova, una media che se non è da retrocessione poco ci manca. Il problema è tattico e individuale, perché, se è vero che il modulo è sempre lo stesso e di conseguenza usurato e leggibile, è vero anche che nella rosa del Napoli non c'è un Cavani della difesa ma solo buoni giocatori che danno l'impressione di non poter fare di più. Se poi ci si mette che a giocare sono sempre gli stessi la frittata è inevitabile. La testa, poi, fa tutto il resto e non è certo un problema d'inesperienza visto l'età media della rosa vicina ai 27 anni. Un abisso in termini d' atteggiamento tra il Napoli di coppa e quello in campionato, e non bastano certo i soliti 10 minuti finali di reazione orgogliosa. Regalare sistematicamente un tempo agli avversari è sintomo di scarse motivazioni, quelle che se forti possono colmare le lacune tecniche. In giro però si sente ancora tirare in ballo gli impegni di Champions, il fatto che si giochi ogni tre giorni, la sfortuna negli episodi, tutte cose che però non sembrano spiegare gol presi come quello di Gilardino ieri, come quello di Calaiò a Siena, come quello di Acquafresca in casa col Bologna.
Con il terzo posto ormai solo un miraggio, il vero obiettivo ora diventa la Coppa Italia, che oltre a essere un trofeo da alzare al cielo è una strada secondaria per l'Europa. In Champions poi certo è lecito sognare ma fino ad un certo punto. Questi insomma sembrano essere gli unici due stimoli in grado di evocare il vero Napoli, quello che in teoria avrebbe tutte le possibilità di entusiasmare anche in campionato. Ma al momento volere è potere non sembra essere il motto preferito.